Il drago come realtà

Sfida del bersaglio 2012, sfida infinita 2012, sfida dei buoni propositi 2012, sfida della non-narrativa 2012, sfida incrociata 2012, sfida solo donna 2012

Autore: Silvana De Mari
Anno di pubblicazione: 2007
Editore: Salani
Pagine: 148

Iniziato il: 30 maggio 2012
Terminato il: 30 maggio 2012
Valutazione: ★★★★

La letteratura fantastica è la prima che compare in ogni popolo. La prima cosa scritta su questo continente contiene la parola “ira”: “L’ira funesta cantami, o Diva, del Pelide Achille”.

(incipit)


Sono rimasta molto colpita da questo libro; mi aspettavo un saggio sulle fiabe, sulle loro origini, sulla loro evoluzione e invece ho trovato molto di più, qualcosa che proprio non mi aspettavo: ho trovato un libro in cui l’autrice grida tutta la sua indignazione per le mostruosità del presente e del passato.

In alcuni punti in effetti la De Mari si lascia molto andare rispetto a quanto ci si aspetti solitamente in un saggio, che dovrebbe essere il più possibile neutrale, però i temi sono troppo importanti per non arrabbiarsi. All’interno delle fiabe, infatti, si trova la rappresentazione della realtà, una realtà che si modifica con il passare dei secoli, e che viene sempre riflessa nei racconti che sono il porto sicuro di chi sa di poter trovare almeno lì un lieto fine. Ad esempio, le fiabe di Pollicino e di Hansel e Gretel sono nate in un’epoca in cui non era raro che i bambini venissero abbandonati o strappati alle loro famiglie, che si ritrovassero succubi di una matrigna perché la madre era morta di parto, che addirittura le guerre e le carestie portassero al cannibalismo (tanto che sono stati ritrovati documenti che vietavano espressamente di nutrirsi di cadaveri di bambini) e all’interno di queste fiabe si ritrovano i temi dell’abbandono, della povertà, la paura di essere in balia dell’Orco o della Strega di turno. Anche nei romanzi fantastici moderni si ritrova una trasposizione della realtà: nel “Signore degli Anelli” si rivive la Seconda Guerra Mondiale, l’oppressione dei totalitarismi e la paura per la distruzione del mondo.

I temi affrontati dalla De Mari sono moltissimi, dai roghi delle streghe agli ebrei deportati ai morti nei gulag russi, dalla violenza sui bambini a quella sulle loro madri, dalle Crociate agli attentati terroristici, tutti orrori che fanno sentire la propria eco nella narrazione fantastica proprio perché questa è l’unica che permette di affrontare il dolore e le sofferenze senza dovercisi scontrare davvero.

Il libro è pieno di spunti e di riferimenti bibliografici molto interessanti che sono entrati tutti diretti nella mia wishlist insieme al libro stesso, dato che il volume che ho letto l’ho preso in prestito in biblioteca ma ho tutta l’intenzione di comprarlo.

L’unico aspetto che mi ha lasciato un po’ perplessa è il riferimento, che compare molte volte, che la De Mari fa ai suoi stessi libri: può andare bene una volta e solo se affiancato all’analisi di molti altri romanzi fantastici contemporanei, mentre nel volume l’autrice cita e rimanda più volte ai suoi stessi libri e cita in modo approfondito due sole opere fantasy, ovvero “Il Signore degli Anelli” e “Harry Potter”. Questo mi ha fatto pensare ad un tentativo di far incuriosire il lettore e fargli acquistare i suoi romanzi, però magari sono io che sono sempre prevenuta…

In realtà la fiaba, la narrazione fantastica senza alcuna pretesa di verosimiglianza, nata dal basso, spontanea e anonima, proprio per il suo contenuto fantastico e per il lieto fine che c’è sempre, è in assoluto la narrazione che è più vicina alla realtà storica: è l’unica narrazione dove la realtà storica, di qualsiasi tipo, sia stata rappresentata.

Nelle fiabe essa [la miseria] è da sempre uno dei protagonisti, insieme alla fame, alla paura, all’infanticidio, all’idea che i bimbi possano essere scacciati, allontanati, venduti, scambiati, abbandonati in un bosco buio dove un Orco orrendo li mangerà per cena, a meno che una fila di sassolini che brillano sotto la luna non li riporti a casa dove nessuno li vuole. Noi non abbiamo idea di cosa sia stata sul nostro suolo la vita dei bambini.

Ci dice Kafka che la realtà non può essere guardata in faccia, abbiamo bisogno di un velo che la copra. Quel velo può essere il genere fantastico. Diceva Italo Calvino: la fantasia è come la marmellata, uno non se la può mangiare a cucchiai, perché dopo il terzo cucchiaio ne ha fino qui. La marmellata va messa sul pane, cioè va messa su un sapore diverso: “la fantasia va messa su qualcosa di reale”.

La maternità umana è sempre un incrocio tra il dubbio sulla scelta da fare e il senso di colpa per la scelta fatta. […] Noi abbiamo rinunciato alla certezza di sapere sempre qual’è la cosa giusta, per diventare uomini.

La fantasy ci evita una tragedia che invece è la nostra tragedia permanente: cercare di capire quale sia la parte giusta, quale quella sbagliata. Ogni tanto ci guardiamo tutti in faccia e ci chiediamo come abbiamo fatto a bruciare le streghe in piazza, o mettere i bambini sui treni per Auschwitz.

