Storia di una lettrice, #1: favole in audiocassetta

Noi sia-mo
i cuccioli,
simpaticissimi,
siamo adorabili
pappapappapa…
Noi siamo piccoli
di mamma coccoli
caldi e piacevoli
pappapappapa…
Ecco uno di noi
si fa avanti serio serio
il cantafiabe lo accompagna per la mano
a tutti i bimbi buoni lo presenterà
e la sua storia vi racconterà.

Queste strofe vi dicono qualcosa? Nella vostra mente è trillato un campanellino che vi invita a voltare pagina? E allora benvenuti nel primo e forse più dolce ricordo della mia infanzia.

Ho deciso di dare il via ad un progetto a cui penso da un po’: una serie di post e video, che mi piacerebbe riuscire a pubblicare con cadenza mensile, nei quali vi parlo della mia storia di lettrice raccontandovi i libri che hanno segnato la mia vita e che mi hanno portato a diventare la lettrice, ma direi anche la persona, che sono oggi.


Gli Wazzles

Molti dei miei coetanei nati negli anni ’80 avranno sicuramente riconosciuto la canzoncina di apertura del post: si tratta della sigla iniziale di una serie di audiocassette che potremmo definire i precursori degli audiolibri e che contenevano delle fiabe, solitamente una per lato. Queste cassette erano spesso associate a volumi illustrati che riportavano anche per iscritto la storia narrata. Io ne possedevo di tutti i tipi, avevo quelle della Disney, di Maple Town, degli Wazzles (dai, ditemi che qualcuno se li ricorda…), ma soprattutto c’erano loro, le più belle e le più note: I Cuccioli e Le Fiabe Sonore.

La serie de I Cuccioli era composta da storie che raccontavano ciascuna le avventure di un cucciolo di un diverso animale: c’era Lele l’orsacchiotto al miele, l’orsetto dalle buone maniere che viene salvato dal cacciatore grazie all’intervento delle tre apine Apezza, Apuzza e Apozza oppure Boby il puledrino più piccolo del west, il pony che diventa super veloce quando mangia una zolletta di zucchero. Le mie preferite erano Yoyo l’asinello che salvò la luna, Timbro piccione viaggiatore e Teresina gazza ladra. Erano storie tenerissime e avventurose, arricchite da tantissime voci diverse, da suoni e rumori, da poesie o canzoncine. E poi c’era la voce del narratore, così calma e rassicurante. Io ne ascoltavo una ogni sera prima di dormire: mia mamma ha anche provato a raccontarmi lei qualche fiaba o leggermi un libro, ma non c’era nulla da fare, io volevo il cantafiabe.

Con il loro “A mille ce n’è… nel mio cuore di fiabe da narrar” le Fiabe Sonore hanno veramente fatto storia: credo non ci fosse bambino che non ne possedesse almeno una cassetta. Non ricordo dove venissero vendute le cassette dei Cuccioli perché io le ho ereditate tutte da mio cugino, ma le Fiabe Sonore si trovavano sicuramente in edicola e venivano vendute insieme ai volumi illustrati che potevano essere sfogliati anche dai bimbi più piccoli (come me, che all’epoca andavo ancora alla scuola materna) perché un trillo annunciava il momento in cui si doveva voltare pagina.

Posso dire con certezza che queste cassette e i libri che le accompagnavano siano state la molla che mi ha spinta verso i libri: passavo ore ad ascoltarle sfogliando le pagine accompagnata dal trillo della cassetta. Vedendo la mia passione i miei genitori hanno iniziato a comprarmi libri illustrati di ogni tipo e da quel momento non sono più uscita dal tunnel della lettura.

Se dopo aver letto questo post avete sentito la nostalgia di quell’epoca spensierata che era l’infanzia, niente paura! Ho recuperato su youtube due account in cui sono pubblicate molte, se non tutte, le Fiabe Sonore e le storie dei Cuccioli.

Fatemi sapere se anche voi ascoltavate le fiabe in audiocassetta e quali erano le vostre preferite: portiamo un po’ di revival qui sul blog!!

