Rycerca (Saga di Septimus Heap #4)

sfide: serial readers, mattonazzi

Titolo originale: Queste
Autore: Angie Sage
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Salani
Pagine: 528

Iniziato il: 21 ottobre 2011
Terminato il: 27 ottobre 2011
Valutazione: ★★★★

C’è il mercato settimanale su Viale dei Maghi. Una ragazza e un ragazzo si sono fermati al banco delle aringhe in salamoia. Il ragazzo ha i capelli chiari, intrecciati in uno stile che i marinai avrebbero adottato solo in un lontano futuro. Gli occhi verdi hanno un’espressione seria, quasi triste, mentre cerca di convincere la ragazza a lasciargli comprare delle aringhe per lei.

(incipit)

Trama: 
Dopo la rocambolesca fuga dal passato, Jenna e Septimus sono costretti a trovare un modo per riportare nel loro Tempo anche Nicko e Snorri, rimasti intrappolati all’epoca di Marcellus Pye e la regina Etheldredda. A complicare le cose ci si mettono il malvagio fantasma Tertius Fume e Merrin Meredith, che non riesce a darsi pace per essere stato scaricato dal suo vecchio Mago StraOrdinario Dom Daniel e vuole riprendersi l’identità che Septimus gli ha, secondo lui, rubato. Così Sep e Jen, accompagnati dall’amico Beetle e aiutati da un misterioso quanto gentile uomo-topo, si imbarcheranno nella Rycerca, dalla quale nessun Apprendista è mai tornato.

Commento:
Urca! L’ho finito! Chissà adesso quanti anni mi toccherà aspettare prima che traducano anche il volume successivo della saga! Si, ma questa volta non ho intenzione di aspettare: mi procuro le versioni elettroniche in lingua originale e quando la Salani si degnerà di pubblicare, allora prenderò il cartaceo, altrimenti qui finisce che li leggeranno prima i miei figli e nipoti.
Come sempre, fantastico. Mi rendo perfettamente conto che questi romanzi sono pieni di difetti, non sono particolarmente profondi e soprattutto l’autrice si inventa molte soluzioni di comodo che probabilmente molti altri lettori non le lascerebbero passare, ma io non ce la faccio, non riesco ad essere obiettiva, perchè le avventure di Septimus mi piacciono troppo! Adoro l’ambientazione, mi sono innamorata dei personaggi che sono davvero troppo, troppo simpatici, anche i cattivi. Ogni pagina, poi, è percorsa da una leggera ironia, che mi rende felice e serena, ed è una sensazione così bella, che mi permette di chiudere un occhio su tante cose.
In quest’episodio conosciamo meglio un personaggio che già ci era stato presentato in passato, ma che era stato solo una comparsa nelle avventure dei suoi amici: sto parlando di Beetle, il simpaticissimo impiegato (o dovrei dire ex impiegato) della Manuscriptorium, migliore amico di Septimus e con una tenerissima cotta per Jenna. Tornano anche delle vecchie conoscenze: Simon e Lucy (che finalmente sono riusciti a riunirsi), Merrin Meredith (che le prova davvero tutte per liberarsi di Septimus) e faremo anche una visita ai fratelli Heap alle Streghe di Wendtron nella foresta. Il viaggio per raggiungere la Casa dei Foryx, il luogo in cui tutti i Tempi si Incontrano è pieno di pericoli e di prove da superare, e alla fine abbiamo anche un bel colpo di scena che non  mi aspettavo. Adesso già pregusto il nuovo volume, che siccome si intitola Syren, mi fa pensare che lasceremo la terra ferma per addentrarci nelle profondità marine: speriamo!!

L'evoluzione di Calpurnia

sfide: alfabeto, solo donna

Titolo originale: The Evolution of Calpurnia Tate
Autore: Jaqueline Kelly
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Salani
Pagine: 288

Iniziato il: 21 ottobre 2011
Terminato il: 26 ottobre 2011
Valutazione: ★★★★

Quando un giovane naturalista intraprende lo studio di organismi a lui del tutto sconosciuti, la sua prima grande perplessità è quella di determinare quali siano le differenze che indicano una specie e quali una varietà, poiché egli non sa quale sia la quantità delle variazioni a cui il gruppo è soggetto…

(incipit)