A letto con Maggie

Titolo originale: In her shoes
Autore: Jennifer Weiner
Anno di pubblicazione: 2003 (2002)
Editore: Piemme
Pagine: 463

Iniziato il: 27 maggio 2012
Terminato il: 28 maggio 2012
Valutazione: ★★★★

Come si chiamava quel tipo? Ted o Tad, insomma, qualcosa del genere. Un monosillabo da dimenticare. Fatto sta che Ted o Tad, con la sua barba da porcospino le stava irritando il collo, e nel frattempo le pigiava una guancia contro la parete del cesso.

(incipit)


Ho letteralmente divorato questo libro al quale probabilmente non mi sarei mai avvicinata se non avessi visto il film con Toni Collette e Cameron Diaz: il titolo italiano, infatti, mi avrebbe respinta lontana mille miglia, dato che lascia immaginare che si raccontino le avventure erotiche di una certa Maggie. In realtà il romanzo è piacevolissimo e non c’è nulla di erotico nel suo contenuto: è vero che Maggie se la spassa un po’ troppo e decisamente con troppi uomini, ma non si entra mai nel dettaglio e tutto ciò che viene raccontato degli incontri amorosi della ragazza è limitato a ciò che è davvero importante ai fini della trama (per intenderci, niente capezzoli turgidi alla Tracy Chevalier che tanto mi avevano infastidito).

La trama racconta la storia di Maggie e Rose, due sorelle orfane di madre che non potrebbero essere più diverse: Rose è un’avvocato in carriera, intelligente, seria, un po’ cicciottella e non cura molto il suo aspetto fisico. Non ha un gran gusto nel vestire ma adora le scarpe e ne possiede decine e decine di paia, di tutti i tipi. Maggie è tutto l’opposto: bellissima e consapevole di esserlo, adora fare shopping, è irresponsabile e sempre in bolletta in quanto non è capace di tenersi un lavoro per più di un mese. Il già precario equilibrio tra le due ragazze crolla definitivamente quando Maggie compie un gesto davvero spregevole andando a letto con il fidanzato di Rose.

Il romanzo è narrato da tre punti di vista differenti (quello di Rose, quello di Maggie e quello di Ella, la nonna che le ragazze non hanno mai conosciuto) e ciò ha permesso all’autrice di affrontare in modo approfondito il percorso di crescita delle tre donne, che per tutte è molto importante e profondo: tutte e tre hanno qualcosa da sistemare prima con sé stesse e poi tra loro, e il modo in cui la Weiner intreccia le loro dinamiche è efficace e appassionante.

La differenza con il film sta soprattutto in ciò che accade a Maggie dopo la fuga da casa di Rose: mentre nel film si reca subito a casa della nonna in Florida, nel romanzo la ragazza trascorre un periodo come clandestina nel primo luogo che le viene in mente e che giocherà un ruolo fondamentale nel suo percorso di crescita: il campus universitario di Princeton, dove sua sorella si è laureata in giurisprudenza e dove Maggie riesce a mimetizzarsi perfettamente con gli altri studenti prima di essere scoperta.

Su internet ho scoperto che per questo romanzo esiste una “Reading Group Guide”, ovvero una guida per i Gruppi di Lettura con una serie di domande che aiutano a riflettere su ciò che si è letto. La cosa mi ha incuriosita e ho deciso di provare a dare le mie risposte che possono essere lette aprendo lo spoiler (attenzione perché contengono un sacco di rivelazioni sulla trama). Il link al sito sul quale ho trovato le domande è questo. Le domande sono state liberamente tradotte da me.

Readin Group Guide

Rose riagganciò. Sua sorella era come quello stramaledetto giocattolo, come si chiamava, “Ercolino sempre in piedi”. Traballava, faceva casino, ti rubava le scarpe, i soldi e il fidanzato, ma non cadeva mai e poi mai.

Una sposa conveniente

sfide: sfida solo donna 2012, sfida della francofonia 2012, sfida infinita 2012, sfida salva-comodino 2012

Titolo originale: L’heure de Juliette
Autore: Elsa Chabrol
Anno di pubblicazione: 2011 (2008)
Editore: Sperling&Kupfer
Pagine: 301

Iniziato il: 24 maggio 2012
Terminato il: 27 maggio 2012
Valutazione: ★★★★

«Centouno anni, un mese e quattro giorni…»
Juliette controllava il calendario ogni mattina alla stessa ora. Subito dopo aver finito il suo caffè di cicoria.

(incipit)

Nonostante la trama mi avesse colpito fin da subito, non pensavo che questo romanzino mi sarebbe piaciuto così tanto e invece è stata una lettura di quelle che mettono allegria e che ti fanno passare alcune ore in serenità.

La storia è per la maggior parte narrata dal punto di vista di Juliette, un’ultracentenaria incredibilmente sveglia che nonostante la sua salute di ferro è fermamente convinta che ogni giorno sia il suo ultimo, o almeno così fa credere ai suoi compaesani, potendo in questo modo far leva sulla possibilità di restarci secca da un momento all’altro per ottenere tutto quello che vuole. Dal suo punto d’osservazione alla finestra del salotto, Juliette tiene d’occhio tutto il paese, e ogni giorno si intrattiene studiando i movimenti dei suoi compaesani; movimenti estremamente rari, perché da alcuni anni ormai il paese si è come addormentato, e l’isolamento ha spinto gli abitanti a ritirarsi sempre di più nelle loro case e ormai non ci si parla più nemmeno tra vicini di casa. Pierrot è l’unico che riesca a mantenere dei buoni rapporti con tutti i compaesani a causa del suo ruolo di tuttofare, e così quando dopo la morte della madre annuncia di voler cambiare vita, allontanarsi dal paesino e costruirsi una famiglia, gli abitanti di Poulignac sono costretti ad unire di nuovo le proprie forze per trovargli una moglie. Ma come fare? Ovvio, su internet! Così la vecchia camera del padre di Juliette si riapre a nuova vita divenendo il quartier generale dell’operazione.

