The Ocean at the End of the Lane (Gdl – 3 Tappa)


Calendario Gdl:
15 Ottobre – Prologo-Cap. 04 (link al post)
16 Ottobre – Cap. 05-08 (link al post)
17 Ottobre – Cap. 09-11
18 Ottobre – Cap. 12-Epilogo

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Ho davvero adorato questa parte, in special modo il capitolo 5 nel quale si respira un’atmosfera calda e accogliente; un’atmosfera di casa. Infatti il protagonista, che ancora non ha un nome e a questo punto credo che non lo avrà mai, giunge finalmente al termine della sua fuga disperata (è facile dimenticarsi che è solo un ragazzino di 7 anni) e arriva a casa di Lettie Hemstock talmente bagnato e infreddolito da essere davvero a rischio la sua vita. Viene quindi immediatamente spedito dalla vecchia Signora Hemstock a fare un bagno caldo, e l’atmosfera che si crea durante questo bagno è qualcosa di impagabile, credo che il romanzo meriti di essere letto solo per il tepore e il raccoglimento comunicati da questa scena.

L’ultimo capitolo di questa terza parte, invece, non ha nulla a che fare con l’atmosfera rilassata che ho descritto prima, perché ancora una volta il piccolo protagonista si trova in pericolo di vita e in una situazione piuttosto precaria. Come faranno le Hemstock a risolvere anche questa inaspettata evoluzione della storia?

– ATTENZIONE, SPOILER VAGANTI –
16. Ci sono tantissimi riferimenti culinari in questa parte, e io ho amato particolarmente quello in cui il protagonista è seduto nella vasca a mangiare la zuppa. Qualcuno di questi riferimenti ha solleticato la vostra fantasia?
Ho già risposto a questa domanda nel commento: quello che mi ha colpito di più è stata proprio la zuppa nella vasca da bagno… e la torta…

17. La vecchia signora Hempstock esegue un “taglia e cuci” e rimuove quella serata orribile. Ti è piaciuto questo concetto?
Moltissimo: faceva molto Harry Potter e soprattutto ha contribuito moltissimo all’atmosfera di quella serata così particolare.

18. They were able to get the hole out of his foot, but what about the pain he also has in his chest?
All’inizio non viene spiegata ma alla fine della parte si scopre che è un altro “pezzo” lasciato dal mostro nel corpo del bambino. Sono proprio curiosa di sapere se e come lo rimuoveranno.

19. Ho adorato la descrizione della casa degli Hempstock quando passa lì la notte. C’è qualcosa che ti ha colpito?
Si: l’aspetto antico della casa, il fatto che sembri “divisa in due”, una metà in questo mondo e l’altra chissà dove. Mi è piaciuta la luna piena perennemente visibile nella parte “notte” della casa e le scale che spariscono. In realtà nel complesso ho adorato l’atmosfera che si respira in quella casa.

20. Letti fa un fagotto di biglie, giochi e teste di bambola per il confronto con with Ursula. Cosa hai provato durante questo confronto e quando gli uccelli la divorano? Ursula dice “Non li ho mai forzati a fare nulla”. Questo significa che il padre è davvero così crudele?
Molto strano: alla fine Ursula fa davvero pena per il suo terrore e la sua incapacità di reagire. La frase ha colpito molto anche me: credo che forse Ursula annulli l’autocontrollo delle persone che sono portate così a reazioni estreme. Quante volte un genitore si deve auto-controllare quando viene portato “fuori dalla grazia di dio” dal figlio per non reagire in maniera eccessiva? Quando ti mandano fuori di matto una persona normale non sfoga con la violenza la propria rabbia, mentre una persona che ha perso i propri freni inibitori può farlo.

21. Qui ci sono una serie di citazioni che sono piaciute molto a Lisarenee:
Lettie shrugged. “Nobody actually looks like what they really are on the inside. You don’t. I don’t. People are much more complicated than that. It’s true of everybody.”

“Monsters come in all shapes and sizes. Some of them are things people are scared of. Some of them are things that look like things people used to be scared of a long time ago. Sometimes monsters are things people should be scared of, but they aren’t.”

She finds what they think they need and she tries to give it to them. She’s doing it to make the world into something she’ll be happier in. Somewhere more comfortable for her. Somewhere cleaner. And she doesn’t care so much about giving them money, not anymore. Now what she cares about more is people hurting.”

“I wondered if that was true: if they were all really children wrapped in adult bodies, like children’s books hidden in the middle of dull, long adult books, the kind with no pictures or conversations.”

Lisarenee ha commentato che l’ultima sembra un indizio a ciò che Gaiman ha fatto con il suo romanzo. Cosa ne pensi?
No, non credo: la frase parla di libri per bambini nascosti in libri per adulti, mentre qui secondo me è proprio il contrario, perché potrebbe sembrare un romanzo per bambini vista la componente magica e il fatto che il protagonista ha solo 7 anni, mentre in realtà non credo che un bambino lo apprezzerebbe. La frase comporta secondo me un significato profondo, mentre vedere il libro per bambini qui significa fare una semplificazione.