Trama: 
Calpurnia Virginia Tate, unica figlia femmina in una numerosa famiglia texana di fine ottocento, è una ragazzina diversa dalle altre: non le interessa imparare a cucinare, a rammendare, a suonare il pianoforte e non desidera diventare una madre di famiglia. Calpurnia è una naturalista, e soli a undici anni il suo più grande interesse è osservare la natura che la circonda e scoprirne i segreti: perché le cavallette gialle sopravvivono meglio negli aridi territori texani rispetto a quelle verdi? E cosa succede quando un bruco diventa farfalla? Guidata dal nonno, Calpurnia si addentrerà nei misteri dell’evoluzione e della scienza, imparando anche a conoscere sé stessa e le proprie aspirazioni.

Commento:
La letteratura per ragazzi, la vera letteratura per ragazzi, ha spesso tra i suoi protagonisti bambini e bambine un po’ speciali e diversi dagli altri; a volte perché hanno una famiglia particolare (o non l’hanno proprio), altre perché sono dotati di caratteristiche insolite per la loro età o per la loro condizione sociale. Calpurnia prende le distanze da quell’accozzaglia di streghe, dee, maghe e maghette che ultimamente invadono le pagine dei romanzi per ragazzi tentando di imitare il successo di pochi, e va ad unirsi alle schiere di questi protagonisti interessanti e originali che rimangono davvero impressi nella nostra memoria di lettori e che ci ricordano che anche la nostra vita quotidiana permette di vivere avventure straordinarie, se si è abbastanza curiosi per cercarle.
Lo stile del romanzo è piuttosto semplice e in alcuni punti del racconto mi è sembrato forse un po’ semplicistico; non mi riferisco agli aspetti scientifici, che ho trovato estremamente chiari e adatti al pubblico di ragazzi a cui è rivolto il libro, quanto ad alcuni episodi della narrazione, soprattutto dialoghi, nei quali a volte mancava quel tocco, quella caratterizzazione che rende ogni parola detta assolutamente essenziale ai fini del racconto. Le solite recensioni esagerate e palesemente pubblicitarie l’hanno definita “la nuova Pippi Calzelunghe”; non è vero, non centra niente, soprattutto perchè l’autrice, pur essendo brava, non è Astrid Lindgren e non ha le stesse capacità. Questo non toglie che il libro sia davvero molto, molto carino e che valga sicuramente la pena di essere letto.
Essendo io un’appassionata di scienze naturali e amando follemente tutti i romanzi che parlano di animali e natura, ho seguito con entusiasmo le scoperte naturalistiche di Calpurnia e nonno Walter Tate e ho trovato un’ottima idea legare i diversi capitoli al libro che sta alla base del romanzo, ovvero L’origine delle specie di Charles Darwin: ogni capitolo, infatti, viene aperto da una citazione presa dal libro di Darwin, e ciò che viene narrato al suo interno è la dimostrazione pratica della frase di apertura. Oltre a parlare di evoluzione, il libro è anche un romanzo storico, perchè ci mostra uno spaccato della società texana alle soglie del 20° secolo, con tutte le sue innovazioni (il telefono, la coca-cola, l’automobile), i suoi cambiamenti e le sue tradizioni (soprattutto per quanto riguarda il ruolo della donna).
Infine, la copertina, che è meravigliosa, e mi è dispiaciuto tantissimo aver letto l’ebook (per ora ancora sul computer non avendo ancora un ebook reader) perchè non ho potuto godermela come è invece possibile fare con la versione cartacea.

Che cos’era di preciso un naturalista? Non lo sapevo, ma decisi che per il resto dell’estate lo sarei stata. Se significava soltanto scrivere ciò che vedevi intorno a te, potevo farlo.
Inoltre, ora che possedevo qualcosa per prendere appunti, vedevo cose che non avevo mai notato prima.

«Uh!» gridai balzando indietro, e per poco non feci cadere tutta l’apparecchiatura. «Eeehi» dissi sistemando il microscopio. Alzai lo sguardo su Nonno.
«Deduco che hai visto le tue prime creature microscopiche» commentò sorridendo. «Platone diceva che tutte le scienze nascono dallo stupore».
«Santo cielo» dissi, e guardai di nuovo attraverso la lente. Una cosa con molti peli sottili passò remigando ad alta velocità; un’altra cosa con la coda sferzante schizzò nel centro; una sfera spinata ruzzolante come una mazza ferrata medievale rotolò via; ombre delicate, fantasmagoriche, apparivano nel campo visivo e sparivano. Era caotico, era selvaggio, era… la cosa più straordinaria che avessi mai visto.