Il piano che gli abitanti di Poulignac elaborano e mettono in pratica è contemporaneamente geniale e folle ed è davvero divertente vedere questi vecchietti alle prese con le tecnologia; l’aspetto più tenero e simpatico, però, è vedere le dinamiche che nascono (o meglio, che si ristabiliscono) tra queste persone che si conoscono da decine di anni ma che si sono completamente perse di vista nonostante abitino a un metro di distanza l’uno dall’altro. Alcuni personaggi, poi, sono davvero fantastici, come La Talpa (in paese, infatti, ognuno ha un soprannome), una novantenne con un passato da bigotta che dopo un ictus realizza di non voler morire vergine e rimangono davvero nel cuore.

L’autrice è una sceneggiatrice, e si sente: leggendo il romanzo mi sembrava di guardare una di quelle deliziose commedie francesi leggere e divertenti che alla fine ti lasciano un senso di soddisfazione e di serenità. Se ne dovessero fare un film lo vorrei vedere subito.

Franz, allora, pensò che si era sbagliato di grosso sul conto della centenaria. Non era né rincitrullita, né morente, né fragile. Era una temibile stronza.

«Oh, non è come pensa lei! Io non cerco la scappatella, come si dice. Io intendo costruire. Una famiglia, una vita. La mia vita. Qui, tutto sta morendo, signora Juliette. Lei lo sa meglio di chiunque altro, no? Gli orti sono in abbandono, le case diventano ruderi…»
«Si, e non soltanto le case…» disse lei indicando se stessa.
«Forse, ma io, signora Juliette, io ho l’impressione di essere circondato da persone che stanno concludendo la loro vita, mentre io non ho ancora cominciato la mia. Capisce? Sarebbe davvero stupido non aver avuto una vita, no? Sicché voglio andarmene. Provarci. E’ una cosa tanto brutta?»

La sfida della mummia [Serie di Amelia Peabody, #1]

sfide: sfida del mistero, sfida salva-comodino, sfida dell’alfabeto, sfida infinita, sfida solo donna

Titolo originale: Crocodile on the Sandbank
Autore: Elizabeth Peters
Anno di pubblicazione: 2006
Editore: Editrice Nord
Pagine: 304

Iniziato il: 20 maggio 2012
Terminato il: 23 maggio 2012
Valutazione: ★★★ e mezzo

Quando incontrai Evelyn Burton-Forbes lei era sulla strada a Roma…

(incipit)

Uno dei miei buoni propositi di quest’anno era non iniziare una nuova saga limitandomi a proseguire quelle attualmente in corso (che secondo i miei calcoli dovrebbero essere 11, quindi avrei avuto il mio bel da fare anche se mi fossi fermata a quelle). Purtroppo, mentre percorrevo stoicamente la retta via, mi sono scontrata con la libreria di mia nonna e proprio lì in prima fila spiccava questo romanzo, il primo di una serie che avevo già inserito da tempo in wishlist, e a quel punto non ho potuto farci più nulla: è entrato da solo sgambettando nella mia borsa ed è venuto a casa con me (insieme ad altri due, di cui uno fa parte di un’altra saga ancora… insomma, è un circolo vizioso da cui non uscirò mai).

Dopo i Buddenbrook avevo bisogno di una lettura fresca e leggera e con Elizabeth Peters ho trovato proprio quello che cercavo: una protagonista simpatica, una spruzzata di mistero e una trama facile da seguire, il tutto inserito in una cornice meravigliosa come può essere quella dell’Egitto ottocentesco (quindi ancora incontaminato e senza tutti quegli orribili villaggi turistici). Il romanzo, infatti, è ambientato in epoca vittoriana e Amelia Peabody, la protagonista, è una ricca ereditiera allergica al matrimonio e con la passione per l’archeologia che decide di spendere il suo bel patrimonio viaggiando e visitando una terra che da sempre la affascina: l’Egitto. Poco prima della partenza Amelia incontra Evelyn, una bellissima ragazza inglese sedotta e abbandonata da colui che amava, e la elegge sua compagna di viaggio; così le due donne si avventurano nella terra dei faraoni dove, accompagnate dal fedele servitore Michael, si uniranno alla spedizione dei due fratelli archeologi Richard e Walter Emerson. Durante gli scavi, però, sorge un problema: una spaventosa mummia appare nei pressi del loro accampamento e terrorizza gli operai. Naturalmente spetta ad Amelia risolvere il mistero.

Lo dico subito, il romanzo è una serie infinita di cliché letterari (la zitella anticonformista che proclama la sua indipendenza, l’amica dolce e remissiva che dimostra un’inaspettata determinazione, il personaggio burbero il cui comportamento è solo una maschera per nascondere i suoi sentimenti e il bravo ragazzo timido e riservato che si innamora dell’amica dolce) e il mistero della mummia è facilmente intuibile fin dall’inizio ma la lettura è scorrevole e piacevole, i personaggi sono simpatici e la ricostruzione dell’Egitto ottocentesco è affascinante, anche se rimane sempre piuttosto in secondo piano dato che la maggior parte dell’azione di svolge nell’isolato accampamento degli archeologi ad Amarna, la città del faraone “monoteista” Amenofi IV (del quale ho imparato molto leggendo i romanzi di Ramses di Christian Jacq).

