The Complete Peanuts

di Charles M. Shulz

Generalmente non sono un’amante dei fumetti (e infatti qui sul blog me parlo davvero molto raramente); ci sono però delle eccezioni, una delle quali è rappresentata dalle strisce che, forse per la loro brevità, essenzialità e l’essere auto-conclusive, sono in assoluto il mio “formato” preferito (non so se il termine “formato” sia corretto ma rende l’idea).

Le strisce dei Peanuts rientrano decisamente nei miei preferiti, non perché siano particolarmente legati a me per significati o ricordi, magari d’infanzia, ma perché mi hanno sempre affascinato i loro protagonisti, dei bambini-adulti che rispecchiano fedelmente le nostre contraddizioni e le nostre abitudini.

Il bello di leggere una raccolta cronologica delle strisce è il poter seguire la nascita e l’evoluzione dei personaggi, sia dal punto di vista grafico, sia caratteriale: questo primo volume raccoglie la produzione di Schulz dal 1950 al 1952, quindi parliamo ancora dei disegni più “vecchi” (addirittura nelle prime strisce Charlie Brown non ha ancora la sua tipica maglietta a zig-zag). I primi personaggi a nascere sono appunto Charlie Brown, Shermy, Patty, Violet e naturalmente Snoopy il quale inizialmente non ha pensieri propri ma è un cane “normale”. Con il passare degli anni nascono gli ultimi tre personaggi fondamentali del fumetto: Schroeder, Lucy e Linus che compaiono tutti come bambini molto piccoli per poi crescere con il trascorrere del tempo e con ritmi differenti (la crescita di Shroeder, nonostante sembri essere quasi coetaneo di Lucy alla sua apparizione, è più lenta di quella della bambina, che in breve diventa praticamente coetanea di Charlie Brown).

Molto interessanti infine sono stati l’introduzione di Garrison Keillor e la conclusione, che racconta la vita di Schulz e spiega il contesto in cui è vissuto e in cui sono nati e cresciuti i suoi personaggi: mi ha aperto gli occhi su significati che non avrei notato da sola. Non ho letto l’intervista finale perché era veramente troppo lunga e in più credo che a grandi linee gli aspetti importanti del pensiero nascosto dietro ai Peanuts fossero già stati affrontati nella parte precedente.

 

Il mio giudizio:

Formato: Hardcover
Pagine: 343
Edizione: Panini Comics 2005 (2004)
Inizio lettura: 16 novembre 2013
Fine lettura: 21 novembre 2013
Lettura n.: 50/2013

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L'altare dell'Eden

Altar of Eden
di James Rollins
I due ragazzini erano immobili davanti alla gabbia del leone.
«Non voglio entrare.» I più piccolo si avvicinò al fratello maggiore e gli strinse forte la mano.
Erano infagottati in giacche troppo grandi, le facce avvolte nelle sciarpe e le teste coperte da berretti di lana. Il sole non era ancora sorto e il gelo dell’alba penetrava fin dentro le ossa.
Dovevano muoversi
(incipit)

 

Avevo veramente bisogno di un libro del genere per poter ricaricare le mie batterie di lettrice: le ultime letture le avevo portate avanti davvero con fatica e sentivo la necessità di qualcosa che mi facesse “staccare il cervello”. E così è stato perché L’altare dell’Eden è un thriller avventuroso che mescola azione e fantascienza, un po’ alla Crichton (premettendo che il grande Michael non si tocca), e nonostante sia comunque piuttosto prevedibile mi ha fatto restare con il fiato sospeso in più di un’occasione.

Il romanzo è ambientato tra gli Stati Uniti e i Caraibi ed è incentrato sulla scoperta di un peschereccio arenatosi nel delta del Missisipi carico di animali esotici molto particolari: non si tratta infatti di “normale” contrabbando perché gli esemplari trovati sulla nave presentano delle caratteristiche fisiche e mentali speciali che fanno ritenere alla veterinaria Lorna Polk di trovarsi davanti a delle cavie per esperimenti genetici. Inizia così un’avventura dal ritmo serratissimo che vede coinvolti, oltre a Lorna e al suo staff, anche una squadra delle forze speciali della Border Patrol comandata da Jack, il classico figaccione muscoloso e tostissimo da romanzo/film d’azione (un po’ di testosterone, anche se solo letterario, ogni tanto ci vuole, dai!).