Non mi ero mai catalogata insieme alle altre ragazze. Io ero diversa; non appartenevo alla loro specie. Non avevo mai pensato che il mio futuro sarebbe stato come il loro. Ma in quel momento capii che non era vero, che ero esattamente come le altre ragazze. Era previsto che consegnassi la mia vita a una casa, un marito, dei figli. Ci si aspettava che abbandonassi i miei studi naturalistici, il mio Taccuino, il mio amato fiume. Era questo il perfido scopo di tutto il cucito e la cucina che cercavano di inculcarmi, delle tediose lezioni che avevo disdegnato ed evitato. Mi venne caldo, poi freddo dappertutto. In fondo la mia vita non era con la Pianta. La mia vita era il prezzo da pagare. Perché non l’avevo capito? Ero in trappola.

Alkymia (Saga di Septimus Heap #3)

sfide: serial readers, mattonazzi, incrociata

Titolo originale: Physik
Autore: Angie Sage
Anno di pubblicazione: 2007
Editore: Salani
Pagine: 511

Iniziato il: 18 ottobre 2011
Terminato il: 20 ottobre 2011
Valutazione: ★★★

Silas Heap e Gringe, il Guardiano della Porta Settentrionale, si trovano in un angolo buio e polveroso della soffitta del Palazzo. Di fronte a loro c’è la porticina di una stanza Sigillata, che Silas Heap, Mago Ordinario, sta per Dissigillare. «Vedi, Gringe» spiega, «è il posto perfetto. Le mie pedine non riusciranno mai a fuggire da qui. Basta che le Sigilli dentro».

(incipit)

Odio Silas Heap! No, non è vero, è fantastico e un papà meraviglioso, ma è troppo, davvero troppo stordito! Cosa farei io se abitassi al Castello, circondata da incantesimi e Magya Oscura e mi trovassi di fronte una porta Sigillata? Probabilmente la lascerei così com’è, ma se avessi proprio la necessità di entrarci, per lo meno mi informerei su come mai qualcuno abbia mai sentito il bisogno di Sigillarla. E invece no; e così, per la sua sbadataggine, ad andarci di mezzo sono i soliti Septimus, Jenna e Nicko, che questa volta si portano dietro anche due nuovi amici, Snorri e il suo gatto Urrl.

In questo episodio, ci troviamo di fronte ad una nuova minaccia: il fantasma un po’ troppo solido della malvagissima e antipaticissima Regina Etheldredda, vissuta cinquecento anni prima, ha tutta l’intenzione di ottenere la vita eterna e di tornare a regnare, e per fare ciò ha naturalmente bisogno di un settimo figlio di un settimo figlio da rispedire dritto dritto nel passato senza possibilità di ritorno. Siccome per sua immensa sfortuna l’unico settimo di un settimo in circolazione è Septimus, sarà lui a ritrovarsi imprigionato nella sua stessa Città, ma in un’epoca completamente diversa.

Come sempre Angie Sage riesce a farmi amare i suoi romanzi con la sua simpatia e le sue trovate strampalate; inoltre mi ha fatto davvero morire dal ridere leggere i capitoli scritti nella Lingua Antica che, almeno nella traduzione italiana, altro non è che una buffa versione dell’italiano antico, imperciocchè ciascun personaggio s’esprime con codesto tono aulico ed alquanto vetusto.

Purtroppo la mia amata Marcia non si vede tanto: compare solo in alcuni capitoli all’inizio e alla fine (anche se la sua presenza in questi momenti si sente eccome) perchè rimane nel suo Tempo a cercare un modo per far tornare a casa Septimus e non lo segue, come invece fanno gli altri tre matti. C’è invece un leggero cambio di tono in questo libro rispetto alla spensieratezza dei precedenti perchè vi è il primo lutto della saga: Alice Nettels, la Capo Doganiere del porto, viene uccisa dalla Regina Etheldredda, salvando così la vita a Jenna. Il momento è triste, però sappiamo per lo meno che a) la rivedremo quasi sicuramente perchè la città è piena di fantasmi, b) finalmente potrà passare l’eternità accanto al suo amato Alther. In ogni caso, adesso ci sono da salvare Nicko e Snorri!!