‘Aria di neve’ di Serena Venditto

Se avete letto e amato la serie di Alice Basso dedicata a Vani Sarca, il libro di cui vi parlo oggi potrebbe essere quello che fa per voi: mettete insieme una ragazza che ha appena rotto con lo storico fidanzato, tre nuovi inquilini con cui si troverà a dividere l’appartamento, un gatto molto sveglio e un omicidio e avrete come risultato l’appassionante storia raccontata da Serena Venditto nel suo romanzo. E no, non si tratta di una lettura fuori stagione, perché l’aria di neve del titolo è, per dirlo con le parole di uno dei personaggi del romanzo, il giapponese Kobe, «quando tu sai che qualcosa deve accadere no perché qualcuno ti dice, ma perché senti profumo diverso intorno a te».

La vicenda si svolge in una rovente estate napoletana, e l’autrice sarà veramente in grado di farvi boccheggiare mentre cercherete di sbrogliare la matassa degli indizi che vi porteranno al vero colpevole. Ariel Hamilton si è appena ritrovata sola dopo la fuga notturna da parte del suo fidanzato che l’ha abbandonata in una casa più grande e vuota di quanto lei possa sopportare; decide quindi di cogliere al volo l’occasione che le viene offerta da un’amica di condividere un appartamento con altri tre ragazzi. È così che conosciamo Malù, archeologa con l’istinto del detective navigato, Kobe, un pianista giapponese che trascorre le serate litigando al telefono con la fidanzata lontana, e Samuel, affascinante rappresentante di articoli per gelaterie metà sardo e metà nigeriano. E poi c’è Mycroft, il gatto di Malù e mascotte dell’appartamento. L’equilibrio si rompe quando una vicina di casa viene ritrovata morta e subito Malù coinvolge Ariel nelle sue indagini: aiutate da Mycroft e da una simpatica professoressa in pensione che osserva tutto da dietro il vetro delle sue finestre, le due ragazze si metteranno al lavoro per scovare l’assassino.

Aria di neve è una lettura veramente piacevole, ricca di personaggi a cui non potrete fare a meno di affezionarvi e caratterizzata da un’ironia dirompente. Sarà che ho una predilezione per i romanzi corali ma ho amato particolarmente la costruzione delle relazioni tra i vari personaggi e i dialoghi pungenti di cui il romanzo è ricco; è stata proprio grazie a questa cura messa nella creazione della vicenda che, nonostante sia durata solo 165 pagine, questa storia si è rivelata una compagnia perfetta per un paio di pomeriggi di relax.


Titolo: Aria di neve
Autore: Serena Venditto
Editore: Homo Scrivens
Pagine: 165
Genere: Giallo

Pazzi per le saghe: Araminta Spookie

Torna sul blog una rubrica che in passato avevo amato moltissimo: Pazzi per le saghe, la rubrica in cui scopriamo nuove serie e saghe di ogni genere. Quest’anno ho deciso di trasferire il contenuto principalmente nelle stories di instagram, ma siccome mi dispiace perdere traccia dei libri che vi mostro ho pensato di dedicarle uno spazio anche sul blog, più come archivio che come post originale (vedrete sempre prima le “nuove puntate” sulle storie di instagram), inserendo anche qualche dettaglio in più che sulle storie proprio non ci sta.

La protagonista del primo episodio è stata una serie per ragazzi (direi 6/8 anni) che ho letto quasi nella sua interezza e che ho trovato perfetta anche per chi vuole iniziare ad approcciarsi alla lettura in lingua scegliendo delle storie molto semplici ma allo stesso tempo divertenti. La saga in questione è Araminta Spookie di Angie Sage.



LA STORIA:
Araminta Spookie vive in un’enorme casa infestata con una zia scorbutica e un adorabile zio vampiro ma si sente terribilmente sola: quando rischia di perdere la sua adorata vecchia magione, Araminta si dà da fare per spaventare tutti i potenziali acquirenti ma è in questa occasione che conosce una persona speciale, la piccola Wanda figlia di una famiglia di maghi e che sarà la sua fedele compagna in mille avventure.