Mi sono davvero appassionata alle avventure di Lorna e Jack, tanto da non vedere l’ora di tornare a casa dal lavoro per poter andare avanti a leggere. L’atmosfera un po’ fantascientifica legata alla manipolazione genetica ha aiutato moltissimo perché è uno degli argomenti che più mi incuriosiscono e intrigano, quindi è difficile sbagliare con me quando si entra in quell’ambito. In più ho incontrato dei personaggi (non solo i due protagonisti) che mi sono piaciuti molto e, meglio ancora, sono coinvolti degli animali che diventano parte attiva della storia… cosa potrei chiedere di meglio (c’è anche un bracco tedesco… come il mio cagnolone!)?

Non posso davvero trovare nulla di negativo in questo romanzo, perché l’ho letto nel momento giusto e mi ha dato tutto quello che stavo cercando, incluso quel briciolo di prevedibilità che mi ha permesso di rilassarmi e godermi la lettura.

Il mio giudizio:

Formato: Hardcover
Pagine: 440
Edizione: Nord 2011
Inizio lettura: 17 novembre 2013
Fine lettura: 21 novembre 2013
Lettura n.: 49/2013

Covers:
altre

Va' dove ti porta il cuore

di Susanna Tamaro
Formato: Paperback
Pagine: 165
Edizione: Baldini & Castoldi 1994
Inizio lettura: 10 novembre 2013
Fine lettura: 17 novembre 2013
Lettura n.: 48/2013

Sei partita da due mesi e da due mesi, a parte una cartolina nella quale mi comunicavi di essere ancora viva, non ho tue notizie. Questa mattina, in giardino, mi sono fermata a lungo davanti alla tua rosa. Nonostante sia autunno inoltrato, spicca con il suo color porpora, solitaria e arrogante, sul resto della vegetazione ormai spenta. Ti ricordi quando l’abbiamo piantata? Avevi dieci anni e da poco avevi letto il Piccolo Principe. Te l’avevo regalato io come premio per la tua promozione. Eri rimasta incantata dalla storia.
(incipit)

Libro piuttosto insipidino, anche se dalle recensioni mi aspettavo di peggio, Va’ dove ti porta il cuore è un insieme di lettere che una nonna scrive alla nipote lontana raccontandole la propria vita e spiegandole il perché di alcune sue azioni e alcuni suoi comportamenti. L’aspetto che meno mi è piaciuto del libro è il sua totale inconcludenza: durante tutta la lettura mi sono chiesta dove volesse andare a parare l’autrice e giunta alla conclusione mi sono accorta che non ero ancora riuscita a darmi una risposta. Per di più il fatto che il finale sia “aperto” (l’ultima lettera non lascia intendere che si sia verificato qualche evento che ha causato l’interruzione della corrispondenza, semplicemente finisce il libro) non aiuta certo a dare un senso a tutto.

Altro difetto di questo libro, secondo me, è il fatto che al suo interno non c’è un solo personaggio a cui mi sia legata emotivamente: la nonna è una persona estremamente debole caratterialmente che non mi ha ispirato nessuna compassione e nella cui vita non vi è un guizzo di autodeterminazione. Subisce e basta. Anche tra gli altri personaggi che compaiono nel suo racconto (la figlia, la nipote, i genitori, il marito, l’amante) non ce n’è uno abbastanza approfondito da potermi in qualche modo suscitare delle sensazioni, che siano positive o negative: sono una cornice abbozzata, compaiono con i loro problemi nella vita di questa donna ma manca sempre qualcosa.

Terzo aspetto che non mi è piaciuto (ma forse qui sbaglio perché ogni libro ha diritto di trasmettere il messaggio che preferisce, sono altri gli aspetti che ne determinano la qualità) è l’essere davvero troppo, troppo fatalista: e il destino di qui, e il destino di là. Ci credo che la protagonista non ne ha fatta una giusta in tutta la sua vita, era sempre lì ad aspettare il destino invece di agire!

Tutti questi aspetti messi insieme hanno fatto si che il libro mi risultasse piuttosto noioso e mi hanno portato a fare fatica a finirlo nonostante la brevità. Va’ dove ti porta il cuore si aggiunge a quella lista di libri che non mi hanno lasciato proprio nulla.

 

Cover:

Serata Cinema – Coming Soon Dicembre

Finalmente è arrivato Dicembre e con lui il film più atteso dell’ultimo anno. Potrei dedicare questo “coming soon” esclusivamente a Lo Hobbit, da quanto fremo di impazienza… Non vedo l’ora!!! Comunque, Dicembre è anche il mese dei cartoni e infatti nella mia selezione dei “più attesi” non potevano certo mancare.

Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug
regia di Peter Jackson

Con: Martin Freeman, Richard Armitage, Aidan Turner, Robert Kazinsky, Graham McTavish
Genere: Fantasy
Uscita: 12 dicembre 2013

Il film narra le avventure di Bilbo Baggins e della compagnia di dodici nani di Thorin Scudodiquercia, formata da Balin, Dwalin, Kili, Fili, Dori, Nori, Ori, Oin, Gloin, Bifur, Bofur e Bombur. Il gruppo deve recuperare il tesoro posto nel cuore della Montagna Solitaria, sorvegliato dal drago Smaug. Dopo aver superato le Montagne Nebbiose, la compagnia dovrà cercare l’aiuto di un potente sconosciuto, prima di procedere senza il loro mago. Una volta raggiunto un villaggio umano toccherà a Bilbo Baggins rispettare gli accordi presi con i nani: cercare, da bravo ladruncolo quale è, la porta segreta per accedere all’antro del drago Smaug. Intanto, un fitto mistero avvolge le azione di Gandalf.

Un fantastico via vai
Regia di Leonardo Pieraccioni
Con: Leonardo Pieraccioni, Maurizio Battista, Marianna Di Martino, Chiara Mastalli, Giuseppe Maggio
Genere: Commedia
Uscita: 12 dicembre 2013
Arnaldo, Anita e le due gemelle Martina e Federica: questa è la famiglia Nardi. Arnaldo è in quella fase della sua vita in cui la nostalgia per il periodo da studente si fa forte. Sarebbe bello poter tornare indietro. Sarebbe bello riassaporare quei momenti. Sarebbe bello anche raccontare a qualcuno che ha poco più di vent’anni che nella vita bisogna credere ai propri sogni e non avere paura. Magari arrivando anche a rubare una caravella di Cristoforo Colombo, come ha fatto lui, e spiegare le vele al vento. L’uomo infatti decide così di andare momentaneamente a vivere in una casa di studenti: sono quattro, hanno poco più di vent’anni e l’uomo da un giorno all’altro rivive con loro quell’età, quelle speranze, quei dubbi che “purtroppo” lui sembra non avere più. Due mondi a confronto, due modi di vedere il futuro, un unico obiettivo: ritornare a quella caravella rubata…se c’è davvero.

Frozen – Il regno di ghiaccio
regia di Chris Buck, Jennifer Lee

Con: Kristen Bell, Idina Menzel, Jonathan Groff
Genere: Animazione
Uscita: 19 dicembre 2013

Un nuovo musical animato prodotto dalla Walt Disney, basato questa volta sulla favola della Regina delle nevi di Hans Christian Anderson. Una profezia ha intrappolato eternamente un regno in un inverno nevoso. Anna, assieme a Kristoff, un coraggioso uomo delle montagne, parte alla ricerca della Regina delle nevi, per porre fine al suo regno di terrore. In situazioni estreme simili all’Everest, con mistiche creature e magia in ogni dove, Anna e Kristoff combattono gli elementi in una corsa per salvare il regno dalla distruzione.

The Zero Theorem
regia di Terry Gilliam
Con: Matt Damon, Christoph Waltz, Tilda Swinton, Ben Whishaw, Peter Stormare
Genere: Drammatico
Uscita: 19 dicembre 2013
Qohen è uno degli sviluppatori più produttivi della Mancom ma si è alienato sempre più dal mondo esterno. A tenerlo in vita e dargli la forza di andare avanti è solo l’attesa di una fantomatica chiamata che gli indicherà il suo destino. Finalmente il misterioso Management, capo della corporation, accetta di parlare con Qohen, affidandogli la risoluzione dello Zero Theorem, un algoritmo impossibile sull’assurdità dell’esistente.

I sogni segreti di Walter Mitty
regia di Ben Stiller

Con: Ben Stiller, Shirley MacLaine, Kristen Wiig, Sean Penn, Adam Scott
Genere: Commedia
Uscita: 19 dicembre 2013

Walter Mitty è un moderno sognatore, un comune editor fotografico di un magazine che compie regolarmente dei viaggi mentali lontano dalla sua noiosa esistenza, entrando in un mondo di fantasie caratterizzate da grande eroismo, appassionate relazioni amorose e costanti trionfi contro il pericolo. Ma quando Mitty e la sua collega, della quale è segretamente innamorato, rischiano di perdere il lavoro, Walter è costretto a compiere l’inimmaginabile: passare veramente all’azione – partendo per un viaggio intorno al mondo più straordinario di quanto avrebbe potuto mai sognare.

