Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

Titolo originale: The Curious Incident of the Dog in the Night-Time
Autore: Mark Haddon
Anno di pubblicazione: 2004
Editore: Mondolibri
Pagine: 247

Iniziato il: 26 maggio 2010
Terminato il: 31 maggio 2010
Valutazione: ★★★★

Mezzanotte e 7 minuti. Il cane era disteso sull’erba in mezzo al prato di fronte alla casa della signora Shears. Gli occhi erano chiusi. Sembrava stesse correndo su un fianco, come fanno i cani quando sognano di dare la caccia a un gatto. Il cane però non stava correndo, e non dormiva. Il cane era morto.

(incipit)

*SPOILER*
Diverso da quello che mi aspettavo: credevo di trovarmi davanti ad un libro che, nonostante il protagonista della storia fosse un bambino affetto da sindrome di Asperger, risultasse comunque abbastanza leggero, invece mi sono scontrata con una malattia di cui non sapevo assolutamente nulla e sulla quale voglio leggere altro. Sicuramente la parte che mi ha più colpita è stata tutta quella successiva alla scoperta del colpevole: le lettere, la fuga da casa, il fatto che questo bambino riesca a controllare le sue paure per raggiungere la casa della madre in un’altra città e contemporaneamente l’incapacità di cogliere la sostanziale differenza tra sua madre e suo padre, la prima che è scappata, il secondo che ha affrontato i problemi ed ha cresciuto, in mezzo a mille difficoltà, il proprio figlio.

Proprio i genitori di Christopher sono stati un grosso punto di riflessione: si può giudicare una madre che si rende conto di non essere in grado di affrontare la malattia del proprio figlio e decide di allontanarsi da lui? E il padre di Christopher ha davvero sbagliato a raccontare al figlio della morte della madre? Non saprei dare una risposta a nessuna delle due domande, perchè ogni volta che provo a dire “si” o “no”, mi viene in mente un “però” che smonta tutto il ragionamento e, in fin dei conti, credo che le uniche persone che possano dare un parere in merito siano coloro che hanno vissuto questa esperienza.

Ho trovato su wikipedia un breve elenco di libri sull’argomento:
Il mondo, quello vero – Francisco Stork
La solitudine dei numeri primi – Paolo Giordano
Nato in un giorno azzurro – D. Tammet
Guardami negli occhi – John Elder Robinson

I numeri primi sono ciò che rimane una volta eliminati tutti gli schemi: penso che i numeri primi siano come la vita. Sono molto logici ma non si riesce mai a scoprirne le regole, anche se si passa tutto il tempo a pensarci su.

Uscii dalla cella. Mio padre stava in piedi nel corridoio. Sollevò la mano destra e aprì le dita a ventaglio. Alzai la mano sinistra e ripetei il suo gesto, poi ci sfiorammo con la punta delle dita. Facciamo questa cosa perchè ogni tanto mio padre vorrebbe abbracciarmi, ma a me non piace abbracciare le persone, così invece facciamo questa cosa, e significa che lui mi vuole bene.

Di solito le persone mi guardano quando parlano con me. So che stanno cercando di intuire quello che mi passa per la testa, ma sono io invece che non riesco a capire cosa stanno pensando.

Mia madre però fu cremata. […]Però so che il fumo esce dal camino e si disperde nell’aria e allora qualche volta guardo il cielo e penso che ci siano delle molecole di mia madre lassù, o nelle nuvole sopra l’Africa o l’Antartico, oppure che scendano sotto forma di pioggia nelle foreste pluviali del Brasile, o si trasformino in neve da qualche parte, nel mondo.

Lacrime di cristallo (Le ragazze dell'Olimpo #1)

Autore: Elena Kedros
Anno di pubblicazione: 2008
Editore: Mondadori
Pagine: 248

Iniziato il: 09 maggio 2010
Terminato il: 24 maggio 2010
Valutazione: ★

C’era stato un tempo in cui l’avevano chiamato dio. Lo avevano chiamato Signore della Guerra. Lo avevano chiamato Distruttore di uomini. Il suo nome aveva evocato orrore, sgomento e terrore. Dalla quadriga trainata da cavalli dal respiro infuocato aveva dispensato pianto, dolore e disperazione. Il tradimento era stato il suo valore, la menzogna la sua verità e la violenza la sua gloria. Era stato un dio tra gli dei. Il più temuto, il più inclemente, il più selvaggio.

