Scrubs – St.01

Titolo originale: Scrubs
Ideatore: Bill Lawrence

Personaggi principali: Zach Braff (J.D.), Sarah Chalke (Elliot), Donald Faison (Turk), Judy Reyes (Carla), John C. McGinley (Dr. Cox), Ken Jenkins (Dott. Kelso).
Personaggi secondari: Neil Flynn (Inserviente), Christa Miller (Jordan), Aloma Wright (Laverne), Robert Maschio (Todd), Sam Lloyd (Ted), Johnny Kastl (Dough), Charles Chun (Dr. Wen).
Guest Stars: Brendan Fraser (Ben), Scott Foley (Sean), John Ritter (Sam Dorian, padre di J.D.), Michael McDonald (paziente Mike Davis), Sean Hayes (Nick).

Trasmesso in Italia: 2003
Valutazione: ★★★★★ (posso metterne di più??)

Il telefilm più divertente che esista sulla faccia della terra!!!!!! Rido dall’inizio alla fine di ogni episodio e non so davvero chi sia il mio preferito tra il Dr. Cox e l’Inserviente. Meravigliosi sono anche gli excursus mentali di J.D., che si immagina le cose più allucinanti nei momenti meno opportuni, e le frecciatine malefiche tra il Dr. Cox e l’ex moglie Jordan o il Dr. Kelso. Mi ha fatto un ottima impressione Brendan Fraser nei panni di Ben, fratello di Jordan: è simpaticissimo!

I due personaggi meno divertenti sono probabilmente Carla e Elliot, anche se la scena in cui Elliot saluta Sean fuori dalla macchina, lui parte e a lei rimane incastrato lo zaino nella portiera della macchina (proprio mentre Carla ha appena finito di dire che insieme sembrano meno imbranati) mi ha fatto venire i crampi allo stomaco dalle risate; in ogni caso loro sono la spalla, creano delle situazioni nelle quali J.D. o il Dott. Cox (nella maggior parte dei casi l'”imbeccata” è per loro) possono fare una battuta. Altri due personaggi non principali che mi fanno impazzire sono l’avvocato sfigato Ted (povero! mi fa una tenerezza!!) e il chirurgo/ninfomane Todd, che non si capisce davvero come abbia fatto a diventare chirurgo…”dai il cinque al Todd!”….ahahahah!!

In generale, comunque, gli attori sono tutti strepitosi, non so come facciano a fare tutte quelle espressioni: hanno una mimica eccezionale, Elliot poi fa delle facce assurde!!

L'uomo che sussurrava ai cani

Titolo originale: The Man Who Speaks Dogs
Autore: Graeme Sims
Anno di pubblicazione: 2009
Editore: De Agostini
Pagine: 285

Iniziato il: 3 giugno 2010
Terminato il: 9 giugno 2010
Valutazione: ★★★

Interessante anche se forse poco approfondito: è molto bello che Sims racconti le vicende dei propri cani allontanandosi dalla forma noiosa del saggio e facendolo assomigliare di più ad una serie di racconti inframezzati da consigli. Quello che mi chiedo è se tutti i cani apprendano con la velocità e la facilità che sembra trasparire dalle sue parole: in realtà, quello che appare leggendo il libro è che i cani del signor Sims siano dei geni. Faccio un esempio: in un capitolo si parla di un cane restituitogli da un padrone che lo riteneva troppo aggressivo. Appena incontrato il cane, Sims l’ha portato con sè in un campo, si è seduto e l’ha lasciato libero di girare senza nè guinzaglio, nè museruola. Dopo qulche giro il cane ha iniziato ad annusarlo e…puff…magia, è tornato un cane coccolone. Non lo so, non mi convince molto se devo proprio essere sincera. Oltretutto, come per quanto riguarda la pedagogia, ci sono talmente tante teorie e metodi diversi che ormai non si capisce più nulla e se uno dovesse seguirli tutti farebbe un gran pasticcio. Io credo che basti un po’ di buon senso, senza doversi mettere a ringhiare e inarcare la schiena con il cane per parlare il suo stesso linguaggio: dopotutto nei secoli l’uomo è sempre stato compagno del cane e viceversa, e mi pare che il rapporto si sia mantenuto anche senza stare a farsi troppe seghe mentali, tenendo però bene in testa che il cane non è un bambino e bisogna per forza di cose adottare delle tecniche specifiche per farsi capire da lui.

La verità è che moltissimi cani sono rovinati dall’incomprensione dei propri padroni. Al contrario, ben pochi padroni sono rovinati dai loro cani.