Piovono Polpette 2 – La rivincita degli avanzi
regia di Cody Cameron, Kris Pearn

Con: Andy Samberg, Neil Patrick Harris, Anna Faris, Terry Crews, James Caan
Genere: Animazione
Uscita: 25 dicembre 2013
La genialità dell’inventore Flint Lockwood viene finalmente riconosciuta grazie all’invito del suo idolo, Chester V, ad entrare a far parte della The Live Corp Company, che riunisce i migliori e più brillanti inventori del mondo, impegnati a creare tecnologie per il miglioramento della razza umana. Il braccio destro di Chester, oltre che una delle sue più riuscite invenzioni, è Barb, un orango altamente evoluto dotato di un cervello umano, che è anche ambiguo, manipolativo e che adora mettersi il rossetto. Essere riconosciuto come un grande inventore, è sempre stato il sogno di Flint. Tutto cambia però quando scopre che la sua invenzione più famosa (una macchina che trasforma l’acqua in cibo), è ancora operativa e che attualmente sta creando dei cibo-animali ibridi – gli “Animacibi!” Con il destino dell’umanità nelle sue mani, Chester si unisce a Flint ed i suoi amici in una missione delicata e pericolosa, combattendo contro famelici Tacodrilli, Orangamberi, Torte a Sonagli, Spiderburgher ed altri Animacibi, per salvare nuovamente il mondo!

La maternità può attendere

di Elena Rosci
La maternità, che appare a molti come il primo dei desideri e il più urgente dei doveri, ha sintetizzato due dimensioni antinomiche dell’identità femminile, quasi a confonderle. Fino a tempi recenti nessuno si è chiesto se fosse un obbligo o un piacere, un giogo o una porta spalancata sulla felicità.
(incipit)

Ebbene si, ci sono entrata anch’io. Sono entrata anch’io nella fase in cui tutte le donne che conosco mi chiedono la stessa cosa: “Ma te allora? Sono dieci anni che stai con Massi, a quando il pargolo?”, il che solitamente avviene dopo o in alternativa alla domanda: “E voi, quand’è che vi sposate?”. Aaaaaaaaarggghhhhhh!!! Posso urlare? Posso picchiarle tutte? Perchè io ODIO queste domande, come se sposarsi e avere figli fossero i due soli obiettivi nella vita di una donna. Per questo ho letto questo libro, per capire se davvero sono l’unica al mondo che non ha problemi a dire che per ora sta bene così, e che non è nemmeno detto che in futuro si sposerà o avrà dei figli. Meno male, non lo sono.

Naturalmente il libro non fornisce soluzioni ma interessanti spunti di riflessione (anche se un messaggio chiaro, e che io condivido pienamente, lo dà: viviamo in un Paese che non fa nulla per essere d’aiuto alle famiglie e incoraggiare così i genitori a fare figli) tra i quali c’è, ad esempio, l'”immagine” classica della madre e la messa in discussione l’assolutezza di questo concetto: la madre “mediterranea”, dedita solo alla cura dei figli, della casa e del marito, è ormai quasi del tutto scomparsa, eppure nel nostro Paese si fa finta che esista ancora. Di conseguenza non ci sono servizi, non ci sono leggi che tutelino e aiutino i genitori e che consentano ad entrambi di poter lavorare e allo stesso tempo dedicarsi ai figli. In Italia, o una donna sta a casa, o la famiglia si deve dissanguare in baby sitter, asili nido costosissimi e scuole con orari rigidi e incompatibili tra loro (con due figli di età diverse si perde un pomeriggio solo per andare a prenderli entrambi a scuola, visto che asilo, elementari e medie hanno tutte orari differenti), oppure rischiare di rovinare l’equilibrio interno rivolgendosi ai nonni, con i classici problemi che derivano da ciò.

Altro tema importante è la difficoltà nel conciliare le esigenze della madre e quelle del bambino: da sempre, e lo dico perché a me per prima è stato trasmesso questo messaggio, si ritiene che la madre debba annullarsi totalmente per i figli e vivere in funzione loro. Mia madre ha fatto così e a sua volta mia nonna ha fatto così con lei. Perché? Chi lo dice? Perché si pensa, ad esempio, che per i primi mesi di vita del bambino il più grande piacere della madre sia stargli appiccicata e vivere entrambi nella reciproca adorazione? Viene inoltre confutata l’idea di “maternità come destino”, concetto che oggi fortunatamente si sta molto allentando ma ancora non è del tutto scomparso: la maternità è una scelta e non è che il non voler diventare madre mi renda meno donna rispetto a una che invece vuole diventarlo. Proprio quest’ultimo punto è stato oggetto qualche anno fa di un’accessima discussione con mia madre che sosteneva che per essere davvero tale, una donna deve sentire il desiderio della maternità, altrimenti non è abbastanza donna. L’avrei impastata al muro.