(incipit)

Io lo sapevo!! Già dalla copertina, quando ho visto le tre ragazzine disegnate in stile Witch ho pensato che molto probabilmente sarebbe stata una scemata spaventosa, ma purtroppo gli sconti sui libri mi annebbiano il cervello e non sono riuscita a resistere, mannaggia a me!

Il vero problema è che ormai, esattamente come esiste la tv spazzatura, il cinema spazzatura e la musica spazzatura, esiste anche la letteratura spazzatura, quella fatta solo ed escusivamente per tirar su un po’ di soldi senza badare minimamente a quello che si scrive. Ho letto tantissimi libri per ragazzi nella mia vita, è un genere che adoro, e anche in Italia ci sono e ci sono stati grandiosi scrittori per ragazzi (la Pitzorno, Calvino, Rodari, Collodi per citarne solo quattro ma ce ne sono molti altri) che hanno scritto delle storie magiche e meravigliose che rispettano e stimolano l’intelligenza e la fantasia dei loro lettori. La scrittrice di questo “libro” fa invece parte di quella estesa categoria di persone che credono che i bambini/ragazzi siano dei poveri deficienti ai quali si possono rifilare storie senza capo nè coda, senza coerenza e per le quali non è stato fatto il minimo sforzo, a patto che abbiano elementi di magia o di irrealtà.

L’idea di base è forse l’unica nota positiva, ma il fatto che io abbia una buona idea per un libro non significa che sia in grado di scriverlo. Luce, Sid e Hoon sono tre ragazze che scoprono improvvisamente di essere dee e di avere dei poteri particolari: senza porsi alcuna domanda, senza farsi venire alcun dubbio esistenziale su come diavolo possa essere possibile, le tre ragazze accettano con gioia questa rivelazione e iniziano ad utilizzare i propri poteri per semplificare la vita all’autrice. Ad esempio: Hoon/Atena, dea della saggezza, ha dei misteriosi “click” nel cervello (questa è la favolosa descrizione fatta dall’autrice: dei “click”…vabè, sorvoliamo…) che le permettono di sapere cose che lei in realtà non conosce; e così, viaa!!!, si scatenano le rivelazioni, perchè ogni volta che una delle compagne ha un dubbio del tipo: «Ma chissà come mai siamo arrivate sulla Terra?», lei ha il suo “click” e magicamente realizza che loro sono sulla Terra per il tal motivo…ma ddaiii!!! Oppure Luce/Afrodite risolve qualsiasi impedimento o domanda scomoda di amici e genitori sbattendo le ciglia e ordinando al malcapitato di fare esattamente quello che lei ordina (che nella maggior parte dei casi è: «Non fare domande» – così l’autrice deve inventare meno cose, aggiungo io).

Non so se continuerò a leggere la trilogia: dire che sono indignata è sicuramente esagerato, però garantisco che la bambina che è in me si sente profondamente offesa.

Veracruz (Ciclo dei Pirati #2)

Autore: Valerio Evangelisti
Anno di pubblicazione: 2009
Editore: Mondadori
Pagine: 327
Iniziato il: 10 maggio 2010
Terminato il: 20 maggio 2010
Valutazione: ★★★★

Il 17 marzo 1683 Hubert Macary scrutava il mare, in attesa dei vascelli in arrivo. Solo lui e l’amico Francis Levert sapevano che al largo di Roatàn stava per apparire la flotta più imponente che i Fratelli della Costa avessero mai allestito

(incipit)

Due su due, per me, significano successo: Evangelisti mi piace davvero tanto! La sua scrittura è cruda ma estremamente efficace, ti fa vivere in prima persona tutto ciò che racconta e mi è risultato molto difficile smettere di leggere: la curiosità di sapere come sarebbe andata a finire era davvero troppa. Nonostante ciò, questa è stata una delle poche volte in cui non mi sono affezionata a nessun personaggio: magari non sono riuscita ad identificarmi in nessuno oppure i protagonisti erano tutti troppo spietati perchè io potessi provare pena per la loro sorte, fatto sta che posso solo dire di essere rimasta colpita dalle figure del capitano De Grammont e del capitano Lorencillo, entrambi estremamente carismatici ma diversi; cupo uno, amante della buffonaggine l’altro, anche se crudeli nello stesso modo.
Altra figura che non mi ha lasciato affatto indifferente, al contrario del protagonista per il quale non ho mai provato nè disprezzo nè simpatia ma solo la più totale indifferenza (ma non lo considero un aspetto negativo: spesso all’interno di un romanzo sono utili anche i personaggi che sembrano esattamente il contrario), è stata quella di Gabriela Junot Vergara. Ho letto un’intervista Evangelisti nella quale lo scrittore, parlando delle donne del romanzo dice che “ama rappresentare figure femminili all’apparenza convenzionali ma che in realtà non lo sono affatto. In Veracruz sia Gabriela che Claire sembrano stereotipi (la seduzione e la sofferenza), ma entrambe resistono a modo loro al tentativo di sottometterle”. Ecco, queste sono le parole perfette per descrivere la sensazione che ho provato arrivata alla conclusione del romanzo.
Sul sito ufficiale di Evangelisti ho trovato una sezione molto interessante di recensioni dei suoi romanzi, tra cui molte anche a proposito di Veracruz. Il link è questo e consiglio davvero di leggerlo perchè è molto interessante: mi ha fatto anche capire come i due romanzi (Veracruz e Tortuga) siano collegati. No, non sono rimbecillita, è che ad essere sincera, Tortuga non me lo ricordavo più e non avevo proprio realizzato!! In ogni caso prima dell’uscita di Carthagena, l’ultimo capitolo, lo rileggerò per rinfrescarmi la memoria (sperando, nel frattempo, di non essermi dimenticata anche Veracruz!! ah ah ah).
…E ora salpiamo, Fratelli della Filibusta!! Yoh, ho!!