I fuggitivi

The Runaways
di Ruth Thomas

Erano anni che aspettavo di rileggere questo romanzo del quale avevo conservato un ricordo vago ma speciale; non saprei dire esattamente a quanti anni e in che occasione avessi letto I fuggitivi, presumibilmente alle elementari, però mi erano rimaste impresse delle emozioni fortissime legate all’avventura di questi due bambini che scappano di casa e sopravvivono per parecchi giorni, ben più di una settimana, da soli e in fuga. Io sono infatti sempre stata una gran sognatrice ma, come è ovvio, è stato durante la mia infanzia che ho dato davvero il meglio di me: nel segreto della mia testa ho immaginato le cose più assurde e strampalate, ma una delle fantasie che più mi affascinava era la più classica (e che nei libri fantasy rimane tutt’oggi il mio momento preferito), ovvero la fuga. Non che io abbia mai davvero voluto scappare di casa: non ho mai avuto particolari problemi con i miei genitori e ho avuto davvero un’infanzia stupenda, però l’avventura legata ad una fuga ha sempre avuto su di me un fascino irresistibile.

Rileggere il romanzo a distanza di circa vent’anni è stato strano, principalmente perché non ricordando quasi nulla della trama avevo in mente solo delle scene vaghe legate principalmente a delle emozioni e a delle immagini che leggendo avevo elaborato nella mia testa. Purtroppo non solo le emozioni non hanno trovato corrispondenza con quelle che ricordavo (ma questo l’avevo messo in conto) ma anche le rappresentazioni mentali. Ero convinta che leggendo la mia mente avrebbe elaborato pressoché le stesse immagini che aveva creato durante la mia prima lettura e a cui ero così legata a livello di ricordi, mentre invece non è stato così! Questa è stata una delle ragioni della mia non completa soddisfazione riguardo questo libro (la seconda è il finale, che non ricordavo affatto forse perchè avevo cercato di rimuoverlo: effettivamente plausibile trattandosi di due bambini, troppo poco adatto ad un romanzo perché eccessivamente sbrigativo) anche se la mia opinione complessiva rimane comunque molto positiva, senza scalfire quindi il ricordo bellissimo che continuo ad avere dell’impatto che ha avuto su di me.

Il mio giudizio:

Formato: Paperback
Pagine: 238
Edizione: Mondadori, 1993 (1987)
Inizio lettura: 13 ottobre 2013
Fine lettura: 14 ottobre 2013
Lettura n.: 45/2013

Covers:
altre

Recensione film: Cena tra amici

Le Prénom
di Alexandre de La Patellière, Matthieu Delaporte
Claude: “Ce l’avete già qualche idea per il nome?”
Vincent: “Si, abbiamo già un’idea precisa”
Babù: “Ah! Ce la puoi dire?”
Vincent: “Indovinate…”

 

Secondo film francese nel giro di un mese e anche stavolta il giudizio è più che positivo: non so se sono solo fortunata e sto incappando per puro caso in bei film oppure se sono realmente la prima persona che conosco che apprezza il cinema francese ^_^.

Cena tra amici è una commedia davvero molto particolare: il film è ambientato interamente in una stanza, il salotto/sala da pranzo di Babù e Pierre, che hanno invitato a cena il fratello di lei, la moglie incinta e un amico d’infanzia. Un’innocente domanda sul nome del bambino di Claude e Anne scatena una serie di equivoci e colpi di scena che trasformano la serata da una normale riunione tra amici ad un evento indimenticabile. Mi è piaciuto moltissimo il fatto che per tutta la serata vi è un continuo spostamento dell’attenzione tra i vari personaggi che a turno guadagnano il centro della scena a causa delle rivelazioni o delle esternazioni fatte dagli altri in un crescendo frenetico che raggiunge il culmine con l'”esplosione” di Babù. Il ritmo dei dialoghi è serratissimo e questa è una caratteristica che mi piace molto nelle commedie, e in generale credo che i tempi comici siano davvero perfetti.

Ho notato con la solita rassegnazione che anche per quanto riguarda i film, le scelte di traduzione dei titoli sono veramente vergognose, non so se per menefreghismo o incompetenza: perché invece di tradurre letteralmente il titolo, visto che “Il nome” è la causa scatenante di tutto ciò che accade nella pellicola, hanno messo l’accento sulla cena? Per ricordare “A cena con un cretino”? Può essere considerando i titoli tutti uguali che vengono affibbiati ai libri in questo periodo, comunque a me queste cose fanno imbufalire…

Il mio giudizio:

Con: Patrick Bruel, Valérie Benguigui, Françoise Fabian, Charles Berling, Guillaume De Tonquedec
Genere: Commedia
Data di uscita: 2012
Visto il: 28 ottobre 2013

Locandine:

The Ocean at the End of the Lane (Gdl – 2 Tappa)


Calendario Gdl:
15 Ottobre – Prologo-Cap. 04 (link al post)
16 Ottobre – Cap. 05-08
17 Ottobre – Cap. 09-11
18 Ottobre – Cap. 12-Epilogo

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Purtroppo questa settimana sono stata costretta a rallentare la lettura (anzi, non ho letto proprio nulla) perché non ho avuto tempo e la sera ero troppo stanca per non buttarmi a letto appena possibile e crollare come un sasso.

Questa seconda parte è stata davvero intensa e contiene delle scene decisamente forti: adesso capisco come mai questo sia un libro per adulti. Ora molte cose iniziano a spiegarsi, anche se ancora non sappiamo chi sia questa entità, da dove arrivi (anche se ormai è chiaro che provenga dallo stesso luogo da cui arrivano le tre Hemstock) e nemmeno il motivo per cui si accanisce contro il ragazzino protagonista (che continua a non avere un nome). In ogni caso, mentre nei primi capitoli mi ero sentita un po’ sperduta perché non riuscivo a capire bene cosa stesse accadendo, adesso ho le idee più chiare.