I LIBRI:

1) My Haunted House
Araminta Spookie lives in a wonderful old haunted house, but her crabby aunt Tabby wants to move. Aunt Tabby is determined to sell their house—Araminta has to stop her! With the help of a haunted suit of armor named Sir Horace, a ghost named Edmund, and a lot of imagination, Araminta hatches a plot for an Awful Ambush that is so ghoulish, it just might work!

2) The Sword in the Grotto
Sir Horace is about to turn five hundred years old! Araminta and Wanda need to find him the perfect gift. Araminta finds an ancient sword in a grotto hidden under her haunted house and it should be a cinch to get it. But she wasn’t planning on the nasty surprise of a portcullis-trap and a rising tide in the grotto. Will Araminta and Wanda make it to Sir Horace’s birthday party?

3) Frognapped
When something’s amiss in Spookie House, there’s usually only one person to blame–Araminta. But this time she had nothing to do with the disappearance of Barry Wizzard’s frogs, and she is determined to find them. Of course, it’s not going to be that easy, especially when dealing with a crazy character named Old Morris, a dangerous shark, and a demanding aquarium show audience. Can Araminta find the frogs and steal the show?

4) Vampire Brat
Araminta thinks something horrible is hiding in the deep, hidden passages of Spookie House–could it be a werewolf? Add to that the arrival of Uncle Drac’s creepy nephew, Max, and Araminta knows things will never be the same. Max is Wanda’s new best friend, and Araminta finds him annoying. She comes up with a plan to figure out what Max is up to–and also to capture the werewolf. But will it work?

5) Ghostsitters
When Aunt Tabby and Uncle Drac head off to Transylvania, Araminta is upset — they’re going to be away on her birthday. However, when it turns out that her almost-grown-up cousin, Mathilda, will be babysitting, it seems things couldn’t get any better. But Mathilda’s brought along trouble: two rowdy teenage ghosts, Ned and Jed, who listen to no one. It’s a disaster! Can the girls figure out a way to get Ned and Jed out of the house for good?

6) Gargoyle Hall
When Araminta throws cold water over her best friend, Wanda, to disperse a crowd of panicked bats, it s decided Araminta has been helpful one too many times, and she is packed off to boarding school. On arrival, Araminta is surprised to discover that Gargoyle Hall makes her home, Spook House, seems positively cosy. Strange moans and clanks echo down the corridors and the two head girls are equally creepy. Most of the other pupils have been scared away, but Araminta senses that something or someone is behind the menace.With the help of best friend Wanda and Uncle Drac s prize bat, she is going to do something about it!

7) Skeleon Island
Araminta and her best friend Wanda are going on a school trip to Skeleton Island, a place rumored to be the site of a scary ghost shipwreck. And when the pair is stranded overnight, they discover that there might be more truth to the island’s name than they would have preferred. Now some terrifying pirate skeletons are on the loose, and they want to take the girls down to Davy Jones’s locker with them! Will Araminta, Wanda, and an unexpected friend be able to thwart the ghostly crew, avoid a watery fate, and maybe find some lost treasure to boot?

 


L’AUTRICE

Angie Sage è inglese, ha studiato graphic design e illustrazione e ha scritto un sacco di libri per ragazzi tra cui la saga di Septimus Heap e ha illustrato moltissimi romanzi per bambini.

Incontri: “I mille volti del Giappone tra storia e immaginario” (Milano, aprile-novembre 2018)

Do il via oggi ad una nuova sezione del blog a cui penso da un po’ e che sarà dedicata alla segnalazione di eventi culturali principalmente su Milano e zone limitrofe ma dando occasionalmente spazio anche a manifestazioni sparse sul territorio nazionale e che ritengo particolarmente interessanti, specie se legate ai libri e alla lettura.


Il primo evento che voglio segnalarvi è un ciclo di incontri dal titolo “I mille volti del Giappone tra storia e immaginario” organizzato dalla biblioteca di Ateneo dell’Università di Milano Biccocca e aperto a tutti coloro che desiderano partecipare.