Allora andate alle vostre navi, Fratelli della Filibusta! Tempo due settimane si parte. Spargeremo il terrore, la nostra arma più sicura. Faremo tremare la Spagna una volta di più. Lucidate i cannoni, affilate le lame, riparate gli scafi. Prenderemo Veracruz, che nessuno ha mai conquistato prima. Ricambieremo la crudeltà degli spagnoli con altrettanta crudeltà! E, oltre che eroici, saremo ricchi!Smisuratamente ricchi!

(Capitano de Grammont)

Diavolo maiale, anche questo bisognava vedere! De Grammont che mi soffia la preda! Ma porco d’un satanasso!

(splendida imprecazione del capitano Lorencillo)

Summer Hits Challenge 2010

Mi sono fatta tentare da una nuova sfida…però a mia discolpa devo ammettere che è bellissima! Si chiama Summer Hits Challenge e qui si trova la spiegazione completa della sfida, mentre il blog della sfida è questo. In poche parole le regole sono:

Scegliere 5 canzoni preferite
Abbinare ad ogni canzone un libro nel cui titolo sia presente una parola contenuta nel titolo della canzone
La sfida parte il 15 giugno e si conclude il 15 settembre
Per le canzoni con titolo in inglese si possono scegliere libri italiani
Valgono le riletture

La mia lista è la seguente (modificata per “liberarmi” di una serie di libri in lista d’attesa):

“Mad World” di Michael Andrews & Gary Jules – “Il Mondo di Sofia” di Jostein Gaarder
“The Circle of Life” di Elton John – “The Full Cupboard of Life” di Alexander McCall Smith
“Lady” di Mojo – “In The Company of Cheerful Ladies” di Alexander McCall Smith
“La Isla Bonita” di Madonna – “L’isola del Tempo Perso” di Silvana Gandolfi (RILETTURA)
“The Time of my Life” di Bill Medley & Jennifer Warnes – “The Time Traveller’s Wife” di Audrey Niffenegger

From Paris With Love

Titolo originale:
From Paris with Love
Regista: Pierre Morel
Anno: 2010
Genere: Azione
Cast: John Travolta, Jonathan Rhys Meyer, Kasia Smutniak, Richard Durden
Visto il: 8 maggio 2010
Valutazione: ★★★★

Trama: Il giovane agente dei servizi segreti impiegato presso l’ambasciata americana in Francia, James Reece, ha sempre avuto tutto dalla vita, ma il suo unico desiderio è sempre stato quello di avere un incarico importante. Quando finalmente gli viene assegnata una missione pericolosa, sgominare un’imponente organizzazione criminale che traffica droga a Parigi, si ritrova però a dover collaborare con Charlie Wax, un confusionario agente americano dal grilletto facile. Il tumultuoso Charlie metterà a soqquadro non solo Parigi, tra sparatorie e inseguimenti a tutta velocità lungo i boulevard, ma anche la vita sentimentale di Reece e della sua fidanzata Carolina.

(da movieplayer.it)

“Figata!” è il primo commento che mi è venuto in mente quando hanno iniziato a scorrere i titoli di coda sullo schermo: e pensare che se non fosse stato per un amico che ci ha quasi costretti ad andare mi sarei persa il John Travolta più tamarro del mondo!! Nonostante dopo circa 20 minuti di film avessi già capito che Caroline era una traditrice, mi sono goduta al 100% le sparatorie, gli inseguimenti, le battute e anche le sbruffonate (come la scena di Charlie Wax/John Travolta seduto fuori dal finestrino della macchina in corsa in autostrada con in mano un bazooka o qualcosa del genere…fantastico).