Di seguito le mie risposte alle domande del gdl.

– ATTENZIONE, SPOILER VAGANTI –
7. “Adults follow paths. Children explore. Adults are content to walk the same way, hundreds of times, or thousands; perhaps it never occurs to adults to step off the paths, to creep beneath rhododendrons, to find the spaces between fences.” Mi è piaciuta molto questa frase. Ti sei mai preso del tempo per “deviare dal tracciato”?
Che domanda strana, non so bene cosa rispondere. Credo che l’essere responsabile di altre persone porti per forza di cose a non poter più uscire troppo dal tracciato: quando si è bambini si è spensierati e si è per natura più curiosi, da adulti ormai (purtroppo) non è così facile essere ancora capaci di incuriosirsi ed è la curiosità la principale spinta ad esplorare.

8. Il bambino avrebbe dovuto uccidere il verme? Mi chiedo se sarebbe stato possibile? Ti piace il simbolismo che Gaiman usa rendendo il mostro un verme–un termine usato per descrivere una persona debole e spregevole?
Non credo che sarebbe stato così facile uccidere il verme purtroppo. Comunque si, mi piace moltissimo questo simbolismo. Gaiman non paragona il mostro solamente ad un verme ma anche ad un insetto (non ricordo esattamente la parola che utilizza), quindi rafforza questo significato di un essere viscido e fastidioso. La scena del verme mi ha fatto davvero senso…

9. Che genere di influenza ha Ursula sul padre del protagonista per rendere un uomo che non picchia i propri figli capaca di annegarne uno? L’intera scena della vasca è stata davvero spaventosa. Credi che se il bambino non avesse tenuto la presa sulla cravatta del padre le cose sarebbero finite diversamente?
La scena della vasca è terrificante, adesso capisco perché questo libro è stato scritto per adulti, è stata davvero molto forte. Ursula deve per forza di cose utilizzare un potere quasi ipnotico per far si che il padre faccia una cosa del genere. Da quello che Ursula dice al protagonista nel capitolo 8 sembra che lei abbia manipolato il padre per far si che ad un certo momento lo tirasse fuori dalla vasca, ma sinceramente al momento della lettura credevo l’avrebbe annegato o comunque che le sue intenzioni fossero proprio quelle.

10. Se il bambino cercasse di descrivere ad un adulto quanto sta accadendo, tutto verrebbe facilmente ridotto a qualche fantasia infantile. Credi che gli adulti dovrebbero ascoltare di più quello che dicono i bambini? Che spesso vengano liquidati troppo facilmente?
Credo che oggi si tenda ad ascoltare molto di più i bambini rispetto al passato: è ovvio, in questo caso si parla di eventi sovrannaturali, quindi anche un adulto verrebbe preso per matto, però se riporto il concetto ai “mostri” reali (pedofili prima di tutto) mi rendo conto che fortunatamente adesso i bambini vengono ascoltati, mentre spesso in passato questi eventi venivano tacciati per bugie perché esistevano troppi tabù.

11. La scena nella libreria sarebbe stata una vista scioccante per qualsiasi bambino. Mi sorprende la velocità con cui Ursula allunghi le sue grinfie su chiunque. Credi che Ursula/il mostro sia la personificazione dei desideri egoisti?
In qualche modo potrebbe, infatti sembra quasi che il mostro acquisti il controllo delle persone rispondendo ai desideri che più facilmente le corrompono e le rendono manipolabili: ha iniziato con i soldi e adesso è passata al sesso. Con la sorella del protagonista, invece, il metodo adottato è quello di viziarla e di giocare sulla naturale gelosia tra fratelli per farla sentire migliore di lui.

12. Sappiamo che il padre del bambino è un po’ vanitoso perché all’inizio della storia ci viene rappresentato mentre dice “stai proprio bene” al proprio riflesso nello specchio. La storia mitologica del giovane dal quale deriva il nome del narciso potrebbe essere un modo furbo di Gaiman per darci un’idea migliore del carattere del padre del ragazzo? Ursula, descritta come molto carina, potrebbe essere un riflesso del padre un po’ come il laghetto che riflette l’immagine di Narciso?
Ma come fanno a ideare queste domande? Io non ci avrei mai pensato! Si vede proprio che leggo con troppa superficialità. La risposta è decisamente si, e si collega comunque alla domanda di prima: il “punto debole” del padre è la vanità, così per catturarlo il mostro diventa una donna giovane e bella che, dimostrando di essere attratta da lui, alimenta la sua vanità, esattamente come il laghetto alimenta quella di Narciso.

13. “Growing up, I took so many cues from books. They taught me most of what I knew about what people did, about how to behave. They were my teachers and my advisors.” Un’altra citazione che mi è piaciuta. Ti è piaciuto come il ragazzino abbia usato ciò che ha imparato?
Anch’io ho evidenziato questa frase durante la lettura perché mi è piaciuta molto. Non c’è niente da fare: leggere insegna un sacco di cose, anche a scendere da una grondaia. E ciò che si impara con la lettura, a volte torna utile nei momenti e nei modi più impensati.