Il conte di Montecristo

sfide: bersaglio, francofonia, incrociata, mattonazzi, salva-comodino

Titolo originale: Le Comte de Monte-Cristo
Autore: Alexandre Dumas (padre)
Anno di pubblicazione: 2006
Editore: Bur
Pagine: 914

Iniziato il: 03 ottobre 2011
Terminato il: 17 ottobre 2011
Valutazione: ★★★★★

Il 24 febbraio 1815 la vedetta della Madonna della Guardia dette il segnale della nave a tre alberi il Faraone, che veniva da Smirne, Trieste e Napoli.
Com’è d’uso, un pilota costiere partì subito dal porto, passò vicino al Castello d’If e salì a bordo del naviglio fra il capo di Morgiou e l’isola di Rion.
Contemporaneamente com’è ugualmente d’uso, la piattaforma del forte San Giovanni si
ricoprì di curiosi, poiché è sempre un avvenimento di grande interesse a Marsiglia l’arrivo di qualche bastimento, in particolare poi quando questo legno, come il Faraone, si sapeva costruito, arredato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée e appartenente ad un armatore della città.

(incipit)

Mamma mia, come commentare in breve questo romanzo meraviglioso ed emozionante? Probabilmente basterebbe leggere l’introduzione all’edizione BUR di Umberto Eco, quindi è meglio che io mi faccia piccola piccola e stia zitta, dato che dovrei paragonarmi a lui. Così forse salvo la faccia se invece di parlare della storia, dato che l’ho già fatto in abbondanza nelle tappe del gdl (i link sono qui sotto), parlo del suo commento, e del fatto di essere felicissima di non essere un critico letterario per poter godere di tutto il fascino di questa avventura incredibile che parla di vendetta, di giustizia, di perdono, di amore, di vita e di morte. Perchè è vero, e leggendo il commento di Eco me ne sono resa conto: il romanzo ha dei difetti tecnici e stilistici, dovuti sia al fatto che Dumas percepiva un tot. di franchi a riga, e di conseguenza doveva allungare, sia alla pubblicazione a puntate del romanzo, che richiedeva di riportare alla memoria del lettore ciò che era avvenuto precedentemente; le pagine sono quindi piene di ridondanze, di “immagini tipo” che tendevano a ripetersi, di dialoghi inconcludenti, in cui i personaggi perdono due pagine a parlare per poi non dirsi nulla. Però è altrettanto vero, sempre come detto dal buon Umberto, che questo allentamento del ritmo narrativo fa crescere nel lettore una specie di frenesia, che addirittura porta a schizzare avanti con lo sguardo per sapere cosa succede. E io ne sono stata presa in pieno, tanto che ho letto le ultime due parti in cui avevamo diviso il romanzo tutte d’un fiato, come fossero state una sola.

Infine, c’è la figura controversa del conte di Montecristo, che non è possibile assegnare nè alla parte dei “buoni”, nè alla parte dei “cattivi”: la sua vendetta è contemporaneamente immensamente giusta e immensamente sbagliata e il suo modo di fare è equivoco, a volte ammirevole, altre subdolo. Insomma, è uno di quei personaggi che non si dimenticano.

TAPPE
Prima tappa: cap. 1-12
Seconda tappa: cap. 13-23
Terza tappa: cap. 24-34
Quarta tappa: cap. 35-45
Quinta tappa: cap. 46-57
Sesta tappa: cap. 58-71
Settima tappa: cap. 72-81
Ottava tappa: cap. 82-94
Nona tappa: cap. 95-108
Decima tappa: cap. 109-118

GDL – Il conte di Montecristo. Nona e decima tappa

**SPOILER-POST!**

Date tappa: 21/11 – 11/12
Capitoli: 82-118
Discussione su anobii

Ed eccomi infine giunta all’ultima tappa. Si, perchè non sono riuscita a resistere e ho letto in un fiato le ultime 150 pagine rimaste.