Il protagonista della storia è James/Jonathan Rhys-Meyers (lo stupendo Enrico VIII nella serie TV “I Tudors”), un agente segreto il cui impiego più rischioso, prima di incontrare Wax, era disporre microspie e che non vede l’ora di avere incarichi importanti. Tutto ciò che desidera gli cade inaspettatamente addosso con l’arrivo di Charlie: forse è un po’ troppo per James che rimane sconvolto dai metodi poco ortodossi del suo compagno. Belle le scene della sparatoria nella sartoria cinese (mi ha fatto impazzire quando, dopo l’ultima uccisione, Charlie annusa la canna della pistola fumante che prima aveva descritto come “meglio di un sigaro cubano”) e quella nel “covo” dei pakistani, quando Wax sale per primo le scale e ad intervalli regolari butta giù morti dalla tromba. Quanto amo le trashate!!

The Kalahari Typing School for Man (The No. 1 Ladies Detective Agency #4)

Autore: Alexander McCall Smith
Anno di pubblicazione: 2002
Editore: Abacus
Pagine: 210
Iniziato il: 29 aprile 2010
Terminato il: 7 maggio 2010
Valutazione: ★★★★

I must remember, thought Mma Ramotswe, how fortunate I am in this life; at every moment, but especially now, sitting on the verandah of my house in Zebra Drive, and looking up at the high sky of Botswana, so empty that the blue is almost white. Here she was then, Precious Ramotswe, owner of Botswana’s only detective agency which by and large had lived up to its initial promise to provide satisfaction for its clients, although some of them, it must be said, could never be satisfied. And here she was too, somewhere in her late thirties, which as far as she was concerned was the very finest age to be; here she was with the house in Zebra Drive and two orphan children, a boy and a girl, bringing life and chatter into the home. These were blessings with which anybody should be content. With these things in one’s life, one might well say that nothing more was needed.

(incipit)

Ormai vado come un treno con la saga di Mma Ramotswe e quando finisco un libro non vedo l’ora di passare a quello successivo per sapere cosa succederà. Se “Morality for beautiful girls” era stato leggermente al di sotto delle aspettative, questa nuova avventura si è confermata coinvolgente come le precedenti, probabilmente anche grazie a tutta una serie di eventi che scombussolano la vita di Mma Ramotswe e degli altri personaggi: l’avvenimento sicuramente più sensazionale è la relazione di Mma Makutsi con uno degli allievi della “Kalahari Typing School for Man”, la scuola di dattilografia per soli uomini che decide di creare per riuscire a guadagnare un po’ di denaro extra. Tutta una serie di indizi disseminati nel testo, però, facevano sospettare che ci fosse qualcosa che non andava e infatti non mi ha stupita più di tanto l’ingresso in scena di una moglie sospettosa del tradimento del proprio uomo che “casualmente” si scopre essere esattamente la stessa persona che ha rubato il cuore della povera Mma Makutsi.
Proprio questo avvenimento mi ha fatto rendere conto di quanto mi sia affezionata ai personaggi creati da McCall Smith: mi davvero dispiaciuto per lei e mi sono chiesta come avrebbe fatto Mma Ramotswe a risolvere la situazione evitando sofferenze a Mma Makutsi. Fortunatamente per lei, ma un po’ meno per me, il tutto è stato liquidato molto rapidamente: Mma Makutsi semplicemente si stanca di Mr Selelipeng e coglie la palla al balzo quando lui le racconta di doversi allontanare da Gaborone per lavoro.
Anche un altro spunto molto interessante viene risolto in modo molto rapido, dando proprio l’impressione che McCall Smith volesse chiudere il libro senza troppe difficoltà: la nascita di una nuova agenzia investigativa che si pone in aperto contrasto con The No.1 Ladies’ Detective Agency. Il fondatore, Cephas Buthelezi, dichiara di essere un ex poliziotto che ha svolto la sua attività di investigatore a New York e cerca in tutti i modi di mettere in cattiva luce l’agenzia di Mma Ramotswe, spingendo anche sulla superiorità di un uomo rispetto ad una donna nell’attività investigativa. Molti indizi facevano pensare che probabilmente questo Mr Buthelezi fosse solo un’impostore (primo fra tutti il fatto che quando la conversazione cadeva sulla sua esperienza a New York fosse molto evasivo e cercasse di cambiare argomento) e mi sarebbe piaciuto, ad esempio, vedere una bella indagine su di lui condotta dalle due detective che lo costringevano ad ammettere pubblicamente il suo inganno. Ciò che invece accade è semplicemente che un giorno Mr Buthelezi si reca alla Detective Agency e dichiara di voler cambiare mestiere. E se ne va. Punto.
Caro Alexander McCall Smith, io continuerò a leggere le avventure della tua Mma Ramotswe perché mi sta estremamente simpatica, ma un minimo di sforzo in più mi piacerebbe vederlo…