Vacanze all'Isola dei Gabbiani

Titolo originale: Vi på Saltkråkan
Autore: Astrid Lindgren
Anno di pubblicazione: 1964
Editore: Salani
Pagine: 352

Iniziato il: 24 maggio 2010
Terminato il: 08 giugno 2010
Valutazione: ★★★★★

Gdl su aNobii: iscrizioniI settimanaII settimanaIII settimana

Scendi al molo di Stoccolma una mattina d’estate e guarda se c’è attraccata una piccola nave bianca, di nome Gabbiano I, che fa la spola nell’arcipelago: se c’è, quella è la nave giusta, e non hai che da salire a bordo. Alle dieci precise suona la campanella della partenza, e la nave si stacca dal molo a macchina indietro, pronta a partire per il suo solito giro, che termina laggiù, alle isole più lontane dell’arcipelago di Stoccolma. Il Gabbiano I è una piccola nave decisa ed energica e ha fatto questo tragitto tre volte la settimana per più di trent’anni, anche se, con ogni probabilità, non ha mai saputo di solcare acque diverse da tutte le altre acque del mondo.

(incipit)

Ecco un libro che mi è tanto dispiaciuto finire. So che sentirò la mancanza di tutti i personaggi: della dolce Karin, del buffo Melker, del tenero Pelle, della furba Melina, della piccola Stina, degli avventurosi Johan, Niklas, Teddy e Freddy e dei loro buffi animali (soprattutto Nostromo). Mi mancherà molto anche l’atmosfera di serenità che si respira in questo libro, la natura viva come non mai anche in un clima così rigido, e la Vecchia Falegnameria, alla quale anche io come i Melkerson mi sono affezionata.
Questo è il motivo per cui all’età di 25 anni io continuo imperterrita ad amare i libri per bambini: perchè sono gli unici che riescono davvero a comunicare serenità e che ti fanno capire che non è necessario avere tante cose per essere felici, basta un po’ di fantasia e l’affetto delle persone a te care.


CAPITOLI 1-5
Questo libro mi piace moltissimo e in tutti i suoi aspetti: adoro l’atmosfera di tranquillità che mi pervade completamente e mentre leggo mi sembra di sentire l’aria fresca, il rumore delle onde e i richiami dei gabbiani. Ogni personaggio è adorabile nelle sue caratteristiche, anche se il mio preferito in assoluto è Melker: non sono riuscita a fare a meno di ridere mentre me lo immaginavo (nel capitolo 5) tuffarsi eroicamente in acqua per salvare suo figlio che non stava assolutamente annegando.
Amo le parti prese dal diario di Karin, le trovo molto poetiche e molto tenere, perchè sono pervase dall’amore assoluto che questa ragazza prova per suo padre e per i suoi fratelli, nonostante lei si sia completamente annullata per loro e sia stata costretta a crescere troppo velocemente.
Melina è favolosa: sicuramente è un personaggio piuttosto irreale (un po’ troppo “saggia”), però mi piace da impazzire e, per il momento, la preferisco a Stina. Mi sono immaginata la sua faccina da furbacchiona quando dice: “E’ successo tutto da solo!” dopo che lei e Pelle si sono completamente lavati alla festa di Mezza Estate.
Quello che mi piace di questo libro è che si tratta del racconto sereno delle avventure che possono accadere a qualsiasi bambino in vacanza! Io che ho sempre trascorso le mie estati in camper (quindi “all’avventura”, non ferma in campeggio), avrei avuto tante di quelle cose buffe da raccontare se solo mi fossi messa a scrivere un diario, e sono certa che ogni bambino in estate viva delle avventure bellissime e divertentissime (ma a volte anche un po’ pericolose) che poi si concludono con una risata a casa tra le persone che gli vogliono bene.

CAPITOLI 6-11
Arriva l’inverno sull’Isola dei Gabbiani, ma il freddo e la neve non disturbano certo le avventure dei Melkerson e dei loro amici che danno davvero il meglio di sé in questa seconda parte. Finalmente Karin sembra aver trovato il suo principe: come sono stata contenta per lei e che risate mi sono fatta quando Melina e Stina hanno cercato di farlo ritornare un ranocchio!! =D La povera Melina, poi, mi ha fatto una gran tenerezza quando si pensa che Nostromo, il suo “cagnone pulcioso”, debba essere soppresso: poverina, si sente in colpa per essersi fatta assorbire completamente dalle cure alla piccola foca Mosè e aver di conseguenza considerato poco in suo amato San Bernardo (ma chi non si sarebbe distratto se avesse avuto un cucciolo di foca a cui badare? Nella vita certe occasioni capitano una volta sola!). Anche Pelle riceve una bruttissima sorpresa quando il suo coniglietto fugge dalla gabbia chiusa male venendo mangiato dalla volpe e purtroppo si prepara anche un’altra bruttissima scoperta per i tre bambini, dato che Vestermann ha ormai scoperto il nascondiglio della piccola foca e ha tutta l’intenzione di venderla. Sicuramente tutto si risolverà per il meglio, però sono curiosa di sapere in che modo e soprattutto ho una gran voglia di conoscere il finale della storia tra Karin e Petter (è vero che il libro l’ho già letto, ma me lo ricordo poco, quindi sarà una sorpresa!)