Tragico, davvero. Meraviglioso e tragico: avevo la sensazione che Edmondo stesse andando troppo oltre e che mancasse poco perchè perdesse il controllo degli eventi, e così è stato; perchè nonostante l’apparenza, Edmondo è umano, e in quanto tale non è in grado di prevedere ogni cosa, anche se si sente inviato da Dio e dalla Provvidenza per punire i colpevoli. In realtà, quindi, la vendetta di Edmondo provoca molte vittime innocenti: prima Mercedes e Alberto, che dopo la vergogna piombata su Fernando e il suo suicidio lasciano tutto, compreso il nome Morcerf, e infine Edoardo, che pur essendo insopportabile e viziato, era comunque solo un bambino, sul quale non dovevano ricadere le colpe dei genitori. Quando finalmente Montecristo si rende conto di tutto ciò, egli vuole reagire a questo rimorso e vuole far svanire il dubbio che si è insinuato in lui di aver percorso la strada sbagliata: decide così di visitare la sua vecchia prigione, che ormai è diventata una specie di museo. Queste pagine sono molto commuoventi: Edmondo ripercorre passo dopo passo tutta l’esperienza della prigionia e alla fine riemerge dalla segreta del Castello d’If con la consapevolezza di aver agito nel giusto. Nonostante questo, Edmondo è davvero cambiato nel profondo e al bisogno di vendetta si è probabilmente sostituito un bisogno di pace per la sua anima, tanto che dopo aver raggiunto il suo ultimo nemico, Danglars, decide di non ucciderlo ma di perdonarlo.

Infine, una sola consolazione rimane a Dantès, ovvero l’essere riuscito a riunire Massimilano e Valentina e a donare almeno a loro la felicità. Le parole che Edmondo scrive a Morrel prima di partire per sempre con Haydee mostrano perfettamente che Dantès non sarà probabilmente mai più a posto con la propria coscienza: “Dite all’angelo che veglierà sulla vostra vita, Morrel, di pregare qualche volta per un uomo che, simile a Satana, per un momento si è creduto simile a Dio e ha riconosciuto, con tutta l’umiltà di un cristiano, che nelle mani di Dio soltanto sta il supremo potere e la infinita sapienza”.

Montecristo impallidì a quell’orribile spettacolo, comprese che aveva oltrepassato i limiti della vendetta, comprese che non poteva più dire: “Dio è per me e con me”. Si gettò con un sentimento d’angoscia inesprimibile sul corpo del bimbo, gli riaprì gli occhi, gli toccò il polso, e si lanciò con lui nella camera di Valentina, che chiuse a doppio giro.

«Gran città!» mormorò, chinando la testa e congiungendo le mani come pregando. «Non sono ancora sei mesi che ho oltrepassato le tue porte. Lo spirito della Provvidenza che credevo mi vi avesse condotto, ora me ne allontana trionfante. Il segreto della mia presenza fra le tue mura l’ho confidato soltanto a Dio, che solo ha potuto leggere nel mio cuore, solo sa che mi ritiro senza odio, né orgoglio, ma non senza dispiaceri, solo sa che non ho fatto uso né per me, né per vane cause, del potere di cui mi ha fornito. Oh gran città! Nel tuo seno palpitante ritrovai ciò che cercavo, minatore paziente, ho rimescolato le tue viscere per farne sortire il male, ora la mia opera è compiuta, quella che ho creduto mia missione è terminata, ora tu non puoi più offrirmi né gioie, né dolori: addio, Parigi! addio!»

«Sono quello che avete venduto, denunziato, disonorato; sono quello di cui avete prostituita la fidanzata; sono quello che avete calpestato per formare la vostra fortuna; sono quello al quale avete fatto morire il padre di fame… Vi avevo condannato a morire di fame, e invece vi perdono, perchè pure io ho bisogno di perdono: sono Edmondo Dantès!»

GDL – Il conte di Montecristo. Ottava tappa

**SPOILER-POST!**

Date tappa: 21/11 – 27/11
Capitoli: 82-94
Discussione su anobii

Proseguo a tutta birra, travolta dagli eventi che ormai hanno formato una catena senza fine: uno tira l’altro, è come un fiume in piena, la cui corrente trascina i personaggi e le vicende senza più possibilità di fuga. L’unico che ha ancora il potere di allungare un ramo e portare qualcuno sulla riva è Edmondo, ma anche sotto di lui piano piano manca il terreno e tra poco si troverà a non poter fare più nulla per arrestare quel meccanismo che ha messo in moto.