Probabilmente questo è uno dei classici libri che se letti nel momento giusto sono una boccata d’aria fresca, se letti nel momento sbagliato, invece, lasciano intravedere tutti i loro limiti e rischiano di trasformarsi in grosse delusioni. Mi viene però da pensare che, siccome la saga è composta da ben 19 romanzi (dei quali 6 sono inediti in Italia), è possibile che proseguendo con i volumi ci si trovi di fronte ad un’evoluzione delle trame e dei personaggi.

Suppongo che il matrimonio si addica ad alcune donne; poverette, che altro possono fare? Ma perché una donna autonoma e intelligente dovrebbe scegliere di sottomettersi ai capricci e alle angherie di un marito? Vi assicuro che non ho ancora incontrato un uomo assennato quanto me.
(Amelia Peabody)

American Pie: Ancora Insieme

Titolo originale: American Pie: Reunion
Regista: Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg
Anno: 2012
Paese: USA
Genere: Commedia
Cast: Jason Biggs (Jim Levenstein), Alyson Hannigan (Michelle), Chris Klein (Oz), Thomas Ian Nicholas (Kevin), Seann William Scott (Stifler), Eddie Kaye Thomas (Finch), Tara Reid (Vicky), Mena Suvari (Heather), Eugene Levy (il padre di Jim), Jennifer Coolidge (la mamma di Stifler)

Visto il: 10 maggio 2012
Valutazione:★★★★

Commento
Grandissimi, finalmente sono tornati e, cosa più importante, non hanno deluso le aspettative. Jim, Kevin, Oz, Finch e il mitico Stifler si ritrovano per una rimpatriata del liceo e portano con sé le rispettive nuove vite: Jim e Michelle si sono sposati, hanno avuto un bambino e non fanno più sesso, Oz è diventato un noto presentatore di programmi sportivi fidanzato con una bellissima modella, Kevin è sposato e fa il casalingo, Stifler viene schiavizzato dal suo capo e Finch, che inizialmente si spaccia per un avventuriero lavora in realtà in un grande magazzino. Tutti approfittano del weekend lungo per godersi qualche giorno di riposo prima della festa, e appena il gruppo si riunisce, cominciano i guai.

Mentre American Pie: il matrimonio mi era piaciuto ma non mi aveva entusiasmato più di tanto, questo ultimo episodio è tornato agli splendori dei primi due film, pur mantenendo una lieve nota di malinconia, obbligatoria considerando che si tratta comunque di una rimpatriata in ricordo dei vecchi tempi. Stifler rimane impareggiabile: l’apice lo raggiunge nella scena della vendetta ai ragazzini che li hanno spruzzati con le moto d’acqua… disgustoso!!! Altro personaggio che mi ha sempre fatto impazzire è il papà di Jim, che anche questa volta se ne esce con alcune perle memorabili, sempre con l’intento, ovviamente, di consigliare e aiutare suo figlio sui temi delicati della sessualità e con una sbronza epica.

Geniale, infine, la vendetta che finalmente riesce a prendersi Stifler. Ma non dico altro….

Questo film è da vedere:

  • Se sei un fan della serie American Pie;
  • Se provi un po’ di malinconia per le cavolate che si facevano al liceo;
  • Se ti piace la comicità un po’ esagerata.

Friends (Stagione #4)

Titolo italiano: Friends
Ideatore: Kevin Bright, Marta Kauffman, David Crane
Personaggi principali: Rachel Green (Jennifer Aniston), Monica Geller (Courtney Cox), Phoebe Buffay (Lisa Kudrow), Joey Tribbiani (Matt LeBlanc), Chandler Bing (Matthew Perry), Ross Geller (David Schwimmer)
Personaggi secondari: Janice Hosenstein (Maggie Wheeler), Jack Geller (Elliott Gould), Judy Geller (Christina Pickles), Kathy (Paget Brewster), Emily Waltham (Helen Baxendale), Joshua Burgin (Tate Donovan), Frank Buffay, Jr. (Giovanni Ribisi), Alice Knight Debra Jo Rupp), Joanna (Alison LaPlaca), Mr. Treeger (Michael G. Hagerty), Gunther (James Michael Tyler)
Guest Stars: Rebecca Romijn Stamos, Michael Vartan, Richard Branson, Sarah Ferguson
Trasmesso in Italia: 1998
Valutazione: ★★★★★

Trama:
La serie racconta di Monica, Rachel, Phoebe, Ross, Chandler e Joey, sei ragazzi legati tra loro da una fortissima amicizia e delle loro avventure quotidiane tra amori, lavoro, e… il “Central Perk”.


Di seguito i commenti alle singole parti del gdl
(clicca sui titoli per leggere il contenuto)

Ep.01 – The One With the Jellyfish
L’episodio ha inizio nel punto in cui si era fermata l’ultima puntata della stagione 3: Ross deve scegliere se entrare nella stanza di Rachel o in quella di Bonnie. Quando finalmente apre la porta della stanza prescelta… le ragazze sono lì insieme, con Rachel che sta spalmando la crema sulla pelata di Bonnie. In realtà scopriamo poco dopo, e con grande sollievo, che la stanza è quella di Rachel e i due ragazzi si rimettono insieme, almeno finché non litigano nuovamente perché Ross non vuole prendersi la completa responsabilità della loro prima rottura. Intanto Monica, Joey e Chandler sono in spiaggia a rilassarsi quando Monica viene punta da una medusa: il dolore è insopportabile e così Chandler è costretto a farle pipì sul piede per calmare il bruciore. I tre giurano di non rivelare mai quanto accaduto durante quella giornata, ma tornati a New York sono costretti a confessare agli amici la loro vergognosa impresa. Phoebe scopre invece che la sua madre naturale non è quella morta suicida, che era in realtà una matrigna, ma è la stessa signora che si è spacciata per un’amica dei genitori e che non l’ha mai cercata per più di vent’anni; la ragazza si infuria dopo questa scoperta e se ne va arrabbiata. Tornata a New York, sua madre si reca al Central Perk per chiederle scusa e le due scoprono di avere molti tratti in comune.