Il ciclo prevede 9 incontri che si terranno da aprile a novembre 2018 tenuti da esperti di cultura giapponese nei suoi vari aspetti (storia, economia, società, lingua e letteratura). Gli incontri, che possono essere seguiti sporadicamente o portando a termine l’intero ciclo, prevedono intermezzi letterari, musicali, proiezioni di video o documentari.

Gli incontri si tengono prevalentemente alle ore 18:00 presso l’edificio U6 in Piazza dell’Ateneo Nuovo 1 a Milano (con qualche sporadica variazione di orario e sede per alcuni incontri, ma è tutto scritto nella locandina) e ciascuno si concentra su un determinato periodo storico, con l’obiettivo di mostrare come l’immagine del Giappone abbia subito molteplici metamorfosi dalla metà dell’800 ai giorni nostri.


IL CALENDARIO:

Martedì 17 Aprile, ore 18:00 – Madame Butterfly: la riscoperta del Giappone a fine ‘800

Mercoledì 9 Maggio ore, 18:00 – Japonisme: immagini e letteratura tra ‘800 e ‘900

Mercoledì 23 Maggio, ore 18:00 – L’asse Roma Berlino Tokyo nelle pellicole dei cinegiornali Luce

Giovedì 7 Giugno, ore 20:30 – Hibakusha: i sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki

Martedì 25 Settembre, ore 18:00 – Il Giappone dei miracoli: luci ed ombre

Giovedì 11 Ottobre, ore 18:00 – Il Giappone dei Manga

Mercoledì 24 Ottobre, ore 18:00 – Kimono e Kimoni: esotismi linguistici e false percezioni

Giovedì 15 Novembre, ore 18:00 – Il Giappone tradotto: la letteratura dagli anni ’70 ad oggi

Mercoledì 28 Novembre, ore 18:00 – I mille volti del Giappone: riflessioni conclusive

E se non potete partecipare cliccando sui link ai diversi incontri, oltre alla documentazione di approfondimento trovate anche un’utile bibliografia con degli interessantissimi spunti di lettura.


LINK UTILI
Pagina informativa
Locandina

Il comodino di Maggio

Buongiorno lettori e buon mercolunedì (o lunercoledì, a seconda che vi sembri di essere già alla fine della settimana oppure solo all’inizio)! Come ogni inizio del mese è giunto il momento di fare qualche programma per le letture – e non solo – dei giorni che verranno e visto che sono un’amante delle liste e delle TBR in modo particolare, anche questa volta ho preparato la lista dei libri, film e serie tv che vorrei portare a termine questo mese.

Essendo notoriamente stordita, però, mi sono accorta solo stamattina di aver dimenticato di dire una cosa FONDAMENTALE, ovvero che sabato 12 sarò al Salone del Libro di Torino, evento imperdibile per tutti gli amanti dei libri ma a cui purtroppo potrò partecipare un giorno solo (me tapina). Quindi prima di lasciarvi al video vi invito a farmi sapere se ci sarete anche voi, così da poterci organizzare per fare un saluto (con tutte le persone che avrò l’occasione di incontrare credo che non avrò il tempo di visitare la fiera XD Ma il bello è questo!)

Ora vi lascio al video e se vi va, iscrivetevi al canale!

‘Assassinio in prima classe’ di Robin Stevens

Buongiorno lettori, ebbene sì, sono di nuovo qui a parlarvi di libri e la lettura che ho scelto per inaugurare questo spero duraturo ritorno tra le pagine del blog è un romanzo che ho letto per una readalong organizzata da tre youtuber che seguo con entusiasmo da qualche anno, ovvero Jo Reads, Booklovers Army e Il filo di Arianna.

Il libro scelto è il terzo volume di una serie mistery per ragazzi di cui abbiamo letto in gruppo anche i volumi precedenti e che questa volta ci permette di accompagnare le due protagoniste, nientemeno che sul mitico Orient Express, proprio nell’anno successivo alla pubblicazione del famosissimo giallo di Agatha Christie ambientato sul medesimo treno.