In questi capitoli si completa la vendetta su due dei nemici di Edmondo: Calderousse, che spira dopo essere stato pugnalato a morte da Benedetto, e Fernando, che si suicida dopo che tutti i suoi tradimenti sono stati scoperti e la moglie e il figlio l’hanno abbandonato. Ad entrambi, Edmondo si rivela e i due momenti della verità sono talmente pieni di phatos da far venire la pelle d’oca. Inoltre, è finalmente arrivato il momento in cui Mercedes dichiara al conte di Montecristo di aver riconosciuto in lui Edmondo Dantés e il dialogo tra i due è davvero molto intenso, soprattutto perchè Edmondo le rivela la verità sul complotto (di cui le fornisce le prove) e su ciò che gli è accaduto nel periodo della prigionia. Immensamente commuovente il momento in cui Mercedes prega Edmondo di risparmiare suo figlio che, convinto dell’innocenza del padre, l’ha sfidato a duello per difenderne l’onore; Edmondo è pronto a farsi uccidere dal giovane, ma l’intervento di Mercedes riesce a sventare il duello e a far si che Alberto e il conte di Montecristo si separino da amici.

Veniamo infine aggiornati sui progressi degli avvelenamenti a casa Villefort: l’ultima vittima è Valentina. Fortunatamente per lei Noirtier, che è paralitico ma non stupido, aveva previsto questo nuovo avvelenamento e aveva iniziato a somministrare alla nipote una quantità di veleno sempre maggiore per abituare il corpo della ragazza; in questo modo, l’attacco dovuto ad un’improvvisa dose molto alta somministratale dalla matrigna non è stato mortale. Inoltre, ovviamente, la ragazza è automaticamente esclusa dai sospetti, e si spera quindi che presto la signora Villefort venga colta sul fatto e sbattuta in galera.

«Uno!» disse misteriosamente il conte, con gli occhi fissi sul cadavere già sfigurato per questa morte terribile.

«Mercedes!» ripetè Montecristo «Mercedes! Ebbene, si, voi avete ragione, questo nome è dolce ancora da pronunciare, ed ecco la prima volta, dopo lunghi anni, che risuona chiaro sulle mie labbra. Ah, Mercedes! Il vostro nome io l’ho pronunciato coi sospiri della malinconia, coi gemiti del dolore, colla rabbia della disperazione; l’ho pronunciato gelido per il freddo, attrappito sulla paglia della mia cella; l’ho pronunciato divorato dal caldo, l’ho pronunciato rotolandomi sul pavimento del carcere. Mercedes, bisogna che io mi vendichi, perchè ho sofferto per quattordici anni: per quattordici anni ho pianto, ho maledetto. Ora, io ve lo ripeto, Mercedes, bisogna che io mi vendichi!»

Sfida delle Letture in Lingua – 3a edizione

Sito ospite: aNobii

Siccome amo troppo questa sfida per permettere che venga abbandonata, ho deciso di provare ad occuparmene io per quest’anno: spero di essere all’altezza dei miei predecessori, ovvero Yuko86 (che ha creato la sfida) e Cami (che l’ha gestita l’anno scorso).

REGOLAMENTO:

1. La Sfida consiste nel leggere almeno 5 libri scritti in una qualunque lingua che non sia l’italiano; a parte questo, possono essere tutti nella stessa lingua o in lingue diverse, la scelta è lasciata al partecipante.
2. Il partecipante, quando si iscrive, deve scegliere un target di libri da leggere, partendo appunto dal minimo, già segnalato, di 5 libri; non c’è un target massimo, potete arrivare fino all’infinito, volendo.
3. Ovviamente, nel caso si raggiunga il target scelto prima del termine della sfida, è possibile rilanciare, anche più volte. (eventualmente possiamo stabilire un numero minimo di libri per il rilancio)
4. Valgono, per questa sfida:
– riletture
– libri inseriti in altre sfide
– libri con testo a fronte (ovviamente, bisogna leggere anche la parte in lingua!)
– edizioni scolastiche e/o ridotte
– ebook o libri cartacei: è ovviamente indifferente
5. Non valgono, per questa sfida:
-i libri di grammatica
6. La durata della sfida è pari ad un anno, dal 01/11/2011 al 31/10/2012.