Rachel: I mean, the way you owned up to everything it just… proved how much you had grown, you know? I mean my mom never thought this would work out. She was like: “Once a cheater, always a cheater.”
Ross: [arrabbiandosi sempre di più] Mm hm.
Rachel: Oh. I just wish we hadn’t lost these last four months. But if time was what was needed to gain a little perspective.
Ross: [incapace di resistere più a lungo, gridando] WE. WERE. ON. A. BREEEAAAK!


Ep.02 – The One with the Cat
Phoebe trova un gatto che gironzola intorno alla custodia della sua chitarra e, convinta che sia lo spirito della sua matrigna morta suicida, lo porta a casa con se. Intanto, Joey e Chandler decidono di vendere il mobile troppo lungo montato da Joey e, dopo aver pubblicato un’inserzione, iniziano a far venire gente in casa per vederlo: durante un colloquio, Joey si chiude nell’armadio per far vedere al ragazzo interessato che è talmente grande da contenere un uomo. Il ragazzo approfitta dell’occasione per bloccarlo dentro e svaligiare completamente la casa. Monica, invece, incontra per caso un ex-ragazzo di Rachel, Chip, il più figo del liceo e decide di uscirci: il ragazzo, però, si rivela un perfetto idiota che ragiona ancora come se avesse 17 anni. Alla fine della puntata, i ragazzi riescono a convincere Phoebe a riconsegnare sua madre/gatto alla bambina che ne denuncia la scomparsa.

Monica: What happened?
Chandler: Well, Joey was born and then 28 years later I was robbed!


Ep.03 – The One with the ‘Cuffs
Chandler va a letto con Joanna, il capo di Rachel. La ragazza non è per niente contenta perché ha paura che questa storia potrebbe portare al suo licenziamento e chiede a Chandler di rompere con lei. Quando il ragazzo prova a lasciare Joanna si ritrova senza pantaloni e ammanettato alla sedia dell’ufficio di lei; dopo molte preghiere Chandler riesce a convincere Rachel a liberarlo con la promessa di lasciare la donna immediatamente. E’ solo dopo avergli tolto le manette che Rachel si rende conto che Joanna, molto gelosa della privacy del suo ufficio, capirà immediatamente che lei è andata a liberarlo e cerca di convicerlo a farsi riammanettare con la promessa di diffondere la voce tra le amiche di averlo visto nudo e aver notato le sue incredibili dimensioni. Intanto Monica ha accettato di preparare il catering per una festa da sua madre; quando perde un’unghia finta in una quiche, scopre che sua madre aveva scommesso con suo padre che Monica avrebbe combinato qualche pasticcio e aveva preparato nel congelatore delle lasagne di emergenza. Offesa e delusa, Monica si rifugia in camera, ma Phoebe la convince a dimostrare a sua madre quanto sia brava come cuoca rimettendosi ai fornelli: in effetti gli ospiti divorano i suoi manicaretti e la madre si scusa per essere stata così “bitch”, come si definisce. Infine, Joey accoglie in casa un venditore di enciclopedie che, dopo aver scoperto che il ragazzo ha in tasca solo 50 dollari, gli vende un solo volume, facendo si che adesso Joey sia preparatissimo, ma solo su vulcani, vivisezione, guerra del Vietnam (Vietnam War), avendo comprato solo il volume “V”.

Phoebe: Oh, my God. Your nails.
Monica: I know. I never wear fake ones I only did it so my mom wouldn’t give me grief about biting them.
Phoebe: No, I’m just saying it’s weird you only have nine now.


Ep.04 – The One with the Ballroom Dancing
Per evitare che il custode del palazzo, Mr. Treeger, faccia sfrattare Monica e Rachel, Joey è costretto ad aiutarlo a migliorare come ballerino di balli da sala per poter conquistare una ragazza. Inizialmente contrariato, a mano a mano che si esercita, Joey scopre quanto in realtà si diverta a ballare ed è quasi dispiaciuto quando, dopo giorni e giorni di prove, il custode è finalmente pronto per partecipare al grande ballo che gli permetterà di conquistare la sua amata. Intanto, Chandler espone agli amici il suo problema: non riesce a lasciare la palestra che non frequenta mai e che ogni mese gli scala dal conto il denaro dell’iscrizione perché ogni volta gli impiegati riescono a convincerlo offrendogli i mille vantaggi dell’essere iscritto e, nei casi peggiori, chiamando Maria, una splendida istruttrice che non lascia scampo. Ross, pensando che ciò sia completamente ridicolo, lo accompagna in palestra ma, mentre Chandler fronteggia eroicamente l’impiegato (continuando a urlare: “I wanna quit the gym!”), gli si avvicina Maria in un costume sgambatissimo che lo convince ad iscriversi in palestra. I due, disperati, decidono di chiudere il conto in banca per evitare che ogni mese la palestra prelevi il denaro, ma anche qui vengono abbindolati dal personale e finiscono con l’aprire un nuovo conto in comune. Nel contempo, Phoebe perde il suo lavoro perché beccata a baciarsi sul lettino dei massaggi con un cliente.