Si parla inoltre di come si è modificata nel tempo l’educazione delle bambine e come il concetto di “madre tradizionale” che ancora fatica ad essere estorto, sia in palese contrasto con i valori che oggi vengono ritenuti importanti (l’autonomia, l’indipendenza, la flessibilità, ecc.) e vengono fatti esempi delle motivazioni per cui molte donne, oggi, sono senza figli. Insomma, un libro che esplora in modo ampio una questione che sicuramente viene data troppo spesso per scontata, ma che invece ci riguarda tutte da vicino e che per questo motivo consiglierei a tutte le donne dai 20/25 anni in su.

Il mio giudizio:

Formato: Hardcover
Pagine: 192
Edizione: Mondadori, 2013
Inizio lettura: 04 novembre 2013
Fine lettura: 08 novembre 2013
Lettura n.: 48/2013

Covers:
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Lo Hobbit a Fumetti

The Hobbit
di J.R.R. Tolkien
David Wenzel (illustrazioni), Charles Dixon & Sean Deming (adattamento)
In una caverna sotterranea viveva uno hobbit.
Non era una caverna brutta, sporca, umida e neanche una caverna arida, sporca e sabbiosa: era una caverna hobbit, vale a dire comoda.
(incipit)

Sono davvero piena di entusiasmo dopo aver letto questa meravigliosa versione a fumetti de “Lo Hobbit”, romanzo che ho letto integralmente qualche anno fa, che ho adorato e del quale sono in trepida attesa di vedere la seconda parte del film che ne è stato tratto. Per questo motivo, quando cercando una lettura leggera in biblioteca me lo sono trovato davanti, non ho potuto fare a meno di portarmelo a casa.

La storia è pienamente fedele al romanzo originale: anche i dialoghi sono stati mantenuti e ho apprezzato particolarmente l’ampio uso che è stato fatto delle parti discorsive. Si potrebbe addirittura dire che i dialoghi, i veri e propri balloon, siano quasi un corredo, completano in modo dinamico la narrazione di base, che si svolge all’interno dei riquadri (che non so come si chiamino) in cui vengono inserite le descrizioni e le parti narrate. Questo aspetto mi è piaciuto perchè in questo modo si è riusciti a non creare una semplificazione del romanzo ma una vera e propria versione differente, utilizzando insieme immagini e parole.

I disegni sono un’altro aspetto che mi è piaciuto molto: lo stile del disegno ha qualcosa di antico che lo rende perfetto per il tipo di storia narrata. In più, avendo lavorato in passato nell’ambiente del fumetto, mi rendo conto di quanto tempo abbia richiesto la realizzazione di quest’opera che è arte al cento per cento: le tavole sono ricche di dettagli e deve essere costato davvero tanto lavoro, con un risultato che però è davvero splendido.

Il mio giudizio:

Frmato: Paperback
Pagine: 134
Edizione: Bompiani 2000 (1991)
Inizio lettura: 04 novembre 2013
Fine lettura: 05 novembre 2013
Lettura n.: 47/2013

Covers:
altre

The Ocean at the End of the Lane

di Neil Gaiman
I wore a black suit and a white shirt, a black tie and black shoes, all polished and shiny: clothes that normally would make me feel uncomfortable, as if I were in a stolen uniform, or pretending to be an adult. Today they gave me comfort, of a kind. I was wearing the right clothes for a hard day.
(incipit)

Tappe del gdl: 1 Tappa2 Tappa3 Tappa4 Tappa

Questo romanzo è stato difficile, probabilmente perché sono un po’ stanca di leggere in inglese e faccio fatica a mantenere l’alto livello di concentrazione che mi serve per poter leggere in lingua.

Di “The Ocean at the End of the Lane” mi è piaciuta innanzitutto l’atmosfera in cui galleggia la storia; dico “galleggia” perché effettivamente il romanzo mi ha dato l’idea di essere sospeso, come quando si fa il morto nell’acqua e ci si sente leggermente disorientati dal cambio di prospettiva (davanti a noi c’è il cielo), dall’elemento in cui siamo immersi e dai suoni ovattati che sentiamo avendo le orecchie sott’acqua: ecco, il romanzo mi ha fatto quest’impressione, come se si trovasse in una dimensione intermedia. E questo effetto mi è piaciuto moltissimo. In più, mi è piaciuto molto anche il contrasto creato dalla compresenza di scene dominate dall’angoscia, dal buio, dal freddo in cui il protagonista sfida ciò che lo sta aggredendo e momenti invece di calma, di famiglia: calde, luminose, profumate di cibo e un po’ magiche.