Aggiornamenti
Discussione mensile/bimestrale nella quale ogni lettore indica le sue letture a mano a mano che legge ma ripetendo sempre la lista completa dei libri letti. 
LISTA LIBRI
1) Sense and Sensibility, Jane Austen
2) A Christmas Carol, Charles Dickens
4)
5)
6)
7)
8) 

GDL – Il conte di Montecristo. Settima tappa

**SPOILER-POST!**

Date tappa: 14/11 – 20/11
Capitoli: 72-81
Discussione su anobii

Posto un aggiornamento di seguito all’altro perchè in realtà questa parte, quella precedente e quella successiva, le ho lette quasi tutte d’un fiato. Siccome però voglio mantenere un minimo d’ordine, tento lo stesso di commentare in post differenti.

Le cose si complicano sempre di più e ormai il ritmo è davvero frenetico: la preparazione della fuga di Massimiliano Morrel e Valentina che viene mandata a monte dalla morte della signora di Saint-Meran (e a me è venuto il dubbio per la seconda volta che ci fosse di mezzo la signora Villefort) che però fa promettere al signor Villefort che il matrimonio con d’Epinay avvenga lo stesso e avvenga velocemente, l’annullamento del matrimonio grazie all’intervento decisivo di nonno Noirtier, che pur nella sua paralisi riesce a salvare la nipote e che poi viene risparmiato dalla morte per un colpo di fortuna che determina però la morte del suo servitore (la Villefort li sta accoppando tutti, la prossima sarebbe stata sicuramente Valentina – che per il momento, poveretta, è addirittura sospettata degli omicidi -, così il figlio avrebbe avuto tutta l’eredità), i destini di Andrea Cavalcanti che si intrecciano con quelli di Danglars (ovviamente a pieno svantaggio di quest’ultimo che mi sa proprio si ritroverà a far sposare sua figlia con un nullatenente e per di più delinquente) e quello di Alberto de Morcerf, figlio di Fernando e Mercedes, a quello di Haydee, la schiava greca di Montecristo, la quale scopriamo essere la figlia del Pascià di Giannina, morto per colpa del tradimento di Fernando. Infine, tanto per non farci mancare nulla, torna sulla scena Calderousse che nel tentativo di rubare in casa di Dantes, finisce per essere colpito a morte da Benedetto.

Insomma, un casino, e io in tutti questi intrecci continuo a rimanere con il fiato sospeso e una curiosità che mi divora e mi spinge ad andare avanti sempre più velocemente perchè voglio sapere cosa succede!!

“Ascoltatemi, mia adorata Valentina […], le persone come noi, che non hanno mai avuto un pensiero di cui abbiano ad arrossire davanti al mondo, davanti ai parenti, e a Dio, possono leggere nel cuore l’uno dell’altro apertamente. Io non ho mai fatto il romantico, non sono un eroe malinconico, non rappresento nè un Manfredi, nè un Antony; ma senza parole, senza proteste, senza giuramenti, ho messo la vita in voi, voi mi venite meno, ed avete ragione di agire così, ve l’ho detto, ve lo ripeto, ma infine voi mi tradite, e la mia vita è perduta. Dal momento che vi allontanate da me, Valentina, io resto solo al mondo.”

GDL – Il conte di Montecristo. Sesta tappa

**SPOILER-POST!**

Date tappa: 07/11 – 13/11
Capitoli: 58-71
Discussione su anobii

Non riesco più a fermarmi nella lettura! Ormai siamo nel cuore delle vicende e sta accadendo davvero di tutto. Ma andiamo con ordine: abbiamo lasciato Valentina, disperata perchè non sa più come fare ad annullare il matrimonio con Franz d’Epinay, affidarsi al nonno, il quale fa giungere un notaio e disereda la nipote nel caso in cui venisse data in moglie al barone. Nel frattempo, il conte di Montecristo si dà il suo bel daffare per compiere la sua vendetta nei confronti di Danglars e Villefort e così inizia, da una parte, a minare le risorse economiche del banchiere e la sua stabilità familiare, dall’altra sconvolge Villefort invitandolo a pranzo nella villa nella quale egli aveva fatto sparire il figlio nato dalla relazione con la signora Danglars. Quest’uomo è troppo intelligente: è incredibile come riesca ad orchestrare alla perfezione la sua vendetta, facendo un passetto alla volta, insinuando il seme del dubbio nelle sue “vittime” (e lo metto tra virgolette perchè, ovviamente, la vittima è sempre e comunuque lui).