Chandler: Oh, yeah, I’m a gym member. I try to go four times a week, but I’ve missed the last… twelve hundred times.
Ross: So why don’t you quit?
Chandler: You don’t think I’ve tried? You
think I like have 50 dollars taken out of my bank account every month? No, they make you go all the way down there! Then they use all these phrases and peppiness to try to confuse you. And then they bring out Maria.
Ross: Who is Maria?
Chandler: Ah, Maria… You can’t say no to her. She’s like this lycra/spandex covered gym… treat.


Ep.05 – The One with Joey’s New Girlfriend
Al Central Perk, Chandler abborda una ragazza molto carina che si rivela essere la nuova fiamma di Joey, Kathy. Ross cerca di far ingelosire Rachel uscendo con Amanda, una donna molto affascinante che però lo usa solo come babysitter per il figlio.
Contemporaneamente, Rachel cerca di ingelosire Ross uscendo con Josh, uno studente del college che le ruba i soldi dal portafogli. Dopo aver perso il lavoro, a Phoebe rimane solo la musica per guadagnare qualche soldo; essendosi presa l’influenza, scopre che il naso chiuso rende la sua voce molto più sexy e così, una volta guarita, fa di tutto per farsi attaccare nuovamente il raffreddore da chiunque, che sia Gunther al quale stampa un bacio appassionato o Monica, alla quale ruba i fazzoletti usati… schifissimo!! Infine, Joey è convinto che a Chandler stia antipatica Kathy, mentre in realtà il ragazzo cerca solo di starle lontano perché si è innamorato di lei.

Monica: [starnutisce] Oh, gosh, Phoebe, I think I caught your cold!
Phoebe: You mean you stole it!
Monica: [starnutisce]
Phoebe: Don’t cover your mouth when you do that!


Ep.06 – The One with the Dirty Girl
Ross si frequenta con una bellissima donna conosciuta al museo; quando lei lo invita a casa sua, di certo non si aspetta di trovare un appartamento disgustoso: sporco, disordinato e pieno di spazzatura. Pensando a quanto sia affascinante la sua inquilina Ross decide comunque di farsi forza; quando però, dopo essersi impiastricciato le mani di una sostanza non ben identificata e aver trovato sul divano una fetta di prosciutto, uccide un topo infilatosi in un pacchetto di patatine, capiamo che ne ha abbastanza. Intanto Monica, che sta lavorando come catering, si trova a dover affrontare una vedova che, dopo il pranzo per il funerale del marito, si rifiuta di pagare fingendo di soffrire troppo per poter parlare di soldi: Monica si ritrae imbarazzata ma Phoebe, che l’aveva accompagnata, affronta a viso aperto la signora e si fa consegnare il loro denaro. A questo punto Monica propone all’amica di mettersi in società, lei come cuoca e Phoebe come recupero crediti. Infine, Chandler è ancora alle prese con la sua cotta per la ragazza di Joey e per il suo compleanno le compra un libro molto raro che la ragazza desidera moltissimo; dopo essersi reso conto che il suo regalo sarà infinitamente migliore di quello di Joey, decide di cedere il libro all’amico che aveva delegato a lui l’acquisto del regalo. Fortunatamente Kathy capisce che il vero autore del regalo è stato Chandler.

Chandler: All right, look, look. What did… what did you get for Angela Delveccio for her birthday?
Joey: She didn’t have a birthday while we were going out.
Chandler: For three years?


Ep.07 – The One when Chandler crosses the Line
Joey inizia a frequentare un’altra ragazza contemporaneamente a Kathy e Chandler vede in questo l’occasione per cercare di convincere Joey a lasciarla, anche perché è convinto che anche Kathy provi qualcosa per lui. Un pomeriggio, quando i due sono a casa da soli, Kathy si offre di tagliare i capelli a Chandler e, complice la vicinanza dei loro visi, si baciano. Inizialmente Chandler vorrebbe fare finta di nulla, ma davanti alla volontà di Kathy di stare con lui, decide di dirlo a Joey che natualmente non la prende per nulla bene, decidendo di non rivolgere più la parola a Chandler per cinque anni. Intanto Phoebe scopre che da ragazzo Ross suonava la pianola e lo convince a suonare in pubblico; la “musica” di Ross è tremenda, un’accozzaglia di suoni come clacson, esplosioni, ecc… e gli unici che credono davvero al suo talento sono lui e Phoebe. La ragazza si sente così sopraffatta dalla bravura dell’amico da non sentirsi più di suonare ma Ross, da bravo amico, decide di smettere di fare “musica” per permettere a Phoebe di continuare.

Chandler: You’re right. I have no excuses. I was totally over the line.
Joey: Over the line? You… you… you’re so far past the line that you can’t even see the line! The line is a dot to you!


Ep.08 – The One with Chandler in a Box
Monica si ferisce ad un occhio ed è costretta a farsi visitare dall’oculista, che però è il suo ex compagno Richard; scoperto che Richard si troverà fuori città per qualche giorno, Monica prende istantaneamente appuntamento e a visitarla sarà l’affascinantissimo figlio di Richard (interpretato da Michael Vartan… quanto ho invidiato Curthney Cox!!) che ha appena rotto con la sua fidanzata; Monica decide così di invitarlo a casa sua per la festa del ringraziamento. Intanto Chandler cerca in tutti i modi di farsi perdonare da Joey e accetta la richiesta dell’amico di trascorrere sei ore chiuso in una cassa senza parlare il giorno del ringraziamento. Improvvisamente, durante il pranzo arriva Kathy che rompe con Chandler (ancora nella cassa e in silenzio) perché non vuole creare litigi tra i due amici; intenerito dalla scena, Joey concede a Chandler di uscire dalla cassa e inseguire Kathy. Al termine della giornata, Monica e il figlio di Richard si baciano, ma entrambi sono talmente disgustati dall’esperienza (a Monica sembra di baciare Richard, al ragazzo sembra di baciare sua madre) che decidono di rompere lì la relazione.