14. “My parents were a unit, inviolate. The future had suddenly become unknowable: anything could happen: the train of my life had jumped the rails and headed off across the fields and was coming down the lane with me, then.” Credo che Gaiman abbia catturato perfettamente i sentimenti del bambino verso i genitori. Loro erano la sua sicurezza, stabilità, e appoggio. Togline uno o entrambi e sembrano meno stabili.
E’ assolutamente vero. I bambini hanno bisogno di stabilità, di equilibrio, di figure di riferimento che non traballino mai. Questo è più importante di tutto, anche di chi sono i componenti della famiglia: se c’è solidità, un bambino cresce bene. Per questo credo fermamente che per un bambino sia molto più dannosa la coppia di genitori che divorzia rispetto ad avere solo la mamma o solo il papà, a vivere con i nonni, gli zii e i cugini, o avere due mamme o due papà.

15. Qualcun altro ha la sensazione che ci troviamo di fronte ad una favola con dietro un messaggio? Nella prima parte la strana creatura che sembra un lenzuolo afferma di essere stata avvicinata da qualcuno che le ha detto, “That they were simple creatures, and all any of them want is money, just money, and nothing more.” In più, ci sono tutte quelle storie sulle persone della zona che hanno b
isogno di soldi. Sto pensando che forse potrebbe avere qualcosa a che fare con la felicità e i soldi. Cosa ne pensate?

Collegherei questa risposta a quello che ho già dato alle domande 11 e 12: probabilmente all’inizio il mostro ha tentato la strada dei soldi ma poi si è reso conto che le persone possono avere diversi punti deboli ed ha iniziato ad agire di conseguenza

The Ocean at the End of the Lane (Gdl – 1 Tappa)


Calendario Gdl:
15 Ottobre – Prologo-Cap. 04
16 Ottobre – Cap. 05-08
17 Ottobre – Cap. 09-11
18 Ottobre – Cap. 12-Epilogo

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Aspettavo con ansia l’inizio di questo Gdl perché dopo essere rimasta entusiasta della lettura di Coraline non vedevo l’ora di buttarmi su un altro romanzo di Neil Gaiman, così ho addirittura iniziato con un giorno d’anticipo sulla tabella di marcia (inutile dire che ho già perso il vantaggio, ma dopotutto questi gdl su goodreads sono di una velocità esagerata: prevedono la lettura di 50/60 pagine al giorno, cosa che io difficilmente riesco a fare).

Il romanzo mi ha preso fin da subito, complice anche la concentrazione molto maggiore che devo mettere nella lettura in inglese rispetto a quella in italiano, e mi ha confermato che adoro lo stile di Gaiman e la sua capacità di integrare elementi sovrannaturali alla realtà di tutti i giorni. Per non parlare dei personaggi: anche se li conosco ancora poco perché fino a dove sono arrivata non è stato detto quasi nulla, solo frasi accennate, sono già piena di curiosità nei confronti soprattutto delle tre donne Hemstock.

Visto che il gruppo di lettura a cui sto partecipando per questo libro prevede delle domande che vengono poste dalle moderatrici a tutti noi partecipanti, ho pensato di condividere le mie risposte anche qui sul blog (la traduzione delle domande originali è mia).

– ATTENZIONE, SPOILER VAGANTI –
1. Mi è piaciuta molto la citazione di Maurice Sendak nell’introduzione al romanzo. Essa sembra illustrare il tema del libro che è simile al tema portante di Coraline. Cosa pensi di questo concetto dei bambini più coraggiosi di quanto gli adulti non pensino?
La citazione introduttiva al romanzo è effettivamente molto particolare e la riporto di seguito:

I remember my own childhood vividly… I knew terrible things. But I knew I mustn’t let adults know I knew. It would scare them.

In realtà credo che sia tutta una questione di prospettive: ciò che per un bambino può rappresentare un ostacolo insormontabile, per un adulto potrebbe non solo non rappresentare un problema, ma addirittura qualcosa di cui nemmeno di accorge. Per questo credo che sia facile sottovalutare non rendersi conto, da adulti, di tutte le prove che i bambini devono affrontare ogni giorno.

2. Questo è il tuo primo libro di Neil Gaiman? Cosa pensi dello stile di scrittura e delle sue ingegnose descrizioni? Ti è piaciuto essere partiti con un Prologo per poi tornare indietro a quando il narratore aveva 7 anni?
Alla prima parte della domanda ho in realtà già parzialmente risposto: mi piace moltissimo il suo modo di scrivere perché, dette da lui, anche le cose più assurde divengono reali. La risposta è si anche per la seconda domanda: mi piacciono molto i flashback per il fatto che “confondono” un po’ le idee del lettore e obbligano a mantenere alta l’attenzione su quello che si sta leggendo in attesa che venga spiegato il collegamento tra presente e passato.

3. Il narratore non sembra ancora avere un nome. Secondo te c’è un motivo?
Adesso forse è un po’ presto per dirlo, comunque credo proprio di si e le mie ipotesi sono due: o che ciò avvenga per dare più importanza agli eventi narrati (o alle tre “streghe” – credo siano delle figure di quel genere – Hemstok) che non al narratore o perché ci aspetta qualche sorpresa sulla sua identità.