Le due protagoniste sono Hazel e Daisy, due amiche molto diverse tra loro ma legate dalla passione per l’investigazione e che ormai, dopo due casi risolti alle spalle, si sentono a tutti gli effetti pronte per compiere il grande salto come detective. L’occasione viene loro offerta dal viaggio sul treno più famoso d’Europa che si troveranno a fare in compagnia del padre di Hazel e di una serie di altri personaggi molto particolari. Una sera, mentre il treno sta attraversando la Jugoslavia, un urlo agghiacciante interrompe la cena e uno dei passeggeri viene trovato morto nel proprio scompartimento; ad indagare si improvviserà un medico dalle scarsissime capacità investigative e così le due giovani detective dovranno impedire che un innocente venga accusato dell’omicidio, con la difficoltà di non dover farsi scoprire dal padre di Hazel, che non ha intenzione di concedere loro la libertà di comportamenti molto poco adatti a delle signorine, come indagare su un omicidio.

La lettura di First Class Murder, che io ho portato avanti in lingua inglese ma che – come potete vedere dalla copertina del post – è stato anche tradotto in italiano, è stata davvero un divertimento, proprio come i volumi precedenti. Indagare con Hazel e Daisy, che in ogni volume diventano più mature pur conservando i loro tratti caratteristici, è uno spasso: le due sono estremamente in sintonia, si completano a vicenda grazie ai loro talenti così perfettamente complementari (Daisy più intuitiva, Hazel più riflessiva). Gli indizi sono sparsi in maniera intelligente e per nulla banale: riuscire a districare la matassa è veramente difficile a causa di diverse false piste disseminate del romanzo. Io ho fatto due ipotesi ed entrambe (come sempre) si sono rivelate sbagliate.

L’unico mio disappunto riguarda la conclusione del mistero, per la quale l’autrice ha fatto una scelta secondo me un po’ troppo affrettata, senza disseminare gli indizi decisivi per chiudere l’indagine in maniera per me soddisfacente. Nonostante ciò la lettura è stata per me talmente coinvolgente e la lettura di gruppo (con ovvia condivisione dei propri sospetti e delle proprie deduzioni) talmente appassionante e divertente da permettermi di perdonare alla Stevens questa piccola pecca che non ha comunque intaccato il mio entusiasmo nella lettura.

Inutile dire che non vedo l’ora di scoprire quale sarà la prossima indagine della Detective Society.


Titolo: Assassinio in prima classe
Titolo originale: First Class Murder
Autore: Robin Stevens
Serie: Miss Detective, #3
Editore: Mondadori
Pagine: 261
Genere: Giallo per ragazzi

Nuovi obiettivi di lettura

Buongiorno lettori, come state? Lo so, sono sparita di nuovo ma purtroppo la verità è che il blog ha smesso da tempo di darmi soddisfazione: c’è poco scambio e la comunicazione unilaterale non mi è mai piaciuta anche se ammetto che mi dispiace molto averlo accantonato e così ho deciso di ridargli un po’ di vita con qualche aggiornamento. In compenso mi sto concentrando tantissimo sul canale youtube – la cui apertura si sta rivelando invece una delle migliori decisioni che abbia mai preso – e su instagram, sul quale sono molto attiva, specialmente sulle stories.

Proprio da qui parte l’ultima iniziativa a cui ho deciso di aderire (che novità, ci ho provato altre mille volte ma ci riproviamo), ovvero il Project 10 Books declinato in versione digitale: l’obiettivo è smaltire almeno dieci ebook già presenti nella mia libreria del Kobo prima di poter fare un nuovo acquisto (o un nuovo prestito su MLOL).

A questo Project 10 E-books la cui idea è di Debora, affiancherò il regolare Project 10 Books riservandolo ai soli libri cartacei: per riepilogare, quindi, dieci ebook da leggere prima di un nuovo acquisto digitale, dieci libri cartacei prima di un nuovo acquisto cartaceo. Follia? Forse, ma la situazione della mia TBR è davvero allarmante (Goodreads mi comunica un totale di 413 non letti a cui non ho ancora aggiunto gli ultimi acquisti fatti a Tempo di Libri e a Bookpride, di cui trovate i Book Haul sul canale) e il mio sogno più grande dopo il matrimonio con Alberto Angela è quello di esaurire la mia pila di non letti.