Inaspettatamente, nei capitoli successivi a questo pranzo, torna a farci visita un personaggio che immaginavo prima o poi sarebbe ricomparso, ma non certo in questo modo: Caderousse, il quale è sempre più avido, viscido e schifoso. Scopriamo quindi che l’ex sarto conosce Benedetto (alias Andrea Cavalcanti) in quanto vecchi compagni di carcere e probabilmente di crimini successivi alla loro uscita dalla prigione, e sta cercando di sfruttare la sua posizione per ricattare il ragazzo ed ottenere dei vantaggi. Ovviamente Benedetto non mi fa nessuna pena e spero che anche lui paghi per le crudeltà commesse, anche se non direttamente nei confronti di Edmondo, però mi ha fatto proprio schifo l’immagine di quest’uomo subdolo che non si accontenta mai, che vuole sempre di più e che è disposto a tutto ed è pronto a commettere ogni genere di vigliaccheria per ottenere ciò che vuole.

Infine, tanto perchè non bastano le disgrazie, questa sesta parte si chiude con la notizia della morte del signor di Saint-Méran, ovvero nonno materno di Valentina e padre quindi della signorina di Saint-Méran, prima moglie di Villefort.

Reading History – Le culture preistoriche

Modulo: La Preistoria
Pagine: 10-39

Letture correlate:

La lunghissima e più antica fase della vita degli uomini viene tradizionalmente chiamata “preistoria” e distinta dalla “storia” sulla base di un criterio rigido: è preistoria quella fase in cui gli uomini non conoscevano l’uso della scrittura e che di conseguenza non ha lasciato agli studiosi documenti scritti; solo con questi ultimi avrebbe invece inizio la vera e propria storia.

(Incipit)

Il capitolo sulla preistoria si apre con una questione molto importante: è corretto operare una divisione temporale tra preistoria e storia basandosi solo sulla comparsa della scrittura, come se questo fosse l’unico segnale di avanzamento culturale di una società? Inoltre, già il capitolo precedente aveva spiegato come ormai per gli storici abbiano una fondamentale importanza le fonti non scritte e come la ricerca archeologica sia ormai talmente avanzata e scientifica da permetterci di fare storia anche in assenza di documenti scritti. Successivamente viene illustrato il processo di ominazione, ovvero la diffusione della specie umana sulla terra (sia temporalmente che geograficamente).
Una serie di dossier sull’uso del fuoco, sulla costruzione di utensili e sull’arte rupestre arricchiscono il capitolo, che è comunque piuttosto riassuntivo essendo indirizzato a ragazzi di 14/15 anni ai quali non si possono certo far approfondire eccessivamente le tematiche riguardanti la ricerca archeologica.

Ciò che come sempre mi ha lasciata perplessa è che anche qui come in tutti i manuali di storia, indipendentemente che siano delle elementari, medie o superiori, viene presentata la teoria evoluzionistica di Darwin come una certezza scientifica del fatto che l’uomo deriva dalla scimmia. La teoria evoluzionistica, come dice il nome, è una TEORIA, non è dimostrata, nessuno ha ancora mai trovato l’anello mancante tra scimmia e uomo. Perchè i manuali scolastici devono insistere a farla passare per vera, assodata e sacrosanta? Il fatto poi che sia altamente probabile, che un sacco di scienziati possano ritenerla valida, pur se con delle differenze rispetto all’intero pensiero darwiniano, che io stessa nella mia ignoranza in materia la ritenga tale, rimane sempre una teoria.

Tornando al contenuto, ovviamente l’uomo non ha affrontato solo un’evoluzione fisica, ma anche socio-culturale. L’età della pietra (che va dalla comparsa dell’uomo a circa 4000 a.C.) si divide dunque in paleolitico, mesolitico e neolitico in base alla capacità dell’uomo nella lavorazione degli utensili e alla complessità delle strutture sociali.

Il linguaggio consentiva di operare meglio nello spazio attraverso lo scambio di informazioni. Ma consentiva anche di operare nel tempo: l’esperienza individuale e collettiva diventava un patrimonio del gruppo, si trasmetteva di generazione in generazione. Prendeva corpo la memoria sociale.