4. Uno degli aspetti più interessanti dello stile di Neil Gaiman, secondo me, è il modo in cui manovra abilmente le nostre emozioni e in cui descrive una situazione tragica con una vena di umorismo. Per esempio, ho trovato estremamente triste la scena del bambino abbandonato alla festa del suo settimo compleanno mentre sono stata sorpresa di ritrovarmi sorridente e non inorridita quando racconta che il micino Fluffy, deceduto, viene rimpiazzato da Monster. Hai trovato anche tu dell’umorismo in questa prima parte?
No, non ho trovato umorismo in questa parte di romanzo e nelle scene specifiche, le mie impressioni sono state esattamente opposte: l’episodio della festa di compleanno non mi ha intristito particolarmente perché in realtà al bambino non interessava più di tanto. Mi è dispiaciuto moltissimo, invece, per la morte del micino perché il narratore era davvero affezionato a lui e ha sofferto a causa della sua scomparsa: ho trovato poi quasi grottesco il fatto che insieme alla notizia della morte di Fluffy gli venga regalato Monster, come se il gattino fosse per il bambino alla stregua di un pupazzo rotto, che si può sostituire con un altro dalle caratteristiche simili (non importa se quello “nuovo” è grosso e selvatico, sempre gatto è).

5. Le signore Hemstock sono interessanti. Sembra che abbiano qualche genere di abilità psichica e parlano “nella lingua della creazione”. Cosa pensi di loro? Sono streghe, spiriti o dee, o non possono essere categorizzate?
Anche a questa domanda ho già risposto: credo siano delle specie di streghe, delle custodi incaricate di scacciare da questo mondo tutte le forze che non vi appartengono.

6. Pensi che il fatto che il narratore abbia afferrato la “cosa” che gli è stata lanciata “dal centro della tela svolazzante” possa avere degli effetti duraturi? Cosa potrebbe essere?
Sinceramente non ho proprio idea di cosa potrebbe essere, mentre sono certa che avrà delle conseguenze: dopotutto Lettie gli aveva raccomandato di non lasciare mai le sue mani, ciò significa che se l’avesse fatto avrebbe corso dei pericoli. Il fatto che sia stato colpito proprio nel momento in cui ha mollato la presa significa che l'”essere” ha colto l’occasione per fare qualcosa che volgerà a suo vantaggio.

Death at La Fenice

di Donna Leon

Serie Commissario Brunetti, #1

The third gong, announcing that the opera was about to continue, sounded discreetly through the lobbies and bars of Teatro La Fenice. In response, the audience stabbed out cigarettes, finished drinks and conversations, and started to filter back into the theater.
(incipit)

Mi rendo conto di fare molta fatica ad essere obiettiva con questo romanzo. Veniamo subito al punto: questo libro è pieno zeppo di inutili luoghi comuni sugli italiani, e sono talmente tanti e talmente immotivati, che perfino a me, che me ne andrei subito da questo Paese che non sopporto più e che sono sempre dietro a criticare, ha dato fastidio. E’ stupefacente il fatto che l’autrice risieda da anni a Venezia, città in cui è ambientato non solo questo romanzo ma l’intera serie dedicata al Commissario Brunetti (ebbene si, è una serie composta addirittura da 22 libri e probabilmente non ancora conclusa… ma non credo proprio che avrò il piacere di leggerne altri), perché da quello che scrive si direbbe che non sia mai stata in Italia una volta nella vita ma abbia solo visto film di mafia sul divano di casa sua.

Quello che che ho trovato insopportabile non è stato tanto il fatto che parlasse male degli italiani (quante volte lo faccio io…) ma la gratuità e l’assoluta inconsistenza di basi su cui fa certe affermazioni, in questo caso a “spese” di italiani e tedeschi, ma è probabile che se ci fosse stato un personaggio francese ci sarebbe andata giù pesante anche loro. E’ troppo facile puntare sullo stereotipo per catturare dei lettori, facendo leva sul fatto che “questo è quello che vorrebbero sentirsi dire”. O si fa critica sociale, ma allora ci si documenta e si fa fatica (cosa che non credo la Leon avesse voglia di fare) e comunque non si generalizza (gli italiani sono tutti mafiosi e i tedeschi sono tutti nazisti sono concetti che speravo fossero ormai almeno un po’ passati di moda), o altrimenti si scrive un bel giallo ambientato a Venezia senza lasciarsi andare a facili approssimazioni. Visto che però la Leon un bel giallo non lo sa scrivere, allora ha preferito buttare lì qualche spaghetto e mandolino con due wurstel e krauti.

Ho appena accennato alla qualità del giallo: sicuramente io non mi reputo un’esperta di questo genere, però da quei pochi che mi sono passati sotto il naso (e quei pochi sono di gente che di giallo se ne intende visto che si tratta di Agatha Christie, Arthur Conan Doyle, Edgar Allan Poe e George Simenon) ho capito che un giallo che corrisponda ai miei canoni deve innanzitutto avere come protagonista un detective capace (furbo, che sa individuare le contraddizioni, in grado di “raggirare” un po’ gli interrogati per riuscire ad ottenere le informazioni che gli servono), mentre Guido Brunetti è un personaggio con poco carattere e per niente abile nel relazionarsi con gli interrogati (la maggior parte delle volte li fa innervosire con domande che non centrano nulla con l’indagine e così deve tornare più volte dalle stesse persone per ottenere le informazioni che gli servono). In più io voglio un intreccio intrigante, voglio che l’autore mi dia degli indizi ma che allo stesso tempo cerchi anche di depistarmi: insomma, io voglio “giocare” a scoprire chi è l’assassino, mentre in questo romanzo ho scoperto solo alla fine che forse c’era stato un tentativo di depistaggio (e dico forse perché non sono nemmeno troppo sicura che fosse volontario).