L’acqua è l’elemento dominante del romanzo ed è presente in ogni situazione, legata a sentimenti e valori del tutto opposti: angoscia/calma, vita/morte, speranza/irrimediabilità. Ho amato moltissimo la visione ambivalente di questo elemento che io amo e temo allo stesso tempo, con la stessa ambivalenza presente nel romanzo. In più ho trovato fastastici i personaggi delle tre Hemstock, tanto che mi piacerebbe che Gaiman scrivesse un romanzo su di loro e sulla loro storia (a meno che non l’abbia già scritto, ovviamente, questo non lo so): sono misteriose, rassicuranti, potenti e spaventose. Il protagonista, addirittura, ritengo che sia stato messo quasi in secondo piano rispetto alle Hemstock, vere protagoniste della storia: tutto ciò che accade a questo bambino di cui non conosciamo il nome è il pretesto per aprirci uno spiraglio sulla lotta secolare di queste tre “streghe”, anche se streghe non sono, come viene specificato anche nel libro, per difendere il mondo in cui hanno deciso di vivere dagli esseri che ogni tanto arrivano dai varchi che si aprono nella nostra realtà.

Purtroppo, forse a causa dell’inglese, sento che “mi manca qualcosa”: è come se intorno a tutta la storia ci fosse una nebbiolina che non mi permettere di cogliere il senso complessivo: per questo motivo ho intenzione di rileggere a breve la traduzione italiana del romanzo, visto che mi sono resa conto di non essermelo goduto fino in fondo.

Il mio giudizio:

Formato: Ebook
Pagine: 148
Edizione: William Morrow Books, 2013
Inizio lettura: 14 ottobre 2013
Fine lettura: 02 novembre 2013
Lettura n.: 46/2013

Covers:
altre

Un mese in un post: Ottobre 2013

Come sempre sono in mega ritardo nell’aggiornamento delle novità del mese. Ad ottobre ho letto pochissimo perché ho avuto poco tempo; in realtà ai due libri elencati qua sotto andrebbe aggiunto anche THE OCEAN AT THE END OF THE LANE di Neil Gaiman ma ho sforato di qualche giorno in novembre e quindi lo segnerò il mese prossimo. Mi sono anche buttata in una sfida mensile di Goodreads, ovvero la “Build-a-Monster Challenge”, che ho miseramente perso avendo avuto così poco tempo a disposizione… ci speravo!! Comunque confermo che la scelta di limitare le sfide è stata vincente perchè sono molto più rilassata rispetto al passato e mi diverto molto di più.

LIBRI LETTI
1. Death at La Fenice di Donna Leon | 2* [Sfida a Tema, Author Alphabet Reading Challenge, Build a Monster]
2. I fuggitivi di Ruth Thomas | 3* [Author Alphabet Reading Challenge, Build a Monster]

Per un totale di circa 508 pagine.


NEW ENTRIES
Lo Hobbit a fumetti” di Chuck Dixon (biblioteca)
La maternità può attendere” di Elena Rosci (biblioteca)
Il piacere di leggere e come non ucciderlo” di Aidan Chambers (biblioteca)


SFIDE DI LETTURA – progressi del mese
– Sfida Leggiamo il Genere: 01/mensile
Sfida a Tema: 01/mensile
Author Alphabet Reading Challenge: 06/26
1001 Books You Must Read Before You Die Challenge : 03/26
Neil Gaiman A-Book-A-Month: 01/12
Build-a-monster: 03/12


FILM E SERIE TV
“L’eleganza del riccio” / 4* (dvd)
“Cena tra amici” / 3* (dvd)

The Ocean at the End of the Lane (Gdl – 4 Tappa)


Calendario Gdl:
15 Ottobre – Prologo-Cap. 04 (link al post)
16 Ottobre – Cap. 05-08 (link al post)
17 Ottobre – Cap. 09-11(link al post)
18 Ottobre – Cap. 12-Epilogo

Link al gruppo su Goodreads

In super ritardissimo ma ce l’ho fatta a finire anche quest’ultima parte nella quale un po’ di misteri sono stati svelati e la vicenda si conclude. In questi capitoli finali la parte che ha avuto più effetto su di me è senz’altro quella in cui il protagonista si trova da solo al centro del cerchio magico, circondato dagli uccelli che vogliono sbranarlo e che, non potendosi avvicinare, cercano di attirarlo con l’inganno fuori dal cerchio. Ecco quindi l’ultimo set di domande.