Per una volta, invece, in questo episodio è stato interessante il caso dell’uomo che, trovatosi di fronte alla morte, decide di farsi aiutare da Mma Ramotswe per rintracciare le persone con cui si è comportato male durante la sua vita: anche qui come sempre non ci sono grandi misteri da risolvere, ma è un bello spunto per fare la conoscenza di personaggi molto particolari, come Mma Boko e Mma Tsolamosese.

And she thought, yes, this woman, this daughter of Obed Ramotswe, whom everybody agreed was a good man, would remember things about the old Botswana, about that country that had been – and still was – a beacon of light in Africa, a country of integrity and generosity in both the simple and the big things.

Sfida delle Letture in Lingua 2010

SFIDA CONCLUSA!!!

Con estremo ritardo (non l’avevo vista) mi sono iscritta alla sfida delle letture in lingua, dato che sono ormai un paio di mesi che leggo in lingua originale. La discussione con le regole si trova qui, mentre i progressi qui.

REGOLE

– La sfida è partita il 1° ottobre 2009 e terminerà il 31 ottobre 2010;
– Il mio obiettivo (rilanciabile ma, con soli 6 mesi di tempo credo resterà questo) è leggere almeno 5 libri in lingua originale. Il minimo di libri leggibile è 5;
– Valgono tutte le lingue;
– Valgono i libretti scolastici di letture semplificate;
– Valgono libri inseriti in altre sfide;
– Valgono i libri con testo a fronte, a patto che si legga la parte in lingua

LIBRI VALIDI

Iron Man 2

Titolo originale: Iron Man 2
Regista: Jon Favreau
Anno: 2010
Genere: Azione
Cast: Robert Downey Jr., Don Cheadle, Gwyneth Paltrow, Mickey Rourke, Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson
Visto il: 2 maggio 2010
Valutazione: ★★★

Trama: Ora che il mondo sa che Iron Man altri non è che l’industriale miliardario Tony Stark (Robert Downey Jr.), questi cerca di perfezionare il costume di Iron Man, rilanciando la stravagante Fiera Mondiale Stark Expo, organizzata da suo padre, che presenta una serie di innovazioni tecnologiche rivolte al bene dell’umanità. Mentre il governo statunitense insiste affinché Tony consegni la rivoluzionaria arma ai militari, Ivan Vanko (Mickey Rourke), un oscuro personaggio legato al passato della famiglia Stark, si fa avanti per distruggere Tony con una nuova arma devastante, ispirata alla tecnologia Stark. Contrastato da tutti e tormentato dai demoni interiori, Tony dovrà fare appello a tutti i suoi alleati – vecchi e nuovi – per poter affrontare le forze che minacciano di distruggere l’umanità intera.

Non avendo visto il primo non avevo ben chiari alcuni passaggi del film però devo dire che non mi ha eccessivamente entusiasmata: probabilmente sono l’unica persona al mondo alla quale non piace Robert Downey Jr. nel ruolo di supereroe mascherato e anche la storia, per quanto sia indubbiamente meglio di tutti gli Spiderman (ma cosa non è meglio di Spiderman?), non mi ha colpita più di tanto. Non c’è storia: il più super dei supereroi, nella mia classifica, resta sempre e comunque Batman, sia come personaggio fumettoso, sia nelle rivisitazioni cinematografiche, “Il cavaliere oscuro” sopra a tutte, forse anche grazie al Joker più inquietante e realistico.

Non c’è un personaggio che mi abbia particolarmente colpita: forse Scarlett Johansson per l’assoluta inutilità (eh, eh…che cattiva, però secondo me la storia poteva filare perfettamente anche senza la sua tutina aderente) anche se Mickey Rourke nel ruolo del cattivone ubriaco e tatuato non mi è dispiaciuto.

Sicuramente belli gli effetti speciali (che a me piacciono tanto) e il ritmo del film che non mi ha annoiata per niente. Non mi sentirei comunque di dargli più di tre stelline.

«Ho privatizzato la pace con successo!»

(Tony Stark)