Ross: Hey, Mon, if everything works out between you and Richard’s son, you will be able to tell your kids, that you slept with their grandfather.

Il Patriota

Titolo originale: The Patriot
Regista: Roland Emmerich
Anno: 2000
Paese: USA
Genere: Azione, guerra, storico
Cast: Mel Gibson (Benjamin Martin), Heath Ledger (Gabriel Martin), Joely Richardson (Charlotte Selton), Jason Isaac (Col. William Tavington), Chris Cooper (Col. Harry Burwell)

Visto il: 06 maggio 2012
Valutazione:★★★★

Trama
Carolina del Sud, 1776. Benjamin Martin, reduce dal conflitto tra i francesi e gli indiani, ha rinunciato per sempre alla guerra per dedicarsi alla sua famiglia. Sebbene sia stato un tempo un soldato scaltro e feroce, dopo essersi sposato ed aver avuto sette figli, ha seppellito il proprio violento passato e dato inizio ad una tranquilla esistenza da agricoltore. Ma c’è sentore di ribellione nell’aria. Un altro conflitto, questa volta con l’Inghilterra, appare inevitabile.

Commento
Il modo migliore per trascorrere una piovosa domenica pomeriggio in attesa dell’arrivo dell’idraulico è guardarsi un bel film sul divano, sotto la copertina di pile; così questo weekend è toccato a Il Patriota. Gli ingredienti per essere un film di mio gusto c’erano tutti: in costume, con ammazzamenti vari, un eroe tormentato, l’amore, le scene commuoventi… e infatti il mio giudizio è stato più che positivo, e nemmeno la durata abbastanza estesa (2 ore e 45 minuti) è stata un punto a sfavore.

Tra gli aspetti che più mi sono piaciuti ci sono sicuramente l’ambientazione e i costumi, ma più di tutti il personaggio di Benjamin, interpretato da Mel Gibson, un uomo che si ritrova travolto dagli eventi e che è costretto a tornare sul campo di battaglia nonostante ciò che vorrebbe di più al mondo sia trascorrere la propria vita in pace insieme ai suoi figli. Anche in questo film ho avuto la mia “carrambata” (mi diverto sempre a riconoscere gli attori e indovinare il quale altro film possa averli visti): Jason Isaac, alias Lucius Malfoy, nei panni del cattivissimo colonnello Tavington (evidentemente ha la faccia da cattivo). A proposito di crudeltà, mi ha commossa moltissimo una scena particolarmente dura: [inizio spoiler] quella dell’incendio, da parte di Tavington, di una chiesa all’interno della quale rinchiude tutti gli abitanti di un paese[fine spoiler]. Tornando invece agli attori, è stato strano anche rivedere un altro talento purtroppo prematuramente sprecato: Heath Ledger, in questo film giovanissimo (credo che più o meno fosse il periodo anche di “Il destino di un cavaliere” e “10 cose che odio di te”). Su Mel Gibson, invece, non posso dire altro che mi piace da morire sia come attore, che come regista (in realtà, di film girati da lui ho visto solo Braveheart, ma ho sentito tanti pareri più che positivi su La Passione di Cristo).

Questo film è da vedere:

  • Se ti piacciono le ambientazioni storiche e i film in costume;
  • Se pensi che Mel Gibson meriti indipendentemente dalla bellezza del film;
  • Se hai voglia di patriottismo.

The Fairies' Shoemaker and other stories

sfide: torniamo ragazzi, infinita, letture in lingua, fantasyosa

Autore: Enid Blyton
Anno di pubblicazione: 1987
Editore: Award Publications
Pagine: 192

Iniziato il: 24 marzo 2012
Terminato il: 8 aprile 2012
Valutazione:★★★

Once upon a time there lived a naughty little pixie called Pinkity. He was always in mischief and teased every one he met.

(incipit della storia “Pinkity’s Pranks)

Trama
Il libro è una raccolta di racconti fantasiosi sul mondo delle fate, dei folletti e degli gnomi.

Commento
Tutte fiabe abbastanza classiche e che generalmente terminano con una morale, proprio per questo le ho trovate molto carine ma mano originali rispetto a quelle contenute in “The Faraway Tree”. Quella che più mi è piaciuta è stata l’ultima e anche quella che dà il titolo alla raccolta, ovvero “The Fairies’ Shoemaker”, che racconta la storia di una bambina che un giorno, durante una passeggiata nel bosco, si trova un chiodo conficcato nella scarpina. Poco lontano, c’è un calzolaio molto particolare: quell’omino minuscolo è infatti il calzolaio delle fate, che aggiusta in un batter d’occhio la scarpetta della bimba, la quale in cambio gli regala l’ombrellino della sua bambola per permettergli di ripararsi dal sole.