Per quanto riguarda l’ambientazione, questa viene presentata in maniera apparentemente rilevante nel romanzo: in realtà non è assolutamente così predominante come ho letto nelle recensioni su Goodreads di molti lettori stranieri. E’ vero, Brunetti gira in battello e cammina per le calli, ma principalmente quello che l’autrice fa per cercare di dare al lettore l’impressione di aver costruito una valida cornice attorno alla storia è quella di infilare qua e là qualche “parola tipica”: una calle da una parte, un permesso (inteso come espressione che si usa quando si entra in casa d’altri) dall’altra e così per tutto il romanzo. La questione è che non è citando parole nella lingua della nazione in cui è ambientato il romanzo che si crea l’effetto di essere “immersi” nella cultura di quel luogo, ma è attraverso le vicende che vengono narrate, attraverso le descrizioni di ambienti, persone, atmosfere, sensazioni.

Decisamente si è trattato di una lettura del tutto inutile che non mi ha lasciato nulla, nemmeno il divertimento di risolvere un mistero. Escludo di andare avanti a leggere gli altri libri della serie.

Il mio giudizio:

Formato: Ebook
Pagine: 270
Edizione: Harper Perennial, 1992
Inizio lettura: 01 ottobre 2013
Fine lettura: 11 ottobre 2013
Lettura n.: 44/2013

Covers:
altre

Serata Cinema – Coming Soon Ottobre, Parte 2

Settimana scorsa avevo segnalato cinque film interessanti in uscita ad ottobre. Questa settimana pubblico la seconda parte con altri cinque film che mi piacerebbe vedere.

Cani sciolti
regia di Baltasar Kormákur

Con: Mark Wahlberg, Denzel Washington, Paula Patton, James Marsden, Bill Paxton
Genere: Azione
Durata: 109 minuti circa
Uscita: 24 ottobre 2013

Due agenti sotto copertura sono impegnati ad impedire una rapina ad una banca. Il problema è che entrambi hanno ricevuto l’incarico da due diverse agenzie e non sanno dell’esistenza dell’altro.

Don Jon
Regia di Joseph Gordon-Levitt
Con: Joseph Gordon-Levitt, Scarlett Johansson, Julianne Moore, Brie Larson, Tony Danza
Genere: Commedia
Uscita: 24 ottobre 2013
Il protagonista di 500 giorni insieme e Inception, Joseph Gordon-Lewitt, gira il suo primo film da regista con la partecipazione di Scarlett Johansson e di Julianne Moore. Ridente commedia che ha come elementi sesso, romance e seduzione, Don Jon’s Addiction racconta le peripezie di un giovane e moderno don Giovanni – interpretato dallo stesso Gordon-Lewitt – che ha per mentore una donna. Don Jon’s Addiction è tra le premieres del Sundance Film Festival 2013.

Runner Runner
regia di Brad Furman

Con: Justin Timberlake, Gemma Arterton, Anthony Mackie, Ben Affleck, Oliver Cooper
Genere: Drammatico
Uscita: 24 ottobre 2013

La vicenda è ambientata nel mondo dei giochi d’azzardo online e racconta un rapporto teso tra il fondatore di un’azienda e un suo dipendente molto stimato. Produce Leonardo DiCaprio.

Ender’s Game
regia di Gavin Hood
Con: Harrison Ford, Viola Davis, Asa Butterfield, Abigail Breslin, Hailee Steinfeld
Genere: Fantascienza
Uscita: 30 ottobre 2013
L’adattamento cinematografico di Ender’s Game, romanzo fantascientifico di Orson Scott Card, vincitore del Hugo Award nel 1985, che racconta di un ragazzo soprannominato Ender che, ad un’età molto giovane, viene scelto per andare alla Battle School che si trova nello spazio. La scuola è un posto dove gli adulti allenano ragazzi di talento per diventare leader militari per una guerra imminente usando giochi di guerra a gravità zero, simulazioni digitali interattive e molto altro.

Captain Phillips – Attacco in mare aperto

regia di Paul Greengrass

Con: Tom Hanks, Catherine Keener, Max Martini, Yul Vazquez, Chris Mulkey
Genere: Azione
Uscita: 31 ottobre 2013

Il film, raccontato attraverso l’obiettivo caratteristico di Greengrass, è allo stesso tempo un thriller al cardiopalma ed un ritratto della miriade di effetti collaterali della globalizzazione. Il film è incentrato sulla relazione tra il Comandante della Alabama, il Capitano Richard Phillips, e la sua controparte Somala, Muse. Ambientato su una rotta di collisione incontrovertibile, al largo della costa Somala, entrambi si troveranno a pagare il prezzo alle potenze economiche che sfuggono al loro controllo.

Recensione film: Il riccio

Titolo originale: Le hérisson
Regia: Mona Achache
Con: Josiane Balasko, Garance Le Guillermic, Togo Igawa, Anne Brochet, Ariane Ascaride
Genere: Drammatico
Data di uscita: 2009
Durata: 100 minuti

Visto il: 07 ottobre 2013
Il mio voto: ★★★★☆

“Ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”
(Paloma)

Finalmente sono riuscita a trovare il tempo per vedere questo film per il quale mi era rimasta una grande curiosità dopo aver letto il bellissimo libro dal quale è tratto (e di cui purtroppo non ho fatto un commento qui sul blog perché l’ho letto quest’inverno durante il mio “periodo no”, quando mi era totalmente passata la voglia di scrivere recensioni).