CAPITOLI 12-14
Ieri sera sono arrivata alla fine di questa favolosa storia: i poveri Melkerson non riescono proprio a passare la primavera senza intoppi e fino all’ultimo, tutto sembra contro di loro. Quando infatti il problema Vestermann viene risolto e Pelle libera Mosè, non c’è il tempo di far passare qualche settimana che subito piomba un nuovo problema tra capo e collo: la proprietaria della Vecchia Falegnameria (non che la moglie del falegname) vuole vendere la proprietà e l’acquirente è un grasso riccone con una figlia estremamante antipatica e snob (e alla quale Nostromo dà una bella lezione).
Come sempre, però, Pelle e Melina rivelano segrete abilità che solo i bambini riescono a possedere e (grazie anche a quel pizzico di fortuna che nella vita non guasta mai) finalmente, dopo tanto pianto e disperazione, la Vecchia Falegnameria entra in loro possesso per promettere infinite, spendide estati all’Isola dei Gabbiani.
Al contrario di quello che mi aspettavo, la storia tra Karin e il suo principe non subisce nuove evoluzioni ma, per ciò che viene detto negli ultimi capitoli del libro, si può immaginare un proseguimento felice.

Il segreto del parco incantato

Titolo originale: El secreto de la arboleda
Autore: Fernando Lalana
Anno di pubblicazione: 1992
Editore: Piemme
Pagine: 112

Iniziato il: 7 giugno 2010
Terminato il: 7 giugno 2010
Valutazione: ★★★★

L’estate è bellissima. Beh, no, l’estate è bella e basta. No, nemmeno: l’estate è bella se vai al mare, in montagna e in qualche altro posto, e conosci amici nuovi, e fai il bagno e mangi gelati, ghiaccioli e bevi coca-cola. E poi l’estate è bella se hai preso dei bei voti, così non devi studiare e puoi leggere libri d’avventura invece di quelli di grammatica e di aritmetica. Purtroppo, quello che sto per raccontarvi non mi è capitato in una di quelle estati passate alla grande in riva al mare o sulle sponde di un torrente di montagna.

(incipit)

Alle elementari, la mia insegnante di italiano aveva adottato questo metodo per farci leggere durante l’anno e non far spendere ai nostri genitori un capitale: assegnava ad ognuno di noi un libro della collana del Battello a Vapore che più si addiceva alla nostra età e dopo che ciascuno l’aveva letto, metteva tutti i libri sulla cattedra e ognuno sceglieva quello che preferiva leggere per il giro successivo. Purtroppo però, l’anno era troppo breve per far si che tutti leggessero tutti i libri e “Il segreto del parco incantato” è uno di quelli che ho sempre desiderato leggere ma che non sono mai riuscita ad accaparrarmi: lo volevano tutti!!

Questo graziosissimo libro racconta la magica estate di Ernesto, costretto in città dai brutti voti presi a scuola, e Carmen, una sua compagna di classe che non gli sta eccessivamente simpatica (almeno all’inizio del racconto). I due bambini incontrano nel parco la fata Rufina e la aiutano nel suo compito di portare la felicità agli uomini.

Bellissimo l’episodio degli autobus di gommapiuma (quanto mi piacerebbe provarli) e la trovata per i regali dei Re Magi: peccato davvero non averlo letto a 7 anni, sono certa che mi sarebbe piaciuto da impazzire, esattamente come a tutti i miei compagni.

Mi voltai. Una parte della corteccia dell’albero si era aperta, come una porticina, e lì vicino c’era la figuretta che aveva appena parlato. Non era più alta di due spanne: era vestita da fata: aveva un cappello a punta da fata e, in mano, una bacchetta magica di quelle che portano sempre le fate. Io, vedendola, pensai: «Ernesto, questa deve essere una fata». E dopo aver fatto questa brillante deduzione, caddi svenuto.