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Quella che vedete nella foto è una traccia più che una vera e propria lista, e comprende alcuni dei libri che ho acquistato negli scorsi anni alle fiere del libro a cui ho partecipato (si tratta anche di un piccolo spoiler del video che vedrete la prossima settimana sul canale), ma almeno ho una base di partenza. Per quanto riguarda gli ebook, nel video dedicato alla TBR di aprile ho già indicato alcune delle letture che vorrei portare avanti almeno per iniziare, tutte appartenenti ai miei acquisti dal catalogo Newton Compton durante i loro sconti del “tutto il catalogo a 0.99 euro” (frase che scatena in me la pazzia).

Questi sono un po’ i miei piani di lettura per i prossimi mesi, se anche voi state portando avanti qualche progetto di smaltimento della tbr fatevi avanti: queste cose vanno fatte insieme per farsi coraggio a vicenda, un po’ come la dieta!

‘Una vita per una vita’ di Pierluigi Porazzi e Massimo Campazzo

Il bullismo è una delle piaghe della nostra società: si nasconde nelle scuole, nei luoghi di lavoro, sui social e rovina la vita, portando a volte le vittime a compiere gesti disperati. Nel romanzo “Una vita per una vita” il bullismo è il movente che porta un misterioso individuo a vendicarsi dei suoi carnefici nel peggiore dei modi possibili: attraverso l’omicidio. No, non vi sto facendo uno spoiler perché il movente è l’unica rivelazione che ci viene concessa all’inizio del romanzo mentre il gioco sta nel capire chi sia il misterioso assassino, la cui voce narrante si alterna a quella dell’ispettore Cavalieri, personaggio dal carattere cupo e riservato che combatte con una malattia che di certo non gli semplifica le cose.

Mi piacciono molto i thriller che mettono noi lettori nella testa dell’assassino e che ci permettono di seguire da vicino le sue mosse. Il difficile sta nel non scoprire troppo le carte e devo dire che in questo gli autori sono stati molto bravi, gestendo bene gli indizi, le mezze parole e tendendo continuamente agguati al lettore nel tentativo (per quanto mi riguarda riuscito) di condurlo fuori strada. A questo si aggiunge uno stile di scrittura coinvolgente e scorrevole, che porta davvero a divorare il romanzo in brevissimo tempo, spinti dalla curiosità di arrivare in fondo.

Gli ingredienti del noir ci sono tutti, compreso il tormentato investigatore in lotta con il mondo ma soprattutto con se stesso, combattuto tra la dedizione per il proprio lavoro, l’insoddisfazione per la propria squallida vita dalla quale però non ha né la forza né tutto sommato il desiderio di liberarsi e il disprezzo per le persone che lo circondano, primi fra tutti i suoi ex-compagni di classe con i quali si troverà a doversi nuovamente confrontare quando pensava ormai di averli sepolti per sempre nei brutti ricordi dell’adolescenza. Sono loro, infatti, l’unico legame tra gli apparenti suicidi che nel giro di poche settimane insanguinano Udine e Cavalieri sarà costretto a rispolverare ricordi dolorosi e confrontarsi con le sue disillusioni per poter fare giustizia in una storia in cui è molto difficile capire chi davvero sia la vittima e chi il carnefice.

La curiosità e l’interesse che si prova verso questo personaggio e le vicende in cui è coinvolto vengono a volte smorzati da una serie di avvenimenti “di comodo” che si concretizzano in intuizioni un po’ troppo fulminee, improvvise rivelazioni che arrivano nel momento giusto e diciamolo, semplificano la vita agli autori proprio nei momenti in cui le loro capacità di narratori sarebbero più richieste.

Nel complesso un romanzo che ha stimolato la mia curiosità verso le altre opere di uno degli autori, già pubblicato da Marsilio con una serie di thriller ambientati ad Udine, e che ha fatto rinascere il desidero di tuffarmi nuovamente nelle scure profondità del noir italiano.