– ATTENZIONE, SPOILER VAGANTI –
22. Ho adorato l’idea degli uccelli affamati. Esiste qualcosa di più spaventoso di ombre che si intravedono solo come forme vage viste con la coda dell’occhio? Gaiman scrive, “I have never been as frightened as I was in that grass circle….There was nothing to scare me but shadows.” Quest’idea mi ha fatto un grande effetto. Credi che quest’idea di essere spaventati da qualcosa che non possiamo davvero vedere/capire sia una paura universale?
Si, credo assolutamente che tutti abbiamo paura di ciò che non vediamo, perché spesso le suggestioni della mente sono peggio delle paure reali. Da bambini, poi, l’immaginazione fa davvero dei bruttissimi scherzi.

23. Uno dei temi che mi ha davvero colpito è l’idea che gli adulti mentano costantemente ai bambini (sia intenzionalmente che non intenzionalmente). Credi che sia vero? Se è così, stiamo facendo un favore ai bambini? Questa idea mi ha riportato indietro nuovamente alla citazione iniziale di Sendak.
Credo sia vero. Le motivazioni sono le più disparate: per risparmiargli dei dolori, per incoraggiare la loro fantasia, per fermare capricci e lamentele e mille altre. Come sempre nella vita, credo che sia troppo superficiale dire “non bisogna dire bugie”: ci sono bugie dette a fin di bene e che magari alla fine si rivelano disastrose, mentre altre che invece si rivelano d’aiuto. Bisogna cercare di trovare un equilibrio, ma una cosa è certa: non bisogna cercare di farli fessi. La bugia per semplificare la vita agli adulti la trovo sbagliata, quella per rendere migliore la vita del bambino invece non può essere giudicata così frettolosamente e dipende dalla situazione.

24. L’annichilimento è un prezzo piuttosto caro da pagare per aver lasciato la mano di qualcuno. Credi che sia di maggior effetto che non semplicemente mettere in pericolo la vita del narratore? D
Sicuramente si: se è vero che la morte fa paura, uno stato di sospensione, di non-esistenza fa ancora più paura. Per lo meno sappiamo che se uno è morto, è morto punto; se invece si toglie la volontà ad una persona, non sappiamo a cosa andiamo incontro e forse è ancora peggio. Sicuramente è molto più inquietante.

25. Mi è piaciuto che una delle cose che il narratore ripete tra sè sia la poesia della coda del topo presa da Alice nel Paese delle Meraviglie. Perché credi che Gaiman abbia scelto proprio questo passaggio da questa storia in particolare? Quali connessioni vedi tra Alice e il narratore, se ne vedi?
Credo che Gaiman abbia scelto questa poesia prima di tutto perché è perfettamente in argomento con ciò che il bambino sta vivendo mentre la recita tra sé e questo aggiunge ingredienti all’atmosfera già inquietante di per sé: un bambino da solo, al buio, circondato da ombre e fantasmi che recita tra se una poesia per bambini: fa troppo film horror! Per il resto credo che l’unica analogia tra Alice e il protagonista sia che vivono delle avventure fuori dal comune e incontrino personaggi equivoci e anche abbastanza spaventosi.

27. Il focus sul cibo è stato sottolineato in un precedente set di domande. Pensi che sia questo che il narratore associa con il sollievo e il benessere?
In effetti si, perché è solo quando si rilassa che il narratore desidera mangiare (come è normale, se si è agitati e spaventati di solito lo stomaco si chiude) e allo stesso tempo il cibo è associato ai momenti di calma.

28. Se hai letto Coraline, vedi delle connessioni in queste due storie? Per me, questo libro è la versione adulta di Coraline. Sei d’accordo oppure no? Gaiman ripete spesso che le sue storie sono “di genere” (non nel senso che possono piacere a tutti, solo che sembra che le storie stesse abbiano un genere – inteso come sesso). Credi che questo sia un libro “maschile” o “femminile”?
Che bella questa frase di Gaiman. Allora, prima di tutto devo ribadire che secondo me questo non è un libro per adulti: non è nemmeno un libro per ragazzi dell’età a cui era destinato Coraline ma potrebbe andare bene per gli adolescenti (oltre che per gli adulti, ovviamente). Le connessioni con Coraline ci sono, specialmente nell’analisi dei rapporti adulti/bambini, nel fatto che entrambi i cattivi compiono delle azioni per ottenere quello che loro chiamano “amore” ma che ovviamente non è vero “amore”. Inoltre c’è la figura ricorrente dei gatti, che in questo romanzo sono meno protagonisti ma comunque hanno un ruolo importante. Per quanto riguarda la questione del maschile/femminile, credo che anche The Ocean at the End of the Lane sia, come Coraline, un libro femminile: femminile è la forma che assume Ursula Monkton, donne sono le tre Hemstock famiglia nella quale gli uomini praticamente non esistono e femmine sono le due gattine amate dal protagonista.