Le differenze tra la versione scritta e quella cinematografica sono molte e all’inizio ho fatto un po’ fatica ad entrare nell’ottica del film: la partenza è piuttosto lenta, e mentre nel romanzo cominciamo fin da subito a conoscere Paloma e Renee, nella pellicola il “segreto” della portiera ci viene rivelato solo molto più avanti, successivamente all’arrivo di Kakuro Ozu nel palazzo. Fino a quel momento ero rimasta piuttosto perplessa, ma l’arrivo di Ozu fa sì che le dinamiche tra i personaggi diventino più chiare e che la storia modifichi la piega che aveva preso fino a quel momento.

Il film si distacca dal romanzo anche in quanto non approfondisce la relazione tra le due protagoniste e gli altri abitanti del palazzo: nel libro, infatti, una buona parte della caratterizzazione di Paloma e di Renee avviene tramite le interazioni con gli altri abitanti, i modi in cui li percepiscono e si lasciano percepire. Immagino che la regista abbia ritenuto più adatto mostrare le loro personalità utilizzando tecniche diverse, però io ho notato questa mancanza poiché mi era piaciuto moltissimo leggere delle dinamiche instaurate tra la portiera e gli inquilini e tra la “bambina strana” e i suoi vicini. Inoltre, come era prevedibile, le interessantissime speculazioni filosofiche che arricchiscono il libro scompaiono quasi del tutto: era prevedibile perché mi rendo conto che avrebbero appesantito non poco la trama, oltre ad essere difficilmente trasferibili in quanto erano generalmente esposte tramite il discorso indiretto, però non mi ha entusiasmato la scelta di riportarne solo alcune (ad esempio il pensiero sul cioccolato). Non so, mi è sembrato quasi una forzatura, avrei piuttosto preferito che fossero eliminate del tutto.

Mi dispiace di aver elencato finora solo gli aspetti negativi del film, perché in realtà l’ho trovato molto poetico ed elegante, soprattutto nei due eventi chiave della storia che sono il rapporto tra Renee e Ozu e la decisione di Paloma di suicidarsi. Specialmente per quanto riguarda il suicidio di Paloma, si poteva correre il grosso rischio di farlo sembrare una sciocca idea da ragazzina psicopatica, mentre la regista è stata abile, dando voce ai pensieri di Paloma tramite l’escamotage della telecamera (nel romanzo, Paloma tiene un diario, ma mi rendo conto che sarebbe stata una soluzione troppo statica per un film), a non snaturare il suo senso di estraneità all’ambiente che la circonda. Le attrici che interpreto le protagoniste mi sono piaciute moltissmo: Garance Le Guillermic perché è riuscita a non fare di Paloma una bambina saccente, viziata e teatrale, e Josiane Balasko per la grande intensità con cui veste i panni di Renee. In più ho trovato stupende la fotografia e la colonna sonora: alla fine del film sono rimasta a guardarmi tutti i titoli di coda per poter ascoltare la musica.

Ho letto su internet che l’autrice Muriel Barbery non ha “riconosciuto” il film come trasposizione del proprio romanzo e questo rifiuto è la ragione del titolo, ridotto a “Il Riccio” per marcare la distanza dal libro. Purtroppo non sono riuscita a trovare interviste all’autrice o articoli più dettagliati su questo argomento (c’era un articolo su La Stampa ma il link non è più attivo), perchè mi sarebbe piaciuto approfondire, anche se credo di comprendere alcune motivazioni di questa scelta, ma dall’altra parte ho apprezzato molto il film come opera a sè stante.

 

“Ma malgrado ciò, malgrado tutta questa fortuna e tutta questa ricchezza so che la destinazione finale è la boccia dei pesci, un mondo in cui gli adulti passano il tempo a cozzare come mosche contro lo stesso vetro. Ma una cosa è certa: io, nella boccia, non ci vado!” (Paloma)
“Lei ha trovato il buon nascondiglio.” (Paloma)
“Allora è così. Di colpo, tutto si ferma.. E’ questo morire? Non rivedrete più quelli che amate, non rivedrete più quelli che vi amano. Se è questo morire, è proprio la tragedia che dicono..” (Paoloma)

The Big Bang Theory – Stagione 2

 The Big Bang Theory
Ideatori: Chuck Lorre, Bill Prady
Interpreti: Johnny Galecki, Jim Parsons, Kaley Cuoco, Simon Helberg, Kunal Nayyar
Warner Bros Television 2009, 23 episodi

Questo post contiene spoiler

Questa seconda stagione di The Big Bang Theory si è rivelata bella quanto la prima: gli episodi sono sempre più comici e i personaggi sempre più credibili nei loro rispettivi ruoli. Sheldon si conferma definitivamente la colonna portante della serie: ormai il protagonista è lui, e tutti gli altri gli ruotano attorno creando i presupposti per le sue paturnie.

L’episodio più divertente della stagione è stato a mio parere quello in cui Sheldon e Penny si sfidano a suon di dispetti, anche se si contende il podio con quello in cui la madre di Leonard va a trovare i ragazzi. Ho riso davvero da farmi venire i crampi allo stomaco. Altra puntata che mi è piaciuta particolarmente, perché mi sono molto immedesimata, è quella in cui Penny si appassiona talmente tanto ad un GDR online da non dormire più la notte, non lavarsi e saltare anche il lavoro: mi ha fatto ridere perché all’epoca di The Sims 2 anch’io ho passato dei periodi così, in cui stavo alzata fino alle 2 di notte a giocare e mi ritrovavo addirittura a mangiare davanti al computer pur di continuare a giocare!