Scambio con l'inglese

sfide: torniamo ragazzi, infinita, salva-comodino

Titolo originale: Das Austauschkind
Autore: Christine Nöstlinger
Anno di pubblicazione: 2001
Editore: Piemme
Pagine: 186

Iniziato il: 16 febbraio 2012
Terminato il: 16 febbraio 2012
Valutazione:★★★★

Mi chiamo Edward Mittermeier e all’inizio di questa storia ho tredici anni e una settimana. Alla fine della storia avrò tredici anni e sette settimane.

(incipit)

Trama

Ewald ha dodici anni e vive a Vienna. Si tratta del classico ragazzino ben educato, un po’ timido e timoroso di contrariare i genitori. La sorella Sybille, di quindici anni, invece, è più intraprendente, ribelle, estroversa e autonoma. Un giorno i genitori decidono di ospitare in casa per sei settimane un ragazzino inglese, per consentire al figlio di migliorare la propria pronuncia. Anziché il previsto Tom arriva però il fratello Jasper che, nel giro di pochi minuti, rivoluziona radicalmente la vita familiare.

Commento
Mi ero completamente dimenticata di avere in coda il commento su questo libro, che vergogna. Oltretutto non è nemmeno una lettura particolarmente impegnativa anche se, come tutti i libri della Nöstlinger, può rappresentare uno spunto di riflessione importante sulle tematiche pedagogiche. In particolare in Scambio con l’inglese ci viene raccontata la storia di una famiglia austriaca che decide di ospitare un ragazzo inglese per aiutare il figlio minore a migliorare la lingua; inaspettatamente, però, all’aeroporto non si presenta Tom, il ragazzo che aspettavano, bensì suo fratello, il problematico Jasper. Il ragazzo è completamente allo sbando, sporca la sua camera in modo indecente, non mangia insieme alla famiglia ma ruba di notte il cibo dal frigorifero, non spiccica una parola e puzza come un caprone. L’unica che sembra riuscire ad instaurare un rapporto con Jasper è Sybille, la sorella maggiore di Ewald, che aiuta la sua famiglia a comprendere il disagio di Jasper e ad aiutarlo. I temi della Nöstlinger sono sempre molto delicati ma la sua abilità sta proprio nel riuscire a raccontarli in modo semplice e naturale; mi rendo conto di quanto sia difficile affrontare certe situazioni, soprattutto in un’età difficile come quella dell’adolescenza.

In momenti del genere provo sempre una grande compassione per la mamma. Quando una persona che ti è così vicina è così totalmente incapace di capire le cose, ti senti davvero intenerire!

Battleship

Titolo originale: Battleship
Regista: Peter Berg
Anno: 2012
Paese: USA
Genere: Fantascienza
Cast: Taylor Kitsch (Alex Hopper), Alexander Skarsgård (Stone Hopper), Tadanobu Asano (Nagata), Rihanna (Raikes), Hamish Linklater (Cal), Brooklyn Decker (Sam), Liam Neeson (Ammiraglio Shane)

Visto il: 31 aprile 2012
Valutazione:★★★

Trama
Un manipolo di eroi terrestri è costretto a ingaggiare una lotta all’ultimo sangue contro una forza aliena attraverso mari, cieli e terra di tutto il pianeta. Gli invasori, una razza chiamata Regents, sono intenzionati a sfruttare una fonte energetica presente nelle profondità dell’oceano. La posta in palio è la sopravvivenza.

Commento
Ultimamente mi sto perdendo tutti i film che mi interessano al cinema; almeno questo, per fortuna, sono riuscita a vederlo (chissà come mai quelli che riesco a vedere sono sempre quelli che interessano anche al mio ragazzo… i misteri della vita…). Inizio subito col dire cosa mi ha deluso: la piccola parte recitata dal mio adorato Liam Neeson. Io speravo di rivedermelo ancora tosto e spietato come piace a me e invece fa ben poco: non combatte mai, e interviene solo in alcune scene per fare la ramanzina al protagonista o per consegnare medaglie. Peccato, spero che con il prossimo Batman torni più smagliante.

Il protagonista del film è Alex, un ragazzo piuttosto sbandato e perdigiorno che vive con il fratello Stone, appartenente alla marina degli Stati Uniti (non mi ricordo che grado, comunque piuttosto alto). Dopo l’ennesimo colpo di testa di Alex, il fratello lo arruola nei marines sotto il suo comando; nonostante l’impegno di soldato, il ragazzo rimane sempre una testa calda, tanto da essere visto in modo estremamente negativo dall’ammiraglio Shane, padre della sua fidanzata. Durante una esercitazione di massa ecco che arrivano gli alieni, chiamati proprio da noi bravi scemi che ci divertiamo a mandare segnali nello spazio per poi farcela addosso quando ci rendiamo conto che qualcuno li ha ricevuti ed è proprio nella battaglia contro gli extraterrestri che Alex dimostra tutto il suo coraggio. Gli effetti speciali sono, ovviamente, la parte più spettacolare del film, che nella prima parte mi ha fatto temere il solito flop: i dialoghi, infatti, non sono il massimo per tutto il film, ma nei primi venti minuti sono conditi da una serie di scene assolutamente inutili, mentre mi sarebbe piaciuto di più se fossero stati un po’ più movimentati.

I personaggi: a parte l’inutile (purtroppo) presenza di Liam Neeson, gli altri non mi sono dispiaciuti e anche Rihanna, nonostante non abbia recitato chissà quale parte impegnativa, non mi è sembrata fuori luogo, né particolarmente imbranata. Bisogna anche tener conto che da noi gli attori vengono aiutati da ottimi doppiatori che spesso rendono buona una recitazione disgustosa, quindi per dare un giudizio reale bisognerebbe rivedere il film in lingua originale.