29. Gaiman ha deciso di vendere questo libro agli adulti invece che come romanzo YA, in quanto ritiene che manchi un senso di speranza. Credi sia vero?
No. Forse non ho bene inteso quello che Gaiman voleva comunicare ma a me la speranza l’ha trasmessa: per Lettie, abbiamo la speranza che possa tornare, il protagonista viene detto che sta lentamente ricostruendo il proprio cuore… più speranza di così?

30. Ultima domanda, promesso! Cosa ne pensi? L’hai amato, ti è piaciuto e l’hai detestato? Ti unirai a noi nella lettura di “Il figlio del cimitero” il mese prossimo?
Mi è piaciuto molto anche se ho preferito Coraline: l’ho trovato più fantasioso e più appassionante, ma comunque mi è piaciuto. Sicuramente leggerò il prossimo romanzo.

Serata Cinema – Coming Soon Novembre

Questo mese non sono molti i film che mi ispirano, ma tra quei pochi ce ne sono due che attendo piena di trepidazione (uno in particolare!). Chissà quali saranno… =D

Questione di tempo
regia di Richard Curtis

Con: Domhnall Gleeson, Rachel McAdams, Bill Nighy, Tom Hollander, Margot Robbie
Genere: Drammatico
Uscita: 7 novembre 2013

All’età di 21 anni, Tim Lake scopre di poter viaggiare nel tempo. La notte dopo un’altra insoddisfacente festa di Capodanno, il padre di Tim dice a suo figlio che gli uomini della sua famiglia hanno sempre avuto la capacità di viaggiare nel tempo. Tim non può cambiare la storia, ma può cambiare ciò che accade ed è accaduto nella propria vita, così decide di fare il suo mondo un posto migliore… ottenendo una ragazza. Purtroppo, salta fuori che non è così facile come si potrebbe pensare.

Thor: The Dark World
Regia di Alan Taylor
Con: Chris Hemsworth, Tom Hiddleston, Natalie Portman, Stellan Skarsgård, Idris Elba
Genere: Azione
Uscita: 20 novembre 2013
“Thor: The Dark World” prosegue le avventure sul grande schermo di Thor, il possente Vendicatore, mentre combatte per salvare la Terra e tutti i Nove Regni da un nemico oscuro che precede lo stesso universo. In seguito agli eventi di Thor e The Avengers, Thor combatte per ristabilire l’ordine nel cosmo… ma un’antica razza guidata dal vendicativo Malekith torna a immergere l’universo nel buio. Di fronte a un nemico a cui nemmeno Odino e Asgard possono resistere, Thor deve intraprendere il suo viaggio più pericoloso e personale, che lo riunirà a Jane Foster e lo costringerà a sacrificare tutto, per salvare tutti quanti.

Austenland
regia di Jerusha Hess

Con: Keri Russell, J.J. Feild, Jennifer Coolidge, Bret McKenzie, Georgia King
Genere: Commedia
Uscita: 21 novembre 2013

Jane Hayes è una trentenne single con un’ossessione segreta che sta rovinando la sua vita sentimentale. La donna va matta per Darcy, il personaggio del più celebre libro di Jane Austen “Orgoglio e pregiudizio”, interpretato da Colin Firth nell’adattamento prodotto dalla BBC. Quando Jane decide di andare in vacanza in un resort britannico, le sue fantasie di incontrare il perfetto lord inglese diventano improvvisamente molto più reali di quanto avrebbe mai potuto immaginare.

Hunger Games – La ragazza di fuoco
regia di Francis Lawrence
Con: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Jena Malone, Elizabeth Banks
Genere: Avventura
Uscita: 27 novembre 2013
“The Hunger Games: La ragazza di fuoco” inizia con il ritorno a casa di Katniss Everdeen dopo aver vinto la 74a edizione degli Hunger Games insieme al compagno tributo Peeta Mellark. Vincere significa che dovranno andare in giro e lasciare la loro famiglia e gli amici intimi per intraprendere il “Tour della Vittoria” nei distretti. Lungo la strada Katniss percepisce che la rivolta sta salendo, ma il Campidoglio ha ancora il controllo.

Last Vegas

regia di Jon Turteltaub

Con: Robert De Niro, Morgan Freeman, Michael Douglas, Mary Steenburgen, Kevin Kline
Genere: Commedia
Uscita: 28 novembre 2013

Descritto come una versione più anziana di “Una notte da leoni” su quattro amici d’infanzia che oggi hanno 70 anni e che si riuniscono a Las Vegas per il matrimonio del playboy del gruppo. Ma si crea una tensione tra due del gruppo – quando il playboy Billy e il vedovo del gruppo, Paddy, cercano entrambi l’attenzione della stessa cantante.