Purtroppo anche in questa stagione la relazione tra Penny e Leonard langue, ed entrambi i ragazzi frequentano altre persone (anzi, a dire la verità combina addirittura più Leonard)… uffa, io li voglio vedere insieme!! In generale comunque, per essere dei nerd supersfigatissimi, i ragazzi riescono a concludere e non solo con delle escort come succede a Wolowitz in una delle ultime puntate!

Un commento finale a parte devo farlo per le magliette di Sheldon: sono fantastiche, ma dove le trovano?

“Soft Kitty, Warm Kitty, little ball of fur
Happy Kitty, Sleepy Kitty, purr purr, purr”


Autumn Tag


Girovagando tra i miei blog letterari preferiti, sono capitata su questo post, e ho pensato così di partecipare a questo Meme, poco impegnativo ma simpatico, totalmente dedicato alla meravigliosa stagione autunnale.

What is your favorite thing about autumn? (Qual’è la caratteristica che preferisci dell’autunno?)
Prima di tutto i colori, ma devo dire che amo molto anche le giornate uggiose (e qui a Milano c’è da farne indigestione) e il poter ricominciare a far correre i miei cani al parchetto senza guinzaglio perchè non ci sono più i bambini che giocano (eheheh… questa è proprio una frase da strega cattiva!!).

What book reminds you of school? (Quale libro ti ricorda la scuola?)
“Ascolta il mio cuore” di Bianca Pitzorno. Mi ricorda le elementari perché è stato il primo libro che è andato di moda nella mia classe: una mia compagna l’aveva comprato e ce l’eravamo passato leggendolo a turno. Bellissimo e uno dei romanzi che preferisco della Pitzorno.

What is one of your favorite autumn-related book covers? (Qual’è una delle tue copertine a tema autunnale preferita?)
Ho impiegato un po’ a trovare la copertina con cui rispondere a questa domanda. Visto che su Goodreads non ci sono liste che le raggruppano sono andata a spulciare nella mia libreria tra le copertine dei libri che ho letto e quelli che ho in wishlist e alla fine ho scovato “Il prigioniero del cielo” di Carlos Ruiz Zafòn, romanzo che possiedo ma non ho ancora letto e che mi fa tanto pensare alle fredde giornate novembrine di Milano. Ero comunque molto indecisa tra questo è i “Racconti Ritrovati” di Tolkien.


What is your favorite horror or Halloween story? (Qual’è la tua storia horror o di Halloween preferita?)
Questa non è proprio la domanda giusta per me: non leggo horror perché mi fa paura avere paura (esatto, sono come Harry Potter: la mia paura è la paura stessa e probabilmente il mio Molliccio diventerebbe un Dissennatore) e di conseguenza non leggo nemmeno libri adatti al periodo di Halloween. Diciamo che l’unico horror che non faceva paura che io abbia mai letto (e mi è piaciuto da morire) è stato “Dracula” di Bram Stocker, quindi citerò quello.

What are some of your favorite horror films? Quali sono i tuoi film horror preferiti?
Seee… figuriamoci! Non leggo libri horror, ho avuto una crisi isterica con il menu del dvd di “The Ring”, potrò mai vedere un film del genere? Comunque un film non horror, ma molto, molto inquietante (e che ho amato da impazzire nonostante me la facessi sotto dalla tensione) è stato “The Others” con Nicole Kidman. Film stupendo, il colpo di scena finale non me lo sare mai aspettato e lei era favolosa. Mi sentirei comunque di mettere al secondo posto “Donnie Darko”; quel maledetto coniglio non mi ha fatto dormire, ma il film è fantastico.

What is a book release you’re looking forward to this autumn? (Quale nuova uscita libresca stai aspettando per questo autunno?)
Mi spiace essere così scontata, ma il mio libro più atteso questo autunno è “Il richiamo del cuculo” di Robert Galbraith alias J.K. Rowling. Si, lo so, sono vittima del mercato bla, bla, bla. Chissenefrega, adoro la Rowling e preferisco dare i miei soldi a lei piuttosto che ad una di quelle tante autrici di libri inutili per adolescenti che vanno tanto di moda. Ammetto che forse sarebbe ancora meglio darli a Umberto Eco e al suo “Storia delle terre e dei luoghi leggendari” (che mi ispira moltissimo), però caspita, costa 30 euro! Aspetterò che lo abbiamo nella mia biblioteca.


What is a film release you’re looking forward to this autumn? (Quale nuova uscita cinematografica stai aspettando per questo autunno?)
Anche in questo caso, mi spiace non sfoggiare un’immensa cultura cinematografica: il film che più attendo per questo autunno è “Hunger Games – La ragazza di fuoco”. Non vedo l’ora!!

What are 3 books you want to read this autumn? (Quali tre libri vorresti leggere questo autunno?)
Questa è facile, perché grazie a sfide e gdl ho più o meno già programmato le mie letture per questo autunno. Quelli che più di tutti non vedo l’ora di leggere sono “Il figlio del cimitero” di Neil Gaiman, “Lo Hobbit a fumetti” e “Aiuto, Poirot!” di Agatha Christie.


E ora passo il meme a chiunque voglia portarlo sul proprio blog: quali sono i vostri gusti per questo autunno?