[copia pdf ricevuta per recensione da piegodilibri.it]

#BookTubeItaliaLeggeIndipendente: Vietnam Soul, di Nguyên Huy Thiêp (ObarraO)

Non ricordo nemmeno come e quando
mi inserii nella vita cittadina. Crebbi a poco a poco, preso
dalla smania di correre dietro alle cose effimere.

Questo mese la casa editrice selezionata per la BookTubeItaliaLegge indipendente è la ObarraO, casa editrice che esplora i due estremi del mondo, creando un ponte tra occidente e oriente.

Il volume che ho scelto di leggere è una raccolta di racconti scritta da un importante autore vietnamita contemporaneo, Ngueyen Huy Thiep, insignito del Premio Nonino nel 2006 (nato per la valorizzazione della vita contadina) e che ci racconta il mescolarsi di tradizione e modernità in un Paese che solo nel 2001 si è aperto al resto del mondo, visto attraverso gli occhi dei suoi abitanti.

Vi lascio qui la mia videorecensione e se ne avete voglia, seguitemi direttamente sul canale.

Su ‘Dark’, o come concludere col botto un anno di serie tv

Se pensate che solo gli americani sappiano fare serie tv, significa che ancora non avete visto Dark.

2019: siamo a Winden, un piovoso paesino della Germania che sorge all’ombra di una centrale nucleare costruita negli anni cinquanta. In questo villaggio circondato da boschi scompare un ragazzo, ma non è il primo: Winden è già stato teatro di una sparizione negli anni ’80, quando un bambino di nome Mikkel svanisce nel nulla durante il tragitto di ritorno da scuola. Inizia così questa serie tedesca di cui è già stata annunciata la seconda stagione (e ci mancherebbe) e che, in un’atmosfera che mi ha ricordato molto Lost per la modalità di disseminare misteri ed intrecciare le vite dei personaggi, oltre che per l’uso sapiente della musica nell’accompagnare ogni nuova scoperta, mi ha provocato una frenesia del “devo sapere!” senza precedenti, complice anche il fatto che il tema attorno al quale ruota l’intera vicenda è uno dei miei preferiti in assoluto: i viaggi nel tempo.

Preparatevi ad una serie corale nel senso più esteso del termine perché gli avvenimenti sono spalmati su tre epoche storiche (il 2019, 1986 e 1953) e all’intreccio che definirei “orizzontale” dei personaggi all’interno di ciascuna epoca, si aggiunge la comprensione dei legami “verticali”, ovvero un “chi è chi” nel presente e nel passato; legami che vengono svelati a mano a mano che si susseguono gli episodi e che diventano parte integrante della sfida di sbrogliare la matassa prima che la soluzione ci venga rivelata. A proposito di questo, ho trovato magnificamente gestiti il ritmo e le modalità di svelare alcuni dei misteri della serie già all’interno di questa prima stagione: mi sono trovata ad anticipare parecchie rivelazioni, specie relativamente ai legami verticali di cui parlavo prima, ma gli autori sono stati fenomenali nel lasciare sempre un margine di dubbio alle mie previsioni e nell’alternare misteri che vengono rivelati già in questa prima stagione con questioni più ampie, che dopo l’ultimo episodio scatenano milioni di domande, così da non lasciarmi mai nella frustrazione di non riuscire ad elaborare delle teorie corrette, senza però far calare il mio interesse.

A tutto questo aggiungiamo una recitazione pazzesca da parte di tutti personaggi, un’ambientazione e una regia di fortissimo impatto visivo (esteticamente è splendida) e infine la scelta – che vedo essere sempre più diffusa tra le nuove serie, specialmente quelle targate Netflix – di limitare il numero degli episodi per stagione, il che permettere di non annacquare la narrazione e non spezzare mai il ritmo. Il risultato è un prodotto validissimo e molto solido, con un’identità ben definita e che non corre il rischio di diventare “uno fra tanti”.

Dark è proprio una figata, non ve lo perdete.