Cara Susi, Caro Paul

Titolo originale: Liebe Susi, lieber Paul!
Autore: Christine Nöstlinger
Anno di pubblicazione: 1992
Editore: Piemme
Pagine: 208

Iniziato il: 06 giugno 2010
Terminato il: 06 giugno 2010
Valutazione: ★★★

“Caro Paul, senza di te, la scuola non è affatto divertente.”

(incipit)

Che bello tornare piccoli con le lettere di Susi e Paul, due grandi amici che vengono separati dal trasferimento della famiglia di Paul in un’altra città a causa del lavoro del padre, un veterinario. Le loro lettere sono così tenere, piene del desiderio di sentirsi vicini anche quando fisicamente non lo sono più. Mi hanno molto intenerita le lettere “di fila” che chiedono i motivi dei ritardi nelle risposte, il disegno di Susi che raffigura Paula, nuova amica di Paul, come una bimbetta cicciona in groppa ad un cavallo (la gelosia dei bimbi si manifesta in forme inaspettate) e i “ti penso sempre”. Mi ha invece fatto ridere il disegno di Paul raffigurante i superstiti dopo la battaglia a suon i pugni con Franzi. Che maschiacci!! =)

Furto a scuola

Titolo originale: Der Denker greift ein
Autore: Christine Nöstlinger
Anno di pubblicazione: 1995
Editore: Piemme
Pagine: 208

Iniziato il: 5 giugno 2010
Terminato il: 6 giugno 2010
Valutazione: ★★★★

Ottl aveva capelli corti e ispidi di un intenso color rosso carota, e grandi orecchie a sventola sporgenti dal cranio come manici da una tazza. Era alto, magro e ricoperto di lentiggini. Queste ultime, però non assomigliavano neanche un po’ a quei graziosi punticini che talvolta adornano con garbo i delicati nasini delle bambine. Si trattava, nel suo caso, di grosse macchie color caffelatte che ricordavano piuttosto il mantello chiazzato di un cane da caccia. Era come se, accidentalmente, si fosse trovato a passare davanti a un pittore intento a decorare una parete con tinte marroni servendosi di una pistola a spruzzo.

(incipit)

La mia collezione di libri del Battello a Vapore si amplia con un’autrice che ho amato moltissimo (e che ancora mi entusiasma) ma della quale non ho letto proprio tutto, tutto, tutto e “Furto a scuola” è proprio uno di quei titoli che, a suo tempo, mi erano sfuggiti. La storia è molto carina e appassionante: è bello seguire i progressi dell’indagine del Pensatore e dei suoi amici nel tentativo di dimostrare l’innocenza del Barone ma ancora più interessanti sono gli spunti di riflessione che l’autrice distribuisce nel libro sulla facilità con la quale si tende a giudicare le persone solo in base ai pregiudizi. Non sono solo i compagni del Barone a cadere in questo errore, accusandolo di essere un ladro senza averne alcuna prova concreta, ma anche uno dei suoi amici più stretti che si convince della colpevolezza di un altro compagno solo a causa dell’antipatia che prova nei suoi confronti.

Ho apprezzato molto anche le riflessioni finali del libro, dopo la scoperta del vero ladro, a proposito dell'”imparare a voler bene”: è un concetto sul quale ho sempre riflettutto anche io, fin da bambina (anche se non nel modo così intenso e colto tipico del Pensatore). Purtroppo ci sono persone che non ci piacciono “a pelle” e che, anche se sappiamo avrebbero bisogno di un amico, non riusciamo proprio a prendere in simpatia. Dopotutto il “voler bene” è un sentimeno assolutamente astratto ed inspiegabile. Ci si può impegnare a rispettare quella tal persona, a difenderla se viene presa di mira dalle battutte degli altri, ma è impossibile costringersi a volergli bene se il sentimento non è sincero e non arriva dal cuore.

Io non sono affatto sicuro che un ladro, uno che per qualche sua ragione si mette a rubare le cose degli altri, sia tanto peggiore di chi, in fondo senza motivo e senza avere prove, è subito pronto a dare addosso a un compagno di classe.

(Il Pensatore)

Si dovrebbe poter imparare a VOLER BENE. Uno non dovrebbe voler bene solo a un certo numero di persone, perchè hanno gli occhi azzurri, un buon profumo, o perchè sono dei tipi in gamba, o divertenti. Uno dovrebbe essere in grado di poter dire: quel tipo non mi piace, d’accordo, ma ha bisogno di qualcuno che gli voglia bene, quindi da questo momento io gli vorrò bene. […] Non c’è dubbio che se, magari, mettendoci tutti insieme, risucissimo, almeno un po’, a VOLERE BENE all’insopportabile Wolfi Hahn, tutto sarebbe molto, molto più facile.

(Il